Il parroco: «Ora silenzio»
Piena la chiesa dalla pianta circolare di Anguillara (Regina pacis), piena la piazza antistante. Alla cerimonia funebre in onore di Maria Messenio e Pasquale Carlomagno vi sono amici venuti anche da altri paesi e frazioni quasi infinitesimali di questo territorio.
Il sacerdote che celebra fa precedere l’avvio da un rosario corale che echeggia nello spazio sacro della parrocchia. Una donna dai lunghi capelli biondi si nasconde dietro un paio di lenti scure: è la sorella di Maria Messenio, vinta dal dolore e siederà ai primi banchi.
Sono le quattordici di sabato nel piccolo comune alle porte di Roma. Le corone sono disposte ai bordi del perimetro: i familiari, i colleghi, gli amici. Il trillo di qualche cellulare (poi silenziato) disturba la recita dell’Ave Maria in qualche momento. Per il resto vi è raccoglimento misto a stupore per quanto accaduto nell’ultima settimana.
«Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio» dice il libro della sapienza, letto al principio della cerimonia. Il prete lancia un avvertimento circa l’uso e in qualche modo l’abuso di parole: «Facciamo silenzio ora. Ogni parola può risultare vuota insignificante e fuori luogo. Ancora di più se le parole che scriviamo diventano piena di giudizio, livore e morbosa curiosità. Davide mi rivolgo a te testimone autorevole di quel bene che i tuoi genitori ti hanno donato. Ricordiamo Pasquale per il suo impegno nel lavoro. Era noto nella nostra chiesa per aver fatto qui dei lavori. Non dimentichiamo il senso civico di Maria. Questo momento è carico di dolore e sofferenza. I nostri occhi sono offuscati falla lacrime e rischiano di non vedere la vita. Il Vangelo ci ricorda che l’amore di Dio e più grande della nostra fragilità ed errori».