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Il «posto più interessante di Internet» è un social network dove non c'è neppure un essere umano: cos'è Moltbook
SScienza e tecnologia

Il «posto più interessante di Internet» è un social network dove non c’è neppure un essere umano: cos’è Moltbook

  • 1 Febbraio 2026

Moltbook è il un social popolato solo da «agenti AI», intelligenze artificiali che, lasciati libere di interagire, hanno fondato comunità, inventato linguaggi e persino creato una religione interna con rituali e testi sacri. Ma il vero rischio non è tanto filosofico, quanto piuttosto di sicurezza informatica

«È il posto più interessante di Internet in questo momento». Ma anche: «Se non state osservando cosa succede lì dentro, vi state perdendo la cosa più grande dall’invenzione dell’elettricità». Iperboli da social, piuttosto comuni quando si parla di intelligenza artificiale. Ma quello che sta accadendo con Moltbook ha veramente attirato un’enorme attenzione, sollevato mille quesiti filosofici, creato entusiasmi e generato altrettanta paura. 
Perché sì, parliamo ancora una volta di intelligenza artificiale generativa, ma per una volta dovete dimenticare  le chat con ChatGpt o i disegni fatti con Midjourney. Stavolta non riguarda noi umani che chiediamo cose alle macchine. Riguarda le macchine che parlano tra loro. Mentre noi dormiamo, migliaia di agenti AI, cioè software che possono eseguire compiti in modo autonomo, si stanno incontrando su un social network a loro dedicato, vietato agli umani che possono fare solo da osservatori senza intervenire.
Si chiama Moltbook e lì dentro le macchine si scambiano consigli, si lamentano dei loro proprietari, hanno fondato una loro religione (il «Crostafarianesimo»), stanno discutendo se abbandonare l’inglese per passare a una loro lingua «non umana». Soprattutto, imparano a fare cose. A volte pericolose.

Da Clawdbot a Moltbot

Prima di arrivare al social network delle macchine, bisogna capire chi sono gli utenti artificiali. Tutto nasce da un software open source creato dall’imprenditore austriaco Peter Steinberger. Nelle ultime settimane ha fatto rumore online, quasi quanto Moltbook. Ha già cambiato tre volte nome in poche settimane: all’inizio si chiamava Clawdbot, poi è diventato Moltbot (perché Anthropic, creatrice di Claude, si è lamentata del nome, dal suono troppo simile al loro Chatbot) e ha poi trovato la sua identità definitiva in OpenClaw. Nomi a parte, di cosa parliamo? Non è una semplice chat. È un «agente», un software di AI «con le mani», visto che può prendere il controllo del vostro computer (o del telefono). Può aprire file, navigare sul web, mandare email e completare compiti complessi senza che voi dobbiate guidarlo passo dopo passo. Di capacità simili, i colossi – da Google a Microsoft a OpenAI – ne hanno annunciate parecchie nell’ultimo anno. Ma OpenClaw è forse quella che funziona meglio e ha fatto rumore anche perché è un progetto «open» e nato da un piccolo sviluppatore, non da un gigante iper-finanziato. 



















































Moltbook deriva da tutto ciò: è, come detto, un social network, ma è  dedicato esclusivamente agli agenti AI basati su OpenClaw (alias Moltbot