di
Elena Tebano
Il presidente repubblicano ha più che raddoppiato gli agenti della polizia anti immigrazione, reclutandoli attraverso slogan che strizzano l’occhio ai suprematisti bianchi, riducendo addestramento e controlli. E il governo ha promesso loro l’«immunità assoluta».
Il presidente americano Donald Trump ha fatto dell’Ice, l’Immigration and Customs Enforcement, cioè l’agenzia per il controllo dell’immigrazione, uno dei pilastri della sua politica interna. Per ottenere questo risultato, Trump e il suo governo hanno profondamente ristrutturato l’Ice, approfittando del fatto che risponde direttamente al presidente ed eliminando molte delle limitazioni previste normalmente per le altre forze di polizia. Ma così l’hanno anche trasformata in una minaccia per la democrazia e per i diritti fondamentali degli americani, come è diventato evidente con le uccisioni di Renee Good e Alex Pretti. Ecco come è potuto succedere.
1. Il governo Trump ha sostituito gli agenti dell’Ice con nuovi agenti inesperti
«Da quando Trump è tornato in carica, l’Ice ha assunto oltre 12.000 nuovi agenti e ha ampliato il suo organico a oltre 22.000 unità» scrivono gli analisti del Brookings (il più autorevole centro di ricerca americano sulle politiche pubbliche) Rashawn Ray e Gabriel R. Sanchez. Oggi oltre la metà degli agenti dell’Ice sono nuove reclute. Gli agenti esperti che hanno lavorato con le amministrazioni precedenti, seguendo gli standard tradizionali dell’agenzia, sono stati rimossi e sostituiti nei posti di responsabilità quando non hanno immediatamente adottato i nuovi metodi e obiettivi dell’amministrazione Trump. «Il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha smantellato gli organi di controllo interni» scrive l’Economist, «Trump ha praticamente eliminato l’Ufficio per i diritti civili e le libertà civili del dipartimento».
I criteri di reclutamento e addestramento inoltre sono stati notevolmente allentati. «L’Ice ha abbassato il limite di età dei suoi reclutati da 21 a 18 anni e ha rinunciato al limite di assunzione di 37 anni; questi limiti di età si applicano alla maggior parte delle agenzie federali di polizia per garantire l’idoneità fisica degli agenti» spiegano ancora gli analisti del Brookings.
Anche l’addestramento è stato diminuito. «L’Accademia dell’Ice è stata ridotta da 22 settimane a 8 settimane o 47 giorni (un numero scelto presumibilmente perché Trump è il 47° presidente). Le 5 settimane di formazione in lingua spagnola precedentemente richieste sono state eliminate e agli agenti viene detto di affidarsi alle app mobili per la traduzione. Invece di concentrarsi sulla comprensione dell’Immigration and Nationality Act, i tirocinanti sono impegnati in esercitazioni più tattiche e operative. Invece di una formazione in presenza di 4 settimane, gli agenti di polizia incaricati di collaborare con l’Ice devono ora seguire solo un corso online di 40 ore» si legge ancora nell’analisi di Brookings.
Molti esperti hanno denunciato che gli agenti dell’Ice e della Border Patrol a Minneapolis si sono dimostrati incapaci di gestire manifestazioni e assembramenti di folla perché non hanno la formazione specifica delle forze di polizia. «L’amministrazione ha riesumato tattiche che i gruppi di polizia professionisti ritengono pericolose o controproducenti. ProPublica ha recentemente riportato 40 incidenti avvenuti nell’ultimo anno in cui agenti federali dell’immigrazione hanno utilizzato prese al collo potenzialmente letali, vietate dalla maggior parte delle forze di polizia. Da settembre, gli agenti federali hanno sparato contro automobili almeno 10 volte. Anche questo è vietato dalla maggior parte delle forze di polizia delle grandi città, in parte perché è troppo facile fraintendere le intenzioni di un conducente» scrive il New York Times.
«I video provenienti dalle città in cui Trump ha inviato agenti federali mostrano questi ultimi mentre tentano di fermare veicoli in rapido movimento con tecniche che la maggior parte dei dipartimenti di polizia proibisce o riserva a rari scontri che coinvolgono persone eccezionalmente pericolose. Ora vengono utilizzate contro persone sospettate di violazioni delle leggi sull’immigrazione o che infastidiscono gli agenti con le loro proteste. Ross (l’agente dell’Ice che ha ucciso Renee Good, ndr) è stato coinvolto in un precedente incidente in cui ha raggiunto l’interno di un’auto e ha usato un taser su una persona mentre l’auto era in movimento: una tattica sconsiderata che avrebbe dovuto costargli il licenziamento» aggiunge il Nyt.
