A 75 anni, Christian De Sica è sicuro di una cosa sola: «Se oggi ripetessi certe battute, mi metterebbero in carcere». I tempi sono cambiati. «Prima – dice ancora in un’intervista a “La Stampa” – per acchiappare la risata ero disposto a tutto, e poi da giovani si è più incoscienti, ora lo sono un po’ di meno. Le battutacce puoi dirle a 30 anni, a 75 no, sarei un pazzo. E comunque a me non hanno mai perdonato niente, soprattutto quelli dell’ “intellighenzia”». Ma di smettere di recitare non ci pensa proprio. Si sente ancora un ragazzino, uno di 14 anni. «Di arrugginito – aggiunge al quotidiano di Torino – c’è solo l’ingranaggio. Per il resto, andiamo avanti».
La famiglia
Aspettando l’uscita, il 5 febbraio 2026, del suo ultimo film dove interpreta un detective di fama internazionale, Christian Agata, Christian (quello vero) e sua moglie Silvia Verdone fanno i nonni. «Mia nipote Bianca è la cosa più bella che mi è capitata nella vita, ha due anni e mezzo, è carina e pure spiritosa. Con lei faccio tutto quello che non ho fatto con i miei figli, perché quando loro erano piccoli io ero tutto proiettato sul lavoro. Ora, invece, non vedo l’ora di andare a trovarla a Modena, mia figlia Maria Rosa vive lì con il marito».
Una vita piena senza rimpianti. «Ho fatto quello che sapevo fare e credo di esserci riuscito bene».
Il ricordo di papà Vittorio
Poi racconta un aneddoto legato al teatro e a suo padre. «Quando ero in scena con Parlami di me, scritto da Enrico Vaime e Maurizio Costanzo, raccontavo un aneddoto sulla morte di mio padre. Ho visto tutta la sala che si alzava e batteva le mani. Mi sono molto emozionato, perché quell’applauso era dedicato a lui, che stava lassù». E proprio a suo padre Vittorio è dedicato un film che presto dovrebbe diventare realtà. A “La Stampa” racconta che si tratta di un film sulla Porta del cielo, girato da suo padre nel ’43, «e grazie al quale conobbe la mamma. Un film che realizzò anche per salvare decine di ebrei che prese come comparse. L’ho scritto vent’anni fa, speriamo che si realizzi. Pensavo di farlo interpretando mio padre, ma ora sono troppo vecchio, Vittorio aveva 42 anni, e mia madre, Maria Mercader, 15 di meno. Stiamo scegliendo l’attore, ho incontrato Alessandro Borghi, gli manderò la sceneggiatura. Abbiamo pensato anche a Claudio Santamaria e a Francesco Scianna, non voglio puntare sulla somiglianza, il protagonista deve essere diverso da papà…».
Ultimo aggiornamento: sabato 31 gennaio 2026, 18:53
© RIPRODUZIONE RISERVATA