Finirà con un lieto fine la vicenda del bambino bellunese di 11 anni costretto a percorrere oltre sei chilometri a piedi, sotto la neve, perché non aveva il nuovo biglietto da 10 euro per salire sul bus della linea 30 Calalzo-Cortina. Secondo quanto apprende l’ANSA, la Fondazione Milano Cortina 2026 gli avrebbe proposto un ruolo nella Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi a Cortina. La famiglia del bambino avrebbe accettato la proposta con entusiasmo. Sulla vicenda che ha coinvolto l’undicenne, Dolomiti Bus, titolare del servizio di linea sulla tratta in questione, ha recentemente confermato di aver avviato approfondimenti attraverso un rigoroso accertamento dei fatti accaduti.

APPROFONDIMENTI

Le scuse dell’autista

Proprio stamattina, un mea culpa, con le dovute scuse, è arrivato dall’autista del pullman: «Mi fa male il cuore, a pensarci a mente fredda mi rendo conto di aver sbagliato. Chiedo scusa al bambino e alla sua famiglia», ha confidato Salvatore Russotto, 61 anni, al Gazzettino. L’uomo ha poi ricostruito la vicenda, raccontando che il ragazzino era salito con il biglietto da 2,50 euro. «Gli ho detto che quello non era valido – aggiunge – che doveva pagare con il bancomat oppure avere l’abbonamento. E lui è sceso, questione di un minuto». Per quanto riguarda la possibilità di pagare con denaro, Russotto sostiene che «l’azienda ci aveva dato disposizioni chiare: invitare a scendere chiunque non avesse il titolo di viaggio valido. Non ci hanno detto nulla sui minorenni che vanno fatti salire comunque. Sono mortificato, ho commesso un grave errore. Non ci ho dormito tutta la notte. A mente fredda gli avrei pagato io il biglietto piuttosto di saperlo in giro con la neve». Russotto sottolinea anche che «quella mattina è stata delirante, tra la neve, il traffico, le strade bloccate. E sono stato preso di mira da un passeggero. Un uomo mi ha accusato di essere in ritardo, continuava a ripetere ‘i Borboni vengono qua e fanno quello che vogliono’ perché ha sentito l’accento meridionale. Me ne ha dette di tutti i colori, io gli ho chiesto di smettere. E una donna nel frattempo faceva un video. Mi sono fermato, avevo le gambe che tremavano e ho chiamato il mio responsabile a Calalzo, gli ho spiegato cosa stava succedendo e che non ce la facevo più. Per quanto accaduto, accetterò tutte le conseguenze», conclude.