LE COSE NON DETTE. Nelle sale
Le incertezze, le svolte, le sorprese dell’amore. Nell’antologia affettiva di Gabriele Muccino, 58 anni, Le cose non dette viene dopo A casa tutti bene (2018), divenuto anche una serie di successo tra il 2021 e il 2023, e Gli anni più belli (2020). I toni del melodramma esotico-pop sono il corredo di una storia che riprende il romanzo Siracusa di Delia Ephron, sorella della più nota Nora Ephron. Nel libro, edito in Italia da Fazi (2018), il tafferuglio emotivo si scatena tra due coppie americane in vacanza in Sicilia. Nel film la prospettiva cambia, pur restando ancorata alle onde e alle calure del Mediterraneo: siamo nella torrida Tangeri, very Marocco, affacciata sul porto di Gibilterra, dove si ricrea un ring di coppie italiane apparentemente evolute ed emancipate, e tuttavia facili a cedere alle passioni, capaci di trasformare i desideri in necessità ma non di reggere ai rovesci e alle tempeste che ne possono derivare, indifese contro le conseguenze dell’amore, alla costante ricerca di autogiustificazioni.
Quarantenni in apnea, ex ragazze ed ex ragazzi inespressi, appartenenti a una neoborghesia fragile, miope, sostanzialmente triste. Carlo (Stefano Accorsi) ed Elisa (Miriam Leone) si sono molto amati, ma a modo loro, ed è subito chiaro che il loro rapporto attraversa una fase di stanca e il rapporto non durerà. Lui è un professore universitario di filosofia piacione e infedele, scrittore bloccato per sopraggiunta aridità interiore. Lei fa la giornalista: è brillante, ma in declino di motivazioni. Con gli amici Anna (Carolina Crescentini) e Paolo (Claudio Santamaria) organizzano un viaggio nel Nordafrica, di quelli che dovrebbero rimettere insieme i cocci spezzati e favorire il ritorno a una comoda normalità. Paolo è un ristoratore apparentemente appagato, Anna una madre possessiva che soffoca di raccomandazioni la figlia adolescente Vittoria (Margherita Pantaleo).
I nodi vengono al pettine quando nell’idilliaco quadretto entra Blue (Beatrice Savignani), allieva seducente di Carlo e sua amante da mesi, incinta. La giovane chiede attenzione, minaccia, turba, si fa avanti e torna indietro, scatenando una riffa di cose non dette, segreti malcelati, crepe relazionali. I quattro cercano di spiegarsi, bisticciano, dicono bugie, si fanno del male. Il suk tangerino è la cornice ideale del pastiche: lo spettatore vive la storia come un flusso di coscienza guidato dalla voce narrante di Elisa. Il ritmo di Muccino è accelerato, all’americana. I chiarimenti tra i personaggi sono sempre sopra le righe. I sentimenti feriti / lacerati / maltrattati provocano risse nelle strade, nelle stanze d’albergo, accesi a tu per tu e, per contrasto, abissali silenzi che fanno più male di una spada. I personaggi avanzano con il vento in faccia, ignorando i danni provocati dai loro comportamenti. L’amicizia che lega Carlo ed Elisa a Paolo e Anna è un optional.
Il Far West sentimentale si arricchisce di nuovi, odiosi particolari mentre impazza la colonna sonora con la voce di Mahmood, arie d’opera e la languida, francesissima Avec le temps. Il concerto diventa malinconico, ma ha una sua ragione d’essere. Muccino è un buon orchestratore del malfunzionamento affettivo. Ha una scrittura incisa e un abicì consolidato, anche se spesso tende a semplificare le dinamiche del racconto e a trattenerlo nel limbo di una parabola moraleggiante. Gli interpreti palpitano, piangono e si colpiscono, guidando i loro personaggi a scambiarsi tenerezze e colpi bassi, in un gioco di riflessi per cui ognuno si specchia nell’altro, nei suoi respiri affannosi.
LE COSE NON DETTE di Gabriele Muccino
(Italia, 2026, durata 114’, 01 Distribution)
con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini, Beatrice Savignani, Margherita Pantaleo
Giudizio: 3++ su 5
Nelle sale