di
Stefania Ulivi
Incassi significativi e un interesse crescente nei giovani che non sempre trovano i film di culto sulle piattaforme digitali
Qualcuno volò sul nido del cuculo. Frankenstein Junior. Mulholland Empire. Taxi driver. La febbre dell’oro. In the mood for love. Fitzcarraldo. Sono solo alcuni dei titoli tornati nelle sale italiane in versione restaurata nelle ultime settimane, e molto apprezzati dal pubblico. Classici intramontabili, un tempo destinati ai vecchi cicli televisivi o alle rassegne d’essai, peraltro sempre popolari. Un fenomeno sempre più evidente, conferma Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, e ideatore del festival «Il Cinema ritrovato», pioniere della promozione del repertorio cinematografico. «Sono cambiati gli esercenti: fino a dieci anni ci guardavano, magari con affetto, come fossimo marziani. Ora è normale proporre i classici nella multiprogrammazione accanto alle novità. E è cambiato il pubblico: per i giovani vedere uno di questi film sul grande schermo è un’esperienza inedita e preziosa».
Parla anche da esercente, Farinelli. «Per il secondo anno il Modernissimo —la sala della Cineteca di Bologna, ndr — ha vinto il Biglietto d’oro, 156 mila tagliandi nel 2025. Con una programmazione tutta incentrata sulla storia del cinema, con titoli di repertorio. Questo dimostra che l’attenzione è reale e crescente». Il più visto, per la cronaca, è stato The Rocky Horror Picture Show, che in occasione del cinquantenario dall’uscita ha guadagnato lo status di classico, categoria oggi usata con molta più libertà. Per esempio, Nexo distribuisce il 9, 10, 11 e 14 febbraio Pretty Woman con la coppia Richard Gere e Julia Roberts, a cui seguirà in primavera Moulin Rouge! per i suoi primi 25 anni. E Lucky Red propone come evento, solo, per il giorno di San Valentino, l’uscita di un altro blockbuster cult, Ghost.
«Non c’è un canone unico, per fortuna. Finalmente — osserva Farinelli — possiamo guardare la storia del cinema in tutta la sua ricchezza e le sue contraddizioni. C’è posto per “Il film più brutto della storia del cinema”, come fu definito Arrapaho che abbiamo programmato a Capodanno al Modernissimo, e per le opere di Lubitsch, Agnès Varda e Béla Tarr. Il cinema è un’arte meravigliosa e multiforme, in cui tutti trovano il proprio piacere di visione».
Motore del cambiamento, continua il direttore della Cineteca di Bologna, sono stati anche i festival. «Le sezioni dedicate alla storia del cinema ogni anno sono più ricche». I titoli di quella di Venezia, da Duello al sole a Riso amaro, sono in questi giorni al centro di una rassegna «Classici fuori Mostra. Festival permanente del cinema restaurato». E aumentano i distributori che hanno una presenza crescente di titoli di repertorio nei loro cataloghi.
Titoli che, fa notare, Farinelli, sulle piattaforme o non ci sono o sono difficili da scovare. «In teoria in streaming e sul web trovi tutto. Ma in realtà non è così. Capita che non si possa fare la ricerca con il nome del regista, non è previsto. E sono tagliati i titoli di coda. È assurdo, è la negazione stessa del cinema. Il pubblico giovane sta capendo che questi film sono nati per essere visti al cinema. Metropolis, tornato in sala in ottobre per il centenario, non rende visto sullo schermo di un pc. I ragazzi apprezzano il fatto che spesso vengano accompagnati da presentazioni. Diventa un’esperienza unica».
In arrivo, in vista del centenario dalla nascita, il 1° giugno, un’indigestione dei film di Marilyn Monroe. «Da A qualcuno piace caldo fino a Gli spostati. Per guardarla finalmente per ciò che è stata, un’attrice straordinaria, non solo un simbolo». In primavera tornerà, tra gli altri, sul grande schermo Novecento, restaurato nel 2016 in occasione del quarantennale, con la supervisione di Bertolucci.
Il catalogo, per fortuna, è infinito.
31 gennaio 2026
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