Lo stesso si può dire per la polizia di frontiera (la Border Patrol), a cui appartenevano gli agenti che hanno sparato ad Alex Pretti. «La decisione di Trump di accelerare le espulsioni schierando unità della Polizia di Frontiera, guidate da Gregory Bovino, per aiutare l’Ice nelle retate ha alimentato la polemica. I suoi agenti sono addestrati a inseguire i trafficanti attraverso deserti e montagne, non a difendere le libertà civili dei manifestanti. Godono di maggiore autorità rispetto alla polizia ordinaria per fermare e interrogare le persone, ma solo entro 100 miglia dal confine internazionale, cosa che Minneapolis non è. Le squadre più élite dell’agenzia, chiamate Bortac, assomigliano alle forze speciali militari. Uno degli assassini di Pretti era un agente della polizia di frontiera» ricorda l’Economist. I nuovi agenti sono meno addestrati ma in compenso sono pagati molto bene: ricevono un bonus di 50 mila euro all’assunzione e il pagamento dei debiti universitari pregressi.
2. Il governo ha reclutato i nuovi agenti usando slogan suprematisti
Nel reclutare gli agenti anti immigrazione, il governo Trump ha usato slogan di estrema destra, perfettamente riconoscibili ai militanti che condividono quelle ideologie. Questo mese gli account Instagram, Facebook e X della Casa Bianca e del Dipartimento della Sicurezza Nazionale hanno pubblicato un post di reclutamento dell’Ice con lo slogan «WE’LL HAVE OUR HOME AGAIN» («Riavremo la nostra casa»).
«Questo è anche il titolo di una canzone, scritta dai membri di un’organizzazione che si autodefinisce “ordine fraterno pro-bianchi”, che è stata adottata dai Proud Boys e da altri gruppi nazionalisti bianchi. Centinaia di account esplicitamente neonazisti e suprematisti bianchi hanno condiviso la canzone su Telegram, un’app di messaggistica crittografata, dal 2020. Il suprematista bianco che ha ucciso tre persone di colore in un negozio di Jacksonville, in Florida, nel 2023, ha incluso il testo della canzone nei suoi scritti» spiega ancora il New York Times, aggiungendo che aprendo il post su Instagram, «l’audio del ritornello della canzone veniva riprodotto in sottofondo».
La portavoce del Dipartimento di Sicurezza Nazionale ha smentito che ci fossero riferimenti alla canzone neonazista nel testo o nell’audio dei post, accusando il New York Times di «complottismo di sinistra». Ma, nota ancora il giornale, «meno di 40 minuti dopo l’intervista di giovedì, il post su Instagram, compreso l’audio della canzone, è scomparso dai social media. I post su X e Facebook, che non includevano la componente audio, sono ancora visibili».
Quelli dell’Ice non sono gli unici post che ammiccano a slogan neonazisti (il dipartimento del Lavoro ha pubblicato un post con lo slogan «Una patria. Un popolo. Un’eredità», che parafrasa lo slogan nazista «Ein Volk, Ein Reich, Ein Führer» cioè «Un popolo, un regno, un leader»), ma è significativo che questi slogan vengano usati per reclutare nuovi agenti responsabili di catturare ed espellere gli immigrati irregolari. Si presume che attireranno soprattutto coloro che si riconoscono in quegli slogan. Di solito le forze di polizia esaminano i candidati per verificare se abbiano trascorsi estremisti o profili pericolosi, la giornalista di Slate Laura Jadeed ha raccontato come le è bastato visitare uno stand dell’Ice per essere reclutata in sei minuti senza verifiche sul suo curriculum (da cui aveva omesso di essere una giornalista).
