di
Natalia Distefano
È in programma dal 27 marzo al 29 giugno l’esposizione, a cura di Beata Romanowicz, realizzata con opere provenienti dalla prestigiosa collezione di arte asiatica del Museo Nazionale di Cracovia
C’è un istante sospeso che, da quasi due secoli, incanta lo sguardo del mondo: un imponente artiglio di spuma marina fermato sulla carta nell’attimo in cui attanaglia il blu profondo dell’Oceano Pacifico. E sullo sfondo un Monte Fuji che svetta altero e imperturbabile, con la sua cresta innevata, ma quasi si confonde nel moto totalizzante della natura. È «La grande onda di Kanagawa» (1831), xilografia di Katsushika Hokusai che ha travolto l’Occidente – metaforicamente e non solo – sin dalla fine dell’Ottocento, alimentando il Giapponismo europeo e influenzando il lavoro di artisti come Van Gogh, Monet, Degas, Renoir, Klimt e anche Debussy, che nel 1905 volle imprimerne una riproduzione sulla copertina della sua partitura de «La Mer».
«La grande onda di Kanagawa» che travolse l’Europa
Oggi è l’opera d’arte giapponese più riconoscibile al mondo, solida nella rosa dei capolavori più amati e replicati dell’ultimo secolo (su gadget di ogni sorta, dalle tazze alle t-shirt, e le emoji), accanto alla Gioconda di Leonardo Da Vinci, L’Urlo di Edvard Munch o le Marilyn Monroe di Andy Warhol. Ed è tra le più attese delle 200 in arrivo a Roma per la mostra «Hokusai – Il grande maestro dell’arte giapponese», ospitata dal 27 marzo a Palazzo Bonaparte. Un’esposizione che rappresenta l’evento culturale più importante del 160esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone (promossa da Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, e realizzata da Arthemisia), resa possibile grazie al prestito «generoso» — come ha precisato Mollicone — del Museo Nazionale di Cracovia, che per la prima volta porta in Italia alcuni tra i pezzi più prestigiosi della sua famosa collezione di arte asiatica.
Le xilografia di Katsushika Hokusai
La mostra, come anticipato dalla curatrice Beata Romanowicz, si articolerà in due momenti, sviluppati intorno all’idea di «viaggio»: il primo attraverso la natura, il secondo tra le pieghe della cultura giapponese e delle sensibilità personale di Hokusai. Le prime sale ospiteranno una serie di xilografie paesaggistiche dedicate alla più importante via commerciale, il Tokaido, percorsa dai viaggiatori del periodo Edo (1603–1868), tratte dalla serie «Le 53 stazione del Tokaido». «Stampe che i giapponesi consideravano vere e proprie guide del Paese», ha spiegato Romanowicz. Presenti poi le opere della serie «Viaggio alle cascate delle varie province», e quelle che suggellano l’incontro con la sacralità del Monte Fuji, immortalato da Hokusai nella celebre serie «Le 36 vedute del Monte Fuji», tra cui La grande onda di Kanagawa.
Il padre dei «Manga»
L’esposizione cambia prospettiva, passando al viaggio ideale nell’interiorità, con opere ispirate a leggende, parabole e poesie giapponesi (dalla serie «Cento poesie di cento poeti spiegate dalla nutrice». E ancora, stampe commemorative con tecnica «surimono», e quelle dedicate alle apparizioni («Cento racconti di fantasmi»). Infine i «Manga», ovvero «schizzi che fluiscono liberamente dal pennello», antenati dei moderni fumetti.
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29 gennaio 2026
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