Nell’Aula Magna della Cassazione la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2026. Alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa e il presidente della Consulta, Giovanni Amoroso e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.

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Così il Primo presidente di Cassazione, Pasquale D’Ascola: «La preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale. In una Costituzione che ha il suo perno essenziale nel principio di uguaglianza sostanziale, la magistratura, che esercita la funzione giurisdizionale affinché la legge sia uguale per tutti, sente di aver adempiuto il proprio dovere se il diritto, ogni diritto, ha effettiva tutela e non se è soltanto declamato. La sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale», ha aggiunto. Per D’Ascola «è da evitare che si diffonda nella società la falsa convinzione che il magistrato sia incerto e titubante circa la tutela complessiva della funzione giurisdizionale e che quindi sorga la tentazione di influire sul magistrato stesso, immaginandolo avvicinabile, pavido, condizionabile». E ancora: «I magistrati, anziani e giovani, devono fare affidamento sulla loro professionalità, che non è arida tecnica ma studio, riflessione, capacità di comprensione e ascolto, coraggio delle decisioni difficili e non comodamente ossequenti al più potente o spregiudicato dei litiganti, rispetto verso le parti e gli avvocati che le assistono. Sapranno così interpretare lo spirito della Costituzione, che non è una Costituzione che comanda, ma una Costituzione pluralistica, che unifica».

Gaeta: «Scontro tra giudici e politica a livelli inaccettabili»

«Lo scontro, perché come tale presentato agli occhi dei cittadini, tra giudici e politica ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese che si vuole tradizionalmente culla del liberalismo giuridico», ha detto invece il procuratore generale della Cassazione Pietro Gaeta. «In realtà, sulla giustizia occorrerebbe aborrire la logica del malcontento precostituito e della semplificazione dei problemi a tutti i costi, che è figlia e madre di assetti non dialogici: la democrazia, viceversa, è dialogo e concerto; produce ineluttabilmente soluzioni faticose, ontologicamente “compromissorie” (nel senso nobile dell’etimologia: “promettere insieme”) e di più lunga elaborazione ed attuazione. Ma lo schema binario della contrapposizione poco funziona quando la questione da risolvere sia un affare complesso e delicato come la giustizia di un Paese», ha sottolineato Gaeta. «Tutta l’attenzione, mediatica e no, ha però finito per concentrarsi sullo strumento (il processo) e su taluni, emblematici esiti di esso, senza riflettere (o volendo deliberatamente svilire) quello che è il suo fine complessivo: applicare il diritto nel caso specifico. Questo, e non altro, è il valore aggiunto per ciascun cittadino, e solo così il mestiere del giudice potrà apparire, e non solo essere, un prodotto di equilibrio: valore morale e non solo giuridico, perché valore istituzionale e fiduciario. Per questo – ha proseguito Gaeta – spero molto nel recupero della razionalità e dell’armonia. Spero, cioè, che presto siano abbandonati i sentimenti estremi che possono ferire le Istituzioni, per lasciare spazio, piuttosto, ai “pensieri lunghi” che invece su di esse dobbiamo coltivare. Primo fra tutti, che le Istituzioni non ci appartengono e che ci sopravvivono e noi ne siamo solo, davvero evangelicamente ancorché laicamente, “servi inutili” e temporanei interpreti, con il legato di consegnarle, possibilmente migliorate, sicuramente preservate, a chi verrà dopo».

 

Nordio: «Blasfemo dire che riforma mini indipendenza toghe»

«Sento il dovere istituzionale di ribadire con chiarezza e fermezza che ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l’indipendenza della magistratura, un principio non negoziabile che oltre mezzo secolo fa, in un momento molto doloroso della Repubblica, mi indusse a far parte di quel nobile ordine al quale mi sento ancora di appartenere», ha detto il il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervenuto alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario alla Corte di Cassazione.

Tutte le attività per l’innovazione tecnologica «sono state compiute nel pieno rispetto della legge: troverei irriguardoso soffermarmi a smentire alcuni ripugnanti insinuazioni che in questi giorni sono state diffuse sull’ipotesi di interferenze illecite, da parte nostra, sull’attività esclusiva e sovrana della magistratura».