di Chiara Maffioletti

“Risiko. Sfide di potere”, la trasmissione condotta dall’editorialista del Corriere della Sera, va in onda il mercoledì in seconda serata su Canale 5

L’idea di Federico Rampini era chiara: dare vita a una trasmissione che «spiegasse con chiarezza il mondo in cui viviamo, le rivalità e gli scontri tra le potenze, centrando il racconto sui personaggi forti del momento. La geopolitica è entrata nelle nostre case».

Qual è il quadro generale? Il mondo è sempre più piccolo e connesso o, viceversa, distante e polarizzato?
«Il mondo è legato da vaste connessioni, che a volte rivelano le nostre fragilità. Un eccesso di dipendenza da nazioni lontane si ritorce contro di noi o viene usato per ricattarci. Emergono nuove linee rosse, focolai di tensione, scontri di interessi. È essenziale capire».



















































Le cose cambiano sempre più velocemente come insegna anche questo inizio di 2026 in cui sono accaduti fatti che mai avremmo immaginato. Come la vede?
«Il 2026 si è aperto con la cattura di Maduro, un atto tutt’altro che insolito. Gli Stati Uniti hanno avuto un atteggiamento “imperiale” in America latina per due secoli. Un presidente progressista come John Kennedy nel 1961 autorizzò l’invasione di Cuba per rovesciare il regime di Fidel Castro: gli andò male ma l’ingerenza era brutale. Un repubblicano moderato e multilateralista come Bush padre mandò i militari a Panama per catturare il narco-presidente. Il Venezuela era da tempo una spina nel fianco degli Usa, Trump ha incassato un successo tattico evidente, vedremo se sa gestirlo nel lungo periodo».

L’ Europa è destinata alla sudditanza nei confronti degli Stati Uniti o esiste una alternativa?
«La Francia è nel caos politico, l’Inghilterra ha un premier crollato ai minimi della popolarità, l’Italia non riesce a investire nella propria sicurezza. Resta la Germania, dove il cancelliere Merz ha capito che deve cambiare modello economico e geopolitico».

Perché è importante parlare in tv di questi temi?
«Il nostro futuro, quello di figli e nipoti, subirà le conseguenze dalle grandi rivalità internazionali. Crescita economica, innovazione tecnologica, energia, immigrazione, le scelte che fanno Washington e Pechino, Mosca e Berlino, condizionano anche noi».

Ci si informa sempre più spesso (sciaguratamente) sui social. Anche Trump comunica decisioni, perfino attacchi, sulle piattaforme. Come la vede?
«Ho smesso di frequentare i social anni fa, una scelta di vita che è anche una salvaguardia del mio tempo di studio e di analisi, di viaggio e di scrittura. Alcuni indicatori però dicono che non sono il solo, s’intravvedono segnali di distacco e disaffezione dai social, non più limitati a poche minoranze».

C’è un leader che l’ha stupita per come si è comportato negli ultimi mesi?
«Il cancelliere Merz, per il sangue freddo con cui naviga nelle tempeste atlantiche. Il principe saudita Mohammed bin Salman perché ha spinto Trump a prendere le distanze da Netanyahu su alcuni temi».
Risiko.

31 gennaio 2026