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Ospite di Luca Barbarossa ed Ema Stokholma a Radio 2 Social Club, la celeberrima diva della musica italiana Orietta Berti ha regalato al proprio pubblico un’intervista molto accorata e ricca di aneddoti, confermando quel mix di semplicità e carisma che la contraddistingue nel mare magno del panorama musicale italiano. Con sessant’anni di illustre carriera alle spalle, l’ “Usignolo di Cavriago” non accenna minimamente a volersi fermare, portando con sé ricordi di un’infanzia emiliana e la curiosità, ma soprattutto la voglia, di chi sa sapientemente e umilmente dialogare con le nuove generazioni.
APPROFONDIMENTI
Il paradosso della barca e il successo planetario
Sembra incredibile, ma la cantante del brano che invita a “lasciare andare la barca finché va” ha una profonda fobia dell’acqua.
Orietta ha confessato di non saper nuotare e di provare un vero blocco fisico non appena l’acqua supera il livello della vita. Eppure, proprio “Finché la barca va” è diventata un fenomeno globale con ben 120 versioni incise in tutto il mondo. Fu la madre a convincerla a cantarla, intravedendo nel testo una lezione di vita fondamentale: l’importanza di apprezzare sempre ciò che si ha, senza logorarsi internamente per desideri irraggiungibili o, nel momento del pensiero, troppo complessi.
L’Australia dei giganti e il perenne “no” di Osvaldo
La Berti ha raccontato dei suoi frequenti viaggi in Australia, un continente che ama alla follia, ma che affronta senza lo storico e fedele compagno Osvaldo. Il marito, infatti, ha preferito restare a casa per evitare i vaccini necessari al viaggio, lasciando che Orietta partisse con il figlio. Tra i vari e incredibili racconti australiani spiccano incontri ravvicinati con “canguri pugili”, sempre pronti a fare a boxe, e l’avvistamento, rigorosamente da lontano, di alligatori lunghi fino a sette metri.
L’infanzia emiliana e la “rossa” mamma Olga
Un passaggio estremamente toccante dell’altrimenti straordinariamente vivace intervista è stato dedicato alla madre Anna, che tutti chiamavano Olga per via della sua spassionata fede comunista e del suo passato da ardita partigiana.
Orietta ha ricordato con tantissima nostalgia l’atmosfera dell’Emilia del dopoguerra: un mondo dove le forti convinzioni politiche non impedivano di andare a messa o di aiutarsi tra vicini. «Adesso la vita è più fredda», ha commentato la cantante, rimpiangendo quel senso di comunità che oggi sembra svanito nel silenzio di un sempre più dilagante, e quasi dogmatico, individualismo.
La diva e le sfide moderne: dal “telefono parlante” al Rap
Il rapporto di Orietta con la modernità è fatto di sana e sacrosanta autocritica e da un percettibile pizzico di invidia. La cantante ha ammesso candidamente di non essere in grado di usare gli smartphone all’avanguardia, preferendo un vecchio modello che scandisce i numeri a voce quando li digita.
Tuttavia, questa distanza tecnologica non le impedisce di essere artisticamente all’avanguardia. Insieme al produttore Danti, sta lavorando a venti brani inediti, rifiutando l’idea di vivere di soli revival e nostalgia. La sfida più grande? Imparare a cantare il rap, un genere che definisce molto difficile, ma anche incredilmente stimolante per chi, come lei, vuole continuare a rinnovarsi, indipendentemente dall’età.
Dai canti religiosi al grande cinema
A puntata giunta in chiusura, Orietta ha ricordato i suoi esordi con le canzoni di Suor Sorriso, un inizio che temeva potesse etichettarla per sempre come “la suorina”, prima, ovviamente, del successo nel cinema e nella musica leggera. Il cinema resta la sua grande passione fin da quando, da bambina, accompagnava la nonna nelle sale. Film come “Via col vento” sono per lei, ancora oggi, un ponte verso i ricordi più cari, un rituale che continua a ripetere per sentirsi vicina alle proprie radici e per dimostrare che la vicinanza a noi stessi non preclude mai la volontà di divenire qualcosa in più.
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