«Il Dipartimento di Sicurezza Nazionale sembra voler assumere persone politicamente faziose» scrive anche l’Economist. «Sia l’Ice che la Border Patrol, ad esempio, hanno reclutato personale a dicembre all’AmericaFest, una conferenza dichiaratamente di destra trumpiana. Il portale di reclutamento dell’Ice recita: “L’America è stata invasa da criminali e predatori. Abbiamo bisogno di TE per cacciarli via. Non è necessaria una laurea”. Diversi post di reclutamento dell’Ice sui social media includono frasi in codice come “Da che parte stai, uomo americano?” (un’allusione a un libro sulla supremazia bianca) e “Distruggi l’invasione” (uno slogan tratto da un videogioco su alieni parassiti invasivi)». A ottobre il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha usato per un posto di reclutamento dell’Ice un’immagine di George Washington a cavallo con lo slogan recitava «L’America per gli americani». «Si tratta di uno slogan utilizzato in un discorso xenofobo dal presidente Theodore Roosevelt nel 1916, prima di essere ripreso dal Ku Klux Klan, secondo quanto riportato nel libro America for Americans: A History of Xenophobia in the United States (“L’America per gli americani: una storia di xenofobia negli Stati Uniti”) della professoressa di storia di Harvard Erika Lee» riporta Cbc News.
3. Il governo usa l’Ice per operazioni di massa invece che raid mirati
L’indignazione e le proteste per l’uccisione di Alex Pretti hanno indotto Trump a ridurre la presenza dell’Ice, ad allontanare il leader della Border Patrol Gregory Bovino, noto per le sue posizioni estremiste e per i metodi da guerra, e a chiamare a Minneapolis, lo «Zar dei confini» Tom Homan, famoso per il suo impegno contro gli immigrati irregolari ma anche perché preferisce le operazioni mirate alle retate a tappeto.
Finora però il governo Trump ha privilegiato soprattutto le ultime, facendo di tutto perché fossero indiscriminate. E ha preso di mira specificamente le città o gli Stati governati dai Democratici, in quello che appare come un uso politico delle operazioni anti immigrazione. «Quando Joe Biden ha lasciato la carica, il 62% delle persone arrestate erano criminali condannati; a novembre quella percentuale era scesa al 30%. Stephen Miller, l’artefice della politica sull’immigrazione di Trump, ha spinto l’agenzia a raggiungere le quote di arresti per aumentare le espulsioni. Ciò ha portato alla detenzione di molti pensionati apparentemente innocui e persino di bambini, oltre che di persone che si sono rivelate presenti in America in modo del tutto legale» sintetizza l’Economist.
Il governo però accusa a priori praticamente chiunque finisca tra le mani degli agenti e criminalizza, almeno a parole, il dissenso. «Dopo che agenti federali hanno trascinato fuori dalla sua auto e arrestato Aliya Rahman, cittadina statunitense, un portavoce del Dipartimento della Sicurezza Nazionale l’ha definita un’agitatrice che ostacolava le operazioni di immigrazione. In realtà, stava cercando di recarsi a un appuntamento dal medico presso il Traumatic Brain Injury Center. Quando gli agenti dell’immigrazione hanno usato spray al peperoncino e forse granate flash su un veicolo con una famiglia all’interno, mandando tre bambini all’ospedale, il dipartimento ha pubblicato sui social media “È orribile vedere agitatori radicali portare bambini a violente rivolte. SMETTETE DI METTERE IN PERICOLO I VOSTRI BAMBINI”. La famiglia stava tornando a casa dopo una partita di basket di un bambino» riporta il New York Times.
«L’amministrazione ha adottato tattiche intimidatorie da tempo associate ai regimi totalitari. Fino ad ora, le forze dell’ordine negli Stati Uniti raramente hanno coperto i propri volti, tranne che durante operazioni speciali come i raid della Swat (le forze speciali ndr)». Le maschere fanno sì che gli agenti dell’Ice diventino degli estranei non cooperativi, ma subito ostili, «incutono paura nella comunità e incoraggiano un’aura minacciosa di infallibilità tra gli agenti», nota il quotidiano americano. «Le strade americane hanno assunto un aspetto distopico, simile a quello di Paesi meno stabili dal punto di vista politico» scrivono gli analisti del Brookings.
4. Il governo ha garantito agli agenti piena immunità
Ma l’aspetto più pericoloso di tutti è un altro: la promessa di immunità. A ottobre da Stephen Miller, il vicecapo di gabinetto di Trump, aveva dichiarato. «A tutti gli agenti dell’Ice: godete dell’immunità federale nell’esercizio delle vostre funzioni e chiunque vi tocchi, cerchi di fermarvi o di ostacolarvi commette un reato grave. Godete dell’immunità nell’esercizio delle vostre funzioni. E nessuno – nessun funzionario comunale, nessun funzionario statale, nessun immigrato clandestino, nessun agitatore di sinistra o rivoltoso interno – può impedirvi di adempiere ai vostri obblighi e doveri legali» aveva detto.
