di
Maria Egizia Fiaschetti
Chi è Bruno Valentinetti, 83 anni, sagrestano e autore del restauro. Autodidatta, ha lavorato anche nella villa di Silvio Berlusconi a Macherio e nella Cappella Sistina
«La somiglianza con Giorgia Meloni? Lo dite voi». Bruno Valentinetti, 83 anni, romano di via Gela, nel quartiere Appio, dribbla le domande sul ritratto della premier inserito tra i cherubini ai lati del busto marmoreo di Umberto II di Savoia nella cappella alla destra dell’altare nella chiesa di San Lorenzo in Lucina.
Single, Valentinetti vive con la pensione sociale, ama definirsi “artigiano” ed è ospitato dal parroco, Daniele Micheletti, che però alla domanda sulla forte similitudine con la presidente del Consiglio non si sottrae: «In effetti le somiglia molto… ma non ci sarebbe nulla di strano. Le cappelle delle chiese di Roma sono piene di ritratti di laici, famiglie nobili non sempre dal profilo irreprensibile… poi, certo, se questa immagine dovesse suscitare scandalo, la faremo modificare».
«Mi sono limitato a ricalcare il profilo che c’era»
Valentinetti assicura di essersi attenuto alle immagini preesistenti che risalgono all’ultimo intervento per il Giubileo del Duemila: «Mi sono limitato a ricalcare il profilo che c’era già…». L’artefice dell’intervento di ripristino smentisce anche altre analogie azzardate dai curiosi che hanno preso d’assalto la chiesa nel centro della Capitale. Alcuni hanno visto nell’altro angelo speculare a quello che evoca il ritratto di Meloni il leader M5S Giuseppe Conte o la sorella della premier, Arianna Meloni.
«L’altra donna è una ragazza che, quando l’ho conosciuta, i Cecchi Gori la volevano nei loro film – sostiene Valentinetti lasciando intendere che fosse una sua ex fiamma – ma adesso ha 46 anni e non vive più in Italia». Il suo vanto è il soffitto della cappella, suddiviso in quattro spicchi, che oltre a immagini floreali in altorilievo rappresenta il cielo nelle diverse ore del giorno: alba, mezzodì, tramonto e – una licenza poetica che si è sbizzarrito a inserire – “l’aperidies”, dal momento che la chiesa di San Lorenzo in Lucina affaccia su una piazza piena di bar affollati all’ora dell’aperitivo: «Una chicca, non esiste in nessuna altra chiesa al mondo».
Il restauro nella villa di Silvio Berlusconi a Macherio
Ex studente del liceo classico Augusto, Valentinetti è diventato restauratore da autodidatta, senza seguire il classico percorso di apprendistato a bottega. Don Micheletti lo esorta a raccontare i suoi trascorsi gloriosi: «Ha lavorato anche al restauro della Cappella Sistina e alla reggia del sultano di Amman». Ma la committenza che più spicca nel cursus honorum del restauratore è l’intervento nella villa di Silvio Berlusconi a Macherio: «Una notte mi è apparso in sogno un frate di Velletri – racconta – e mi ha rivelato che avrei lavorato lì. Pochi giorni dopo mi ha contattato una ditta per eseguire i lavori. La politica – nonostante il dilemma della somiglianza con Meloni sia diventato un caso – preferisce lasciarla fuori: “Da anni non voto, prima ero un simpatizzante della Democrazia cristiana e stimavo molto Giulio Andreotti».
Casualità, ieri mattina in una sala della chiesa si riuniva proprio la direzione nazionale della Dc. Sulla premier si astiene dall’esprimere giudizi, glissando le domande dei cronisti che lo incalzano. E quando gli chiedono se gli farebbe piacere una visita della premier per vedere l’angelo con il volto che sembra la sua fotocopia, si schermisce: «Non mi interessa… sono fatti suoi». Abile a tergiversare, Valentinetti nega di essersi mai candidato a destra e, da navigato regista del caos qual è, si congeda con una battuta paradossale prendendosi gioco dei cronisti che lo incalzano: «A me piace Pol Pot…».
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31 gennaio 2026 ( modifica il 31 gennaio 2026 | 12:27)
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