di
Andrea Pasqualetto
Intervista all’architetto Palumbo che abitava con la famiglia nella palazzina simbolo del disastro: «L’avevo progettata io, mezzo secolo di vita andato in frantumi: i maledetti devono pagarla. Questa è una storia di strafottenza e delinquenza»
DAL NOSTRO INVIATO
NISCEMI – «Oggi è crollato anche il mio cuore, quella casa era il nostro focolare, l’avevamo voluta proprio così e io avevo fatto il progetto».
La fine era nota ma l’architetto Roberto Palumbo ha sperato fino all’ultimo. Niente da fare: le forti piogge hanno dato il colpo di grazia e ieri la sua casa nel quartiere Sante Croci si è staccata dalla ciglio del precipizio e si è frantumata sulla scarpata della frana, dopo essere rimasta in bilico per sei giorni. Una palazzina su tre piani, diventata un simbolo del disastro di Niscemi.
«Il cuore in frantumi»
«C’era la mia vita lì dentro e quella dei miei figli e di mia moglie che non c’è più. Se n’è andato un grosso pezzo del nostro mondo. Per fortuna siamo riusciti a recuperare le cose più importanti, il cane, le auto, le foto, le lettere, i quadri. I mobili no ma quelli si ricomprano. Era una bellissima casa, molto grande, 160 metri a piano, sottotetto, giardino, veranda». È stata costruita nel 1974 con criteri antisismici. «Infatti ha resistito quasi contro la legge di gravità, fino a questa mattina. Ma era tecnicamente impossibile che potesse rimanere in piedi».
«Tutto regolare, maledetti»
Nessun abusivismo. «È stata costruita con regolare concessione edilizia, come lo sono le altre che le stavano vicine e sono ancora lì, dove ci abitavano i cugini. Sono uguali perché le ho costruite tutte io. Sono state pensate per essere architettonicamente e ingegneristicamente indistruttibili». Palumbo ha 76 anni e abitava in questa casa da oltre mezzo secolo. Lì sono nati i suoi figli che ne hanno 51 e 46, una avvocata a Catania, l’altro architetto a Caltagirone.
«Mia figlia ha pianto»
«Mia figlia si è messa a piangere».
Dal giorno della frana è tornato a vivere nella casa della madre, sempre a Niscemi. E il futuro è un’incognita. «Intanto devo assimilare la cosa e poi vedrò anche come procedere perché questo è un disastro annunciato, si sapeva dalla frana del 1997 che sarebbe successo, se non si fosse fatto nulla. Ma in Sicilia c’è malcostume, frego oggi, frego domani, poi ne parliamo che tanto nessuno verrà punito. Ma stavolta deve andare diversamente. I maledetti devono pagarla… Le case del centro storico sono tutte regolari, non c’è stato alcun abusivismo, c’è stata solo negligenza, strafottenza e delinquenza da parte degli organi competenti».
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«Non hanno fatto nulla»
È dal 1997, dice, che lui e i suoi colleghi tecnici fanno istanze. «Abbiamo chiesto la demolizione delle case abbandonate, il consolidamento del costone, interventi di drenaggio per far defluire le acque, l’alleggerimento del sottosuolo con la piantumazione di alberi ad alto fusto invece di metterci cemento. Non è stato fatto nulla, e queste sono le conseguenze».
Punta il dito su molti: «Questi sono interventi di competenza del Comune, della Provincia e della Regione, i dirigenti dovevano fare degli studi e decidere subito. Alcuni lavori si potevano tranquillamente finanziare con i Piani attuativi idrogeologici».
«Resterò a Niscemi»
Dopo le forti piogge di ieri il movimento franoso della collina ha subito un’accelerazione che potrebbe indurre gli esperti a estendere l’area rossa oltre i 150 metri. Nel frattempo la Protezione civile ha disposto un’analisi del rischio idrogeologico e un programma d’indagine per accertare le cause del disastro. A Niscemi si parla di new town, di trasferimenti.
L’architetto Palumbo non ha dubbi: «Io resterò. Qui sono nato, qui ho cresciuto i miei figli e qui ho costruito la nostra casa che aveva un grande giardino».
1 febbraio 2026 ( modifica il 1 febbraio 2026 | 09:27)
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