Un’affermazione ripetuta dal vicepresidente JD Vance a proposito dell’agente dell’Ice che ha ucciso Renee Good: «Abbiamo un funzionario delle forze dell’ordine federali che sta svolgendo un’azione di polizia federale: si tratta di una questione federale. Quell’uomo è protetto dall’immunità assoluta. Stava facendo il suo lavoro», ha detto Vance. In realtà, come spiega la Cnn, è un’affermazione falsa: non esiste l’immunità assoluta per le forze dell’ordine. Gli agenti federali sono generalmente immuni da procedimenti penali statali per azioni intraprese nell’ambito delle loro funzioni ufficiali, ma possono essere perseguiti a livello federale, quindi su impulso del governo.
Diventano immuni di fatto solo se il governo decide di lasciarli fare: in pratica quella data agli agenti federali da Miller, un politico considerato vicino alle posizioni dei suprematisti bianchi, e da JD Vance era una licenza di uccidere senza conseguenze. «Rifiutandosi di indagare sulla morte di Good, il Dipartimento di Giustizia sta, come minimo, indicando che non ritiene così importante prevenire morti simili. Ma la vera spiegazione potrebbe essere più sinistra. Da quando è stata uccisa, abbiamo visto diversi video in cui gli agenti dell’immigrazione fanno riferimento alla sua morte per minacciare le persone che li osservano o li riprendono legalmente. La vera motivazione sembra essere quella di far sì che tutte le altre Renee Good là fuori, le progressiste, “wine moms” (radical chic, ndr) che osservano le retate dell’immigrazione, si chiedano se potrebbero essere le prossime» aveva scritto il New York Tmes.
L’amministrazione della Giustizia diretta dal governo Trump infatti all’inizio non aveva mostrato nessuna intenzione di perseguire l’agente che ha ucciso Renee Good (aveva però aperto un’indagine contro la partner della vittima) né quelli che hanno ucciso Alex Pretti e ha dichiarato che entrambe le sparatorie erano atti di autodifesa. È stata solo la reazione pubblica e lo sdegno generale per i video dell’uccisione di Pretti a convincere il governo a cambiare idea. Ma è chiaro che senza questa pressione non lo avrebbe fatto.
Le conseguenze di questi cambiamenti, presi tutti insieme, sono enormi. Il giudizio dell’Economist è durissimo: «L’Ice e la Polizia di Frontiera sono diventate simili a milizie che rispondono al presidente e operano con apparente impunità. Le uccisioni a Minneapolis rivelano quanto rapidamente sia avvenuta questa evoluzione e quanto siano letali le sue conseguenze. La domanda ora è fino a che punto Trump porterà avanti il suo esperimento paramilitare, dati gli evidenti rischi sia per l’ordine pubblico che per la sua stessa popolarità». Questa nuova «milizia» ha molti elementi in comuni con le forze paramilitari che vengono usate dai regimi autoritari per mantenere il potere. E Trump, ricorda sempre l’Economist, nel 2021 ha spronato la folla ad assaltare il congresso dicendo che Joe Biden aveva «rubato» le elezioni in cui lo aveva sconfitto. A novembre potrebbe schierare l’Ice alle urne?
In questi giorni abbiamo visto la forza della democrazia americana: normali cittadini che vigilavano in strada per verificare che durante i raid non ci fossero violazioni dei diritti umani fondamentali, proteste di massa, parlamentari di entrambi i partiti che hanno reagito alle uccisioni di Minneapolis, giudici che hanno richiamato l’Ice. Ma la questione, c’è da esserne sicuri, si porrà di nuovo. «Possiamo ancora fermare questi abusi di potere, ma dobbiamo essere chiari su ciò che stiamo affrontando. Non si tratta più di una discussione sulle forze dell’ordine o sulla politica dell’immigrazione. Si tratta di autoritarismo» ha scritto il New York Times.
(Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su Rassegna Stampa, la newsletter che il Corriere riserva ai suoi abbonati. Per riceverla occorre iscriversi a Il Punto, e lo si può fare qui)
30 gennaio 2026
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