I Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, unitamente ai Carabinieri dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, hanno eseguito nelle province di Salerno, Napoli e Caserta, una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 12 persone (8 agli arresti domiciliari e 4 sottoposte ad obblighi di dimora), per il reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. L’indagine è l’esito di indagini condotte dai Carabinieri del N.O.E. di Napoli, iniziate nell’ottobre 2023 e protrattesi per diversi mesi, anche con l’uso di attività tecniche (intercettazioni telefoniche e ambientali), video riprese, pedinamenti ed acquisizioni documentali.
I movimenti “sospetti”
L’inchiesta è partita da una spedizione in Ungheria classificata come plastica e gomma da parte di Polymec. Il respingimento di questa spedizione ha acceso il “faro” sul sistema. Le attività investigative, focalizzate sul periodo tra ottobre 2023 e luglio 2024, hanno documentato la movimentazione illegale di circa 700 tonnellate di rifiuti speciali, inclusi scarti edili, tessili, plastici e pericolosi. Il modus operandi degli indagati si articolava in tre principali canali di smaltimento illecito, volti a massimizzare i profitti evitando i costi legali di smaltimento (stimati in 350€ a tonnellata contro costi illeciti drasticamente inferiori). Grazie alla complicità di dipendenti infedeli della società di raccolta urbana Sarim (autisti e dipendenti che lavorano nell’isola ecologica), i rifiuti industriali venivano conferiti nell’isola ecologica di Sarno mischiati ai rifiuti urbani con classificazioni false e spediti allo stir di Battipaglia (non ci sono indagati fra i vertici dello stir). I rifiuti venivano scaricati in aree non autorizzate, anche fuori regione o in zone di pregio ambientale. Le modalità sono analoghe a quelle utilizzate dai Casalesi nel casertano. I rifiuti venivano interrati in un terreno a Roccadaspide, situato in adiacenza a un’azienda di allevamento suinicolo, creando gravi rischi di contaminazione. Il sistema criminale si avvaleva inoltre di un meccanismo di false fatturazioni e società cartiere per giustificare i movimenti di denaro, creare fondi neri e coprire il trasporto dei rifiuti con documentazione apparente. L’area interessata a Roccadaspide è stata sequestrata e sarà oggetto di bonifica.
Gli indagati
Sono stati disposti gli arresti domiciliari per:
- G.M, 39 anni, di San Giuseppe Vesuviano
- S.A, 36 anni, di Scafati
- D.C, 61 anni, di Pompei
- G.C, 43 anni, di Nocera Inferiore
- G.I, 42 anni, di Salerno
- I.V, 53 anni, di Salerno
- V.C, 50 anni, di Pagani
- B.D.P, 62 anni, di Pagani
L’obbligo di dimora, invece, per:
- R.V, 24 anni, di Salerno
- G.F, 46 anni, di Santa Maria Capua Vetere
- F.M, 37 anni, di San Giuseppe Vesuviano
- B.D.P, 40 anni, di Nocera Inferiore
Le accuse
Secondo la ricostruzione accusatoria condivisa, allo stato, dal GIP nell’ordinanza cautelare, gli indagati avrebbero reiteratamente realizzato comportamenti di illecito smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non – in prevalenza scarti del trattamento dei rifiuti speciali/industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata di RSU – provenienti da impianti della Provincia di Napoli e Caserta, avvalendosi di società di intermediazione del settore, al fine di conseguire l’ingiusto profitto rappresentato dal risparmio di spesa derivante dalla mancata attivazione delle procedure di gestione dei rifiuti prescritte dalla legge. Il traffico illecito di rifiuti si sarebbe realizzato seguendo tre flussi diversi: un primo, eseguito attraverso la raccolta dei rifiuti industriali presso l’isola ecologica ed il successivo conferimento nell’impianto pubblico dello STIR di Battipaglia; un secondo effettuato attraverso l’abbandono dei rifiuti in siti anche di particolare pregio naturalistico, alcuni delle quali al di fuori della Campania; un terzo, consistito nell’interramento dei rifiuti in Roccadaspide presso in area di pertinenza di una locale azienda suinicola, con conseguente, imponente deturpamento e danneggiamento delle aree interessate. Tali operazioni sarebbero state attuate anche grazie alla fittizia classificazione dei rifiuti da parte degli impianti di produzione, con redazione di falsa documentazione indicante operazioni di trasporto e conferimento mai effettuate e false fatturazioni al fine di giustificare il trasporto ed il successivo illecito abbandono degli scarti industriali in siti abusivi.
Contestualmente è stata data esecuzione al sequestro disposto dal Gip con la medesima ordinanza riguardante due impianti coinvolti nel flusso di illecito smaltimento, otto automezzi utilizzati per il trasporto dei rifiuti e la complessiva somma di circa 530.000 euro, profitto dei reati di traffico organizzato e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. L’applicazione della misura cautelare, giunta dopo i previsti interrogatori preventivi disposti dal Giudice per le indagini preliminari per gli indagati, autisti, organizzatori dei trasporti, intermediari e gestori formali e di fatto delle società responsabili, è finalizzata ad impedire la commissione di ulteriori reati della stessa specie. Il provvedimento cautelare oggi eseguito non comporta alcun giudizio di responsabilità definitivo, essendo sottoposto al vaglio dei giudici competenti nelle fasi ulteriori del procedimento penale e comunque è impugnabile dinanzi al Tribunale del Riesame.
Ha collaborato Alessandro Mazzaro