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«Cuoricini, cuoricini». In questi giorni il ritornello della loro canzone è il più canticchiato nei corridoi dell’Ariston e nelle viuzze intorno al teatro della Città dei Fiori. Non è un caso che abbia conquistato subito le radio, con oltre 540 passaggi in due giorni, dopo il primo passaggio sul palco martedì sera secondo i dati di EarOne (praticamente una media di 11 passaggi ogni ora), piazzandosi in cima alla classifica parziale dei brani più suonati dalle emittenti tra i 29 in gara. Ancora una volta, i Coma Cose hanno fatto centro al Festival di Sanremo.
APPROFONDIMENTI
NEGLI OCCHI
Nel 2021 con l’Ariston vuoto per via della pandemia, Francesca Mesiano (35 anni) e Fausto Zanardelli (43) con Fiamme negli occhi crearono una bolla tutta loro sul palco, guardandosi negli occhi per comunicarsi tutto il loro amore: romanticissimi, furono una delle rivelazioni di quell’edizione.
Nel 2023 tornarono nella Città dei Fiori per cantare con L’addio la crisi che aveva rischiato di mettere fine alla loro storia, nata sei anni prima dietro al bancone di un negozio di borse, zaini e accessori in Corso di Porta Ticinese a Milano, nel quale entrambi lavoravano come commessi: cominciavano cantando di spalle, per poi baciarsi nel finale. Ora i Coma Cose tornano sul palco, per la prima volta da marito e moglie dopo il matrimonio celebrato lo scorso autunno (stasera, per San Valentino, promettono di stupire con la cover di L’estate sta finendo insieme a Johnson Righeira: «Bocche cucitissime, altrimenti che gusto c’è?», sorridono), con il pop Anni ’80 di Cuoricini. Come quelli che il duo – 37 milioni di stream su Spotify con il tormentone della scorsa estate Malavita e due show nei palasport appena annunciati, uno il 27 ottobre al Forum di Milano e l’altro il 30 ottobre al Palazzo dello Sport di Roma – formano sul palco con i loro corpi in un balletto destinato a spopolare su TikTok. I cuoricini, per la cronaca, sono quelli dei social «che tolgono il gusto di sbagliare tutto».
Ne cantate il lato oscuro?
«Sì. Oltre la melodia pop c’è di più, come spesso accade nei nostri pezzi. Questo è un brano molto di attualità: telefoni e social fanno parte delle nostre vite, ormai. Hanno sdoganato temi importanti. Ma spesso prendono una piega strana».
Ovvero?
«A volte ci ritroviamo a scrollare il nulla e a dire: “Perché lo sto facendo?”. È diventata un’automazione.
Noi abbiamo trovato un equilibrio, dopo esserci disconnessi per mesi nel 2022 per ritrovare il nostro baricentro: oggi li usiamo per raccontare le cose legate al nostro lavoro, comunicare le date dei concerti e annunciare i progetti discografici. Ma non siamo autoreferenziali. Il tempo è importante: è la cosa più importante che abbiamo».
E quindi il messaggio della canzone qual è?
«Il brano è un inno a vivere il presente e la contemporaneità. Vogliamo invitare i ragazzi a spegnerli questi telefoni, ogni tanto, per uscire di casa, fare una passeggiata, recuperare il tempo».
La ricerca del “mi piace” si lega a quella del consenso, dell’esserci a tutti i costi anche a livello discografico. Voi rispetto agli algoritmi come vi ponete?
«Ci prendiamo i nostri tempi. Abbiamo un’età diversa, siamo più maturi. Prima di Malavita ci siamo presi un anno di riflessione. Avevamo capito semplicemente che non avevamo nulla di nuovo “di nostro” che non avessimo già detto. Serve vivere per descriverlo in musica. Si vive lo stesso senza qualche canzone nella playlist. Con Cuoricini volevamo dipingere un terzo colore dei Coma Cose».
Di che tipo?
«Ispirato alla new wave Anni ’80. Il pezzo funziona, è un brano che ci piace, che abbiamo cercato tanto. Ne abbiamo scartati almeno cinque prima di arrivare a questo. Alla fine siamo partiti da quello che ci piace a livello di suono, dalla new wave anni Ottanta e la canzone è venuta fuori in 2-3 giorni».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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