di
Laura Cuppini

Il potere dei geni. Ricerche precedenti avevano riscontrato un’ereditabilità del 20-25% e alcune suggerivano che fosse soltanto del 6%

Da cosa dipende la longevità? Immaginiamo un puzzle di due colori, blu e rosso. I pezzi blu rappresentano l’eredità genetica, quelli rossi l’influenza dell’ambiente, il cosiddetto esposoma, cioè l’insieme di elementi esterni (chimici, fisici, psicologici, sociali) che hanno un impatto sul Dna. Uno studio pubblicato giovedì su Science dimostra che l’ereditabilità relativa alla durata della vita umana, escludendo i decessi causati da fattori estrinsechi come incidenti o infezioni, è di poco superiore al 50%. Dunque le due aree, blu e rossa, hanno circa le stesse dimensioni: geni e scelte quotidiane pesano in ugual misura.

Il biologo Redi: «Il Dna non è una condanna,
come mostra mia madre centenaria»




















































Il lavoro, a firma di ricercatori del Weizmann Institute of Science (Israele), Karolinska Institutet (Svezia), Westlake University (Cina) e Leiden University (Paesi Bassi), mette un punto fermo su un dibattito che appassiona gli scienziati e non solo loro: è la genetica o lo stile di vita a condizionare quanto vivrò? Ricerche precedenti avevano riscontrato un’ereditabilità del 20-25% e alcune suggerivano che fosse soltanto del 6%. Dunque sembrava che il fattore ambientale fosse preponderante nella traiettoria del nostro destino. Invece no, le due parti del puzzle sono uguali, anzi l’«area genetica» è un po’ più grande.

Per spiegare come interagiscono geni e ambiente serve introdurre l’epigenetica, ovvero l’analisi di come i fattori esterni riescano a modificare l’espressione dei geni pur senza intaccare la sequenza del Dna, il «codice della vita». E qui si arriva ad argomenti un po’ tecnici. Tra i processi epigenetici più importanti in relazione all’invecchiamento c’è la metilazione del Dna, ovvero un fenomeno per cui un marcatore (o «etichetta chimica») si attacca a parti specifiche del genoma (la totalità del materiale genetico di un organismo) per silenziare alcuni geni. L’insieme di etichette chimiche che intervengono sul Dna si chiama epigenoma.

La metilazione è fortemente influenzata dall’ambiente ed è un «orologio biologico»: la sua analisi permette di definire la reale età di una persona, che può non corrispondere a quella anagrafica. Con il passare degli anni la regolazione dei processi epigenetici diventa meno efficiente e di conseguenza si modifica (in peggio) il funzionamento delle cellule, fino a giungere a disfunzioni di organi e dell’intero sistema. È ciò che chiamiamo invecchiamento.

Allo stato attuale delle conoscenze non possiamo invertire questo processo con l’obiettivo di ritornare giovani, ma possiamo rallentarlo. È un super potere che abbiamo e riguarda i nostri comportamenti: mangiare sano (e in quantità adeguata), fare esercizio fisico, dormire bene, evitare il più possibile lo stress e ciò che è dannoso per la salute (fumo, alcol, droghe, smog), ricevere le vaccinazioni indicate per l’età e seguire i programmi di screening. Poi è cruciale ricordarsi che siamo «animali sociali». Si può coltivare un orto per avere prodotti di stagione, ma serve anche coltivare le amicizie. Chi ha vinto la «lotteria genetica», ereditando caratteristiche di longevità, è fortunato, ma quello che facciamo ogni giorno può davvero allungarci la vita. La nostra storia non è scritta (solo) nei geni.

31 gennaio 2026 ( modifica il 31 gennaio 2026 | 07:50)