Una delle domande del film è: che cosa sei disposto fare pur di avere un pezzettino di gioia? Lei cosa risponde?
«Per me i momenti di gioia e la felicità in generale arrivano sempre da un progetto, non sono istanti rubati».

Alessio, invece, è un ragazzo materialista. Quando il professore gli chiede cosa vuole fare nella vita, lui risponde: «I soldi».
«È una cosa che vedo a volte tra i ragazzi della mia generazione, una superficialità legata al fatto di fare soldi fine a se stesso, perché questo fare soldi non ha uno scopo preciso. È l’idea che ti insegna questo mondo, che se hai fatto i soldi va tutto bene».

Lei che rapporto ha con i soldi?
«Li spendo soprattutto per viaggiare: il vero lusso è potermi muovere da un Paese all’altro senza pensarci troppo, un giorno mi sveglio e posso andare a Parigi, o a Londra, senza pensieri. Le macchine, gli orologi, quelle cose non mi interessano molto».

E da ragazzino?
«Ho iniziato a lavorare a 13 anni e i soldi mi sono cascati in testa. In confronto ai miei coetanei, non mi sono mai mancati, ma per fortuna è stato un processo graduale».

Come ha vissuto la popolarità improvvisa da adolescente?
«Ero un po’ confuso, mi è esploso un mondo a 13 anni, dall’oggi al domani andavo al ristorante e tutti lo sapevano, uscivo con i miei e mi fermavano tutti. All’inizio mi dicevo “wow”, ero sorpreso, poi è diventato tutto normale».

E la sua famiglia?
«Era impaurita all’inizio, anche perché nessuno fa questo mestiere, i miei genitori sono due medici. Per fortuna avevo loro, che mi hanno sempre guidato e protetto».

La volevano medico?
«No, mi volevano felice. Mio padre poi è un grande appassionato di cinema, da ragazzino mi portava nella saletta cinema che abbiamo a casa e mi faceva vedere Kubrick e Scorsese. Oggi si diverte come un pazzo, quando gli faccio leggere le sceneggiature».

Le dispiace non aver finito gli studi?
«Sì, mi mancano sei esami all’università, ho dovuto interrompere perché stavo lavorando troppo, ma chissà, potrei sempre rimettermi a studiare».

A scuola come andava?
«Sono sempre andato abbastanza bene senza mai eccellere, mi ha aiutato molto la mia parlantina».

Si rivede mai in Alex & Co.?
«No. In generale mi rivedo poco, e poi quello è un mondo talmente lontano da quello di oggi…».