di
Giuseppina Manin

È a capo della National Symphomy Orchestra, finanziata dallo Stato. Che suona nel teatro dedicato a Kennedy, ma anche all’attuale presidente.

A far scoccare la scintilla è stato un compositore di quasi 90 anni. Philip Glass, padre del minimalismo in musica, 89 anni domani, ha ritirato dal cartellone del Kennedy Center di Washington la nuova sinfonia commissionatagli sei anni fa dalla National Symphony Orchestra in onore di Abraham Lincoln. Gesto clamoroso, che si aggiunge ai forfait di altri artisti, tra cui la soprano Renée Fleming e l’intera Washington National Opera, che da lì ha tolto i suoi spettacoli. Segni di protesta contro la nuova leadership del Kennedy Center, sede di teatro, musica, danza, intitolato al presidente assassinato nel 1963.

Il cui nome qualche settimana fa è stato scavalcato da quello dell’attuale in carica. A decidere la dizione corrente, Trump Kennedy Center, il nuovo Cda dove siedono alcuni suoi fedelissimi, dalla procuratrice generale Pam Bondi, alla capa di gabinetto Susie Wiles fino a Usha Vance, moglie del vicepresidente. Presidente, guarda caso, Donald stesso.
A darne notizia, un articolo del New York Times che, riferendo del boicottaggio, si sofferma sulla sorte dell’orchestra che lì rimane, la National Symphony, da dieci anni guidata dal 61enne Gianandrea Noseda, nome autorevole del podio internazionale.



















































E Noseda, non nuovo alle turbolenze della musica, nel 2014 lasciò il Regio di Torino in dissenso con il sovrintendente d’allora, stavolta sembra intenzionato a resistere. Senza prese di posizioni polemiche ma impegnandosi ancora di più nel suo lavoro di direttore musicale: “Sto cercando di rimanere concentrato e sottolineare il valore della musica. Perché è questo che conta”, ha detto sempre al NYT. Schierati con lui i cento orchestrali, assunti dal Center con un budget federale di 10 milioni di dollari: “Non ce ne andiamo, questa è la nostra casa da 55 anni”. Se decidessero di lasciare, metterebbero a serio rischio la loro sopravvivenza. 

L’impegno di Noseda è cercare di sventare mosse azzardate, tener alta la qualità musicale, recuperare quella parte di spettatori che negli ultimi mesi ha disertato i concerti. Un dissenso contro la politica di Trump che non sfiora il presidente, allergico alla classica, interessato a usare il Center solo ai suoi fini, ieri sera la première del documentario Melania, ma va invece a colpire l’orchestra. Il calo del 50% delle presenze è un brutto colpo a cui musicisti e direttore cercano di far fronte. “La nostra sfida è cercare di riportare le persone in sala. Stiamo lavorando duramente su questo” ha dichiarato Noseda le cui idee culturali non sono certo in linea con l’attuale governo visto il suo impegno, proprio con National Symphony, di portare la musica là dove non arriva mai, nelle periferie, nelle carceri, negli ospedali. “La musica appartiene a tutti, io non appartengo a nessuno. Sono uno spirito libero” ha ribadito al NYT.

Le defezioni del pubblico non aiutano, e neanche quelle degli artisti. Per la sinfonia commissionata Philip Glass ha ricevuto un cachet di 160mila dollari. L’impegno di consegnarla nel 2023 è stato disatteso. Il nuovo appuntamento era fissato per il prossimo giugno. La sua decisione di ritirarla è stata uno shock per l’orchestra, che nonostante i fitti rapporti con il compositore non è stata neanche preavvisata e l’ha appreso dalla stampa.
La National Symphony e il suo direttore vogliono andare avanti, pronti a lottare. Trump scade nel 2028, Noseda nel 2031. Il tempo è dalla loro.

29 gennaio 2026 ( modifica il 29 gennaio 2026 | 19:34)