Finalmente uno smartphone che sta in tasca e, per di più, dura due giorni: il nuovo Oppo Reno15 Pro non fa girare la testa ma punta dritto al sodo, in controcorrente rispetto ai telefoni colossali, impossibili da maneggiare con una mano sola.
Com’è fatto
La prima cosa che si nota appena estratto dalla scatola è l’ergonomia. Sembra una banalità, ma nel 2026 non lo è affatto. Con i suoi 6,32 pollici di diagonale e un peso di 188 grammi, il Reno15 Pro è una mosca bianca. Non è un «mini», un formato che semplicemente il mercato ha rifiutato, ma ha l’ingombro all’incirca degli iPhone 13-14-15-16-17 non-Pro. E all’iPhone assomiglia assai, grazie ai bordi squadrati e a un blocco fotocamera disposto a triangolo (come negli iPhone Pro), non fosse per quella finitura peculiare, che mostra una sorta di aurora cangiante sul retro. Non il massimo per il filosofi del minimalismo, ma è un indubbio tocco particolare.
A livello costruttivo un punto in più il Reno15 Pro se porta a casa grazie alla certificazione IP69: lo potete lavare sotto il rubinetto senza rischi e il display per altro funziona perfettamente anche con le dita bagnate, un piccolo grande dettaglio che può rivela la sua utilità pratica quando, ad esempio, è necessario rispondere a una chiamata urgente mentre stiamo finendo di lavarci le mani.
Schermo e hardware
Lo schermo è un Oled da 6,32 pollici apprezzabilmente piatto, con una luminosità di picco che arriva a 1.800 nit e garantisce visibilità anche sotto il sole. I colori appaiono ben tarati e la frequenza di aggiornamento è variabile fino a 120Hz. Non è tuttavia un pannello Ltpo di ultima generazione (tradotto: consuma un filo di più e la gestione della fluidità è meno chirurgica rispetto a un modello della serie Find X), ma è un compromesso che per un modello non super-premium è accettabile.
Il processore MediaTek Dimensity 8450, affiancato da 12 gigabyte di Ram e ben 512 gigabyte di memoria interna (veloce, Ufs 3.1), fa girare tutto molto bene. Sotto stress pesante scalda leggermente nella parte alta, ma nulla di drammatico.
Lode alla batteria
Il vero punto di forza è la batteria. Inserire 6.200 mAh in un corpo così compatto è come infilare un grosso Suv in un posto auto adatto a una Panda: uno sforzo tecnico tutt’altro che banale, che dimostra come le «nuove chimiche» delle batterie cinesi di ultima generazione stiano garantendo un netto passo avanti su questo fronte.
I dati rilevati sono impressionanti: abbiamo registrato giornate di stress intenso con quasi 7 ore di schermo acceso e ancora il 40% di carica residua. È un vero «battery phone». Per di più, la ricarica a 80 Watt è un fulmine (50% in un quarto d’ora).
Manca però la ricarica wireless: si sopravvive anche senza, ma è un’assenza pesante in un prodotto che strizza l’occhio alla fascia premium.
Come scatta?
Il comparto fotografico è l’altro, solido, pilastro di questo telefono. Abbiamo una principale da 200 megapixel, una ultra-grandangolare da 50 e un teleobiettivo 3,5x anch’esso da 50 megapixel.
Di giorno il dettaglio della camera primaria è molto alto e l’algoritmo di Oppo lavora bene sull’Hdr, gestendo luci e ombre senza creare artefatti strani.
Bene anche di sera, meno bene invece gli scatti notturni del teleobiettivo 3,5x e dell’ultra-grandangolare. Il tele, di per sé, è utile in molte situazioni: permette di avvicinare i dettagli architettonici o fare ritratti stretti con uno sfocato naturale molto piacevole. C’è il solito super-zoom spinto grazie all’uso dell’AI: ottimo anche a 20x-30x, con scritte ed elementi geometrici, da evitare su soggetti umani.
Sui video, Oppo ha fatto un passo avanti evidente. Si può registrare in 4K a 60fps con tutte le lenti, e la stabilizzazione è (quasi) paragonabile a quella di una action cam.
Software e AI
A bordo c’è la ColorOS 16 basata su Android 16. È un’interfaccia matura, ricca di funzioni e molto personalizzabile. Le funzioni di intelligenza artificiale (AI) sono presenti in quantità: dal riassunto delle note alla cancellazione degli intrusi dalle foto. C’è anche Mindspace, un’area dove parcheggiare file e appunti per farli elaborare dall’AI. Utile? Forse. Indispensabile? Non ancora.
Quello che invece risulta difficile da accettare su un telefono di questa fascia è la presenza di parecchio «bloatware»: accendere lo smartphone e trovarsi preinstallati giochini di dubbia qualità e app di shopping non richieste è una caduta di stile. Si possono disinstallare, per fortuna, e capiamo l’esigenza dei produttori di fare un po’ di margine con accordi commerciali ma è una scocciatura che – a 800 euro di listino – gradiremmo non subire.
Conclusioni e prezzi
L’Oppo Reno15 Pro è un telefono equilibrato, costruito con cura e con un’autonomia che supera molti concorrenti più costosi. È la scelta indicata per chi cerca uno smartphone affidabile, che non ingombri come un tomo universitario e che scatti foto molto buone.
Un problema potenziale è nel listino, che a 799 euro non è facile da ignorare, considerato anche che – restando in casa Oppo – un top di gamma come il Find X9 si trova su cifre simili). Con una futura discesa di prezzo, questo Reno15 Pro può diventare allettante
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30 gennaio 2026 ( modifica il 30 gennaio 2026 | 16:27)
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