Era una delle monoposto più attese e non ha deluso le aspettative. Seppur sgranate, le prime foto della AMR26 firmata da Adrian Newey mostrano soluzioni intriganti, tanto per l’aerodinamica quanto per la meccanica. Il poderoso musetto, ad esempio, è diverso da qualsiasi altro in griglia, ma a colpire è soprattutto la sospensione posteriore, montata sui supporti dell’ala per lavorare in sinergia con l’alettone.
Le sospensioni
Anche Aston Martin ha scelto uno schema push rod per la sospensione anteriore, ritenuto da tutti come il più adatto per l’impostazione aerodinamica dei nuovi regolamenti, fatta eccezione per Cadillac e Alpine. La AMR26, però, si distingue dalle rivali per una posizione molto alta dei braccetti superiori, che sembrano agganciarsi al mozzo ruota per mezzo di un supporto rialzato (1), simile a quello diffuso fino al 2021. Il triangolo superiore, inoltre, è estremamente inclinato verso il basso per guidare i flussi provenienti dall’ala in direzione del fondo, competendo persino con la McLaren, tra le più spinte a sposare questa soluzione che comporta diverse complicazioni progettuali a livello del telaio.

Al retrotreno, invece, per la prima volta Aston Martin monta un cambio e una sospensione realizzati in casa, dopo aver utilizzato per anni gli elementi Mercedes, un’opportunità in più per implementare delle soluzioni originali. La AMR26 sfoggia anche lei uno schema push-rod, ma a impressionare è il triangolo superiore, installato in posizione talmente rialzata che l’elemento posteriore si innesta sul supporto dell’ala superiore (2). Si tratta di un’architettura molto spinta dal punto di vista meccanico e dinamico, che ha permesso però alla squadra di sfruttare i braccetti a scopo aerodinamico, interagendo con l’ala posteriore, liberando inoltre un corridoio per il passaggio dei flussi ai lati del cambio verso la zona alle spalle del diffusore.


L’anteriore intriga
Gli spunti sulla AMR26 non si esauriscono qui. A catturare l’attenzione ci pensa anche il musetto, decisamente voluminoso e rotondeggiante (3), di difficile interpretazione. L’ipotesi è che la sua forma induca una pressione utile a generare più carico dall’ala anteriore, oppure che aiuti a guidare i flussi sotto la vettura in direzione del fondo. In fase di progetto, comunque, Adrian Newey è solito partire dalla ripartizione dei pesi e dalla posizione dell’abitacolo, cercando poi di snellire la parte anteriore del telaio con una forma a V svasata nella zona inferiore per gestire i vortici che si propagano verso il centro vettura. Non è da escludere, quindi, che la forma del musetto sia stata studiata in funzione di quella desiderata per la scocca, considerando anche l’inasprimento quest’anno dei crash test.

Un’altra particolarità del muso è l’innesto dei due piloncini di supporto sul secondo profilo dell’alettone, al pari di Mercedes. Pertanto, il movimento dell’aerodinamica attiva anteriore è limitato all’ultimo flap (5), senza sfruttare il secondo elemento mobile concesso dal regolamento.

Grande attenzione è stata dedicata all’impacchettamento dei componenti nel vano motore, che già a ottobre 2024 Adrian Newey annunciava sarebbe stato più importante che mai. Le bocche dei radiatori laterali sono schiacciate il più possibile (6), riprendendo una soluzione già presente sulla monoposto 2024, utile a scavare la parte bassa delle fiancate. L’air scope sovrastante il pilota (7), invece, è di forma triangolare come sulla Ferrari, ma si presenta decisamente più ampio. A giudicare dalle forme della carrozzeria, l’impressione è che Aston Martin abbia mantenuto diversi radiatori in posizione centrale ai lati del motore, con la presenza di due importanti sfoghi per l’aria calda. Nel complesso, la AMR26 desta subito grande curiosità, ma la sua competitività passerà soprattutto da quella della power unit Honda.