Roma, 30 gennaio 2026 – Gli Stati Uniti non sono più una tappa scontata, almeno per i Queen. A dirlo è Brian May, storico chitarrista della band, che ha dichiarato di non sentirsi al sicuro nel tornare oltreoceano. “L’America è un posto pericoloso in questo momento”, ha spiegato, ammettendo che l’incertezza sulle politiche verso i viaggiatori stranieri pesa sulle decisioni. Parole nette. E che fanno rumore.

Brian May: “I Queen sono cresciuti in America, la amiamo, ma…”

Il rapporto con gli Usa, però, non è mai stato freddo. Anzi. “I Queen sono cresciuti in America, la amiamo”, ha ricordato May. Ma qualcosa è cambiato. “Non è più quella di una volta”. Un sentimento condiviso, dice, da molti artisti che oggi “ci pensano due volte” prima di programmare date americane. Anche dopo i tour recenti con Adam Lambert, l’entusiasmo non basta più a scacciare i dubbi. A dire il vero, il primo tour Usa risale al 1974, come band di supporto ai Mott the Hoople: un battesimo duro, club piccoli e pubblico diffidente. Ma già nel 1975, con ‘A Night at the Opera’, qualcosa cambia. ‘Bohemian Rhapsody’ apre le porte delle radio e dei palazzetti. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 i Queen attraversano l’America più volte, passando dai teatri agli stadi. Il Jazz Tour del 1978 e The Game Tour del 1980 segnano l’apice commerciale: ‘Another One Bites the Dust’ diventa un inno trasversale, amatissimo anche dal pubblico afroamericano. Negli Usa la band sperimenta, mescola rock e funk, sfida le regole. Negli anni ’80, però, il rapporto si raffredda. Le polemiche, l’evoluzione sonora e il calo di passaggi radio riducono le date americane. L’ultimo vero tour statunitense con Freddie Mercury resta quello del 1982.

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La salute e l’incognita palco

C’è anche un altro fattore. Nel 2024 May ha avuto un lieve ictus. Nulla che abbia spento la sua voglia di musica, ma abbastanza da imporre cautela. “Non so quando i Queen torneranno sul palco”, ha ammesso. Il futuro resta aperto, giorno per giorno. Senza promesse. Senza date.

I Queen tornano in studio? Mai dire mai

Eppure, il finale resta sospeso. Provocatorio. “Never say never”, avverte May, svelando l’esistenza di brani inediti. Materiale che potrebbe riportare i Queen in studio e magari dal vivo. Il “rebuild di Queen II” è in arrivo. E ci sono cose che il pubblico non ha ancora ascoltato. L’America può aspettare. La musica, forse no.