di
Mario Sensini

S&P conferma il rating dell’Italia BBB+. Il ministro dell’Economia: il lavoro paga. Il Pil dell’Italia cresce più del previsto (+0,7%) secondo l’Istat

Grazie alla tenuta dei conti pubblici e ad un’economia tutto sommato resiliente, e nonostante la sua dimensione, il debito pubblico italiano fa un altro passo avanti nel giudizio di affidabilità dei mercati. L’agenzia di rating Standard and Poor’s ieri ha confermato il rating di BBB+, equivalente a un rischio moderato di investimento, portando però da «stabili» a «positive» le prospettive sul giudizio a medio termine. 

Non c’è ancora la A tanto attesa, che qualifica il debito come un investimento a basso rischio, ma al Mef, il ministro Giancarlo Giorgetti accoglie con favore l’ennesima promozione del merito di credito italiano. «La traiettoria di maggior credibilità verso l’Italia – ha detto – non conosce soste. Il lavoro paga».  Del resto lo spread, il differenziale tra titoli di Stato italiani e tedeschi, ieri era intorno a 61 punti base, quando un anno fa era esattamente il doppio, ed il deficit del ‘25 potrebbe risultare addirittura inferiore al 3%, che ci farebbe comunque uscire dalla procedura Ue. 



















































Il Prodotto interno lordo, intanto, dà un segnale positivo, oltre le attese e le previsioni del governo e degli istituti internazionali, mentre il tasso di disoccupazione, sceso al 5,6%, fa segnare il minimo dal 2004, come sottolinea la premier, Giorgia Meloni. Nel quarto trimestre l’Istat ha stimato una crescita dell’economia dello 0,3% sul trimestre precedente, che a sua volta aveva fatto segnare, secondo il dato rivisto ieri, un più 0,2% (la stima iniziale era 0,1). Si tratta ancora di un dato provvisorio, ma comunque superiore alle aspettative. Su base annua l’ultimo trimestre 2025 segna una crescita dello 0,8%, in leggera accelerazione. Nel 2025, dunque, il Prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,7% (dopo lo 0,5% del 2024) e nel ‘26, se i dati del quarto trimestre fossero confermati, sarebbe già acquisita una crescita dello 0,3%. 

Lo 0,8% tendenziale è il tasso di crescita più alto rilevato negli ultimi tre anni, ed il dato con cui si è chiuso lo scorso anno (+0,7%) è migliore delle previsioni del governo, sempre molto prudenti, poste a base dei documenti di finanza pubblica (era lo 0,5%, che salirebbe allo 0,7% quest’anno). E’ superiore anche alle previsioni degli istituti internazionali, come l’Ocse (0,6% sia l’anno scorso che questo) e Fmi (o,5 per il 2025). Nell’ultimo quarto dell’anno l’Italia è cresciuta come la Germania (+0,3 sui tre mesi precedenti, +0,6 su base annua), un po’ più della Francia (+0,2%), ma meno del +0,8% di Portogallo e Spagna (che chiude il ‘25 con un +2,8%, dopo il +3,5% dell’anno prima), e meno della media della zona euro, che registra una crescita media dell’1.5%. 

I dati sull’occupazione registrano a dicembre un calo degli occupati (-0,1%), con la disoccupazione che scende al 5,6% soprattutto per l’aumento degli inattivi, cioè coloro che non sono occupati ma neanche cercano un lavoro. Nel ‘25 gli occupati sono comunque aumentati di 62 mila unità, soprattutto tra gli uomini over 50, mentre la disoccupazione giovanile aumenta. «Ancora notizie positive sul fronte lavoro. I dati Istat di dicembre confermano che la disoccupazione è scesa al livello più basso dall’inizio delle serie storiche nel 2004. Il numero degli occupati è in aumento e sempre più persone rientrano nel mercato del lavoro. È la direzione giusta: più lavoro, più stabilità, più opportunità. Continueremo su questa strada» scrive Giorgia Meloni sui social.

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30 gennaio 2026 ( modifica il 30 gennaio 2026 | 22:37)