di
Simone Canettieri
La premier lo rassicura. Ma il decreto sul Ponte sullo Stretto slitta
Subito dopo essersi congedata dalla presidente «amica» del Parlamento europeo, Roberta Metsola, Giorgia Meloni incontra e rincuora il leader della Lega, Matteo Salvini. Il ministro delle Infrastrutture arriva a Palazzo Chigi con la luna storta. Non ha gradito le dichiarazioni «possibiliste» di Forza Italia sui fondi del Ponte sullo Stretto che si potrebbero dirottare a favore delle regioni del Sud, Sicilia in testa, martoriate dall’uragano Harry.
Parole e «off» che si aggiungono alla linea delle opposizioni. La premier rassicura l’alleato del Carroccio indispettito con il governatore Renato Schifani e ovviamente con Antonio Tajani, il capo di FI. La vive come una «provocazione» che potrebbe costare una crisi politica.
D’altronde il giorno non è proprio dei migliori per l’opera simbolo di Salvini. Perché? Il decreto che doveva recepire i rilievi della Corte dei Conti e nominare il commissario straordinario, Pietro Ciucci, è fermo ai «box» dei «meccanici» di Alfredo Mantovano. Ai tecnici del legislativo di Palazzo Chigi serve ancora tempo per «blindare», norme alla mano, il testo prima dell’approdo in Cdm.
E comunque si resta sempre lì: sfornare un provvedimento sul Ponte con il Sud in ginocchio con «1,3 miliardi di euro di danni», come dirà il ministro Nello Musumeci durante la sua relazione di 40 minuti, non è proprio il massimo dell’opportunità politica. La prima a capirlo è Meloni.
L’importante però è che «Forza Italia la smetta di andare dietro alle opposizioni» ragiona Salvini durante il faccia a faccia con la premier. Fatto sta che da Bruxelles alla fine Tajani dirà che nulla cambierà a proposito dei fondi. Ci sono altre proposte che verranno esaminate dal governo. Compreso l’uso di risorse europee, come suggerisce Metsola.
L’uragano Harry irrompe comunque in Consiglio dei ministri. Musumeci si lamenterà che le sinistra vuole le sue dimissioni, Meloni scherzando gli risponderà: «Caro Nello: mettiti in fila, la pima a cui chiedono sempre di dimettersi sono io. E sono ancora qua».
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Si parla di danni e prevenzione. E così il ministro Adolfo Urso, discutendo con i colleghi Tommaso Foti e Giancarlo Giorgetti, apre alla possibilità di una polizza assicurativa «non obbligatoria» per le abitazioni private in zone considerate a rischio calamità, almeno se poi devono essere rivendute. «È una prassi già in uso in Francia», dice il titolare del Made in Italy.
Attualmente la Finanziaria del 2024, dopo l’alluvione in Emilia Romagna, ha stabilito l’obbligo per tutte le aziende con sede in Italia di stipulare polizze catastrofali contro alluvioni, terremoti, frane e inondazioni per terreni, fabbricati, impianti e macchinari.
Dire che il governo pensi un provvedimento è troppo, confermano diversi fonti contattate. Al momento si tratta di una suggestione. «Non c’è alcuna mappatura in corso».
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30 gennaio 2026 ( modifica il 30 gennaio 2026 | 08:05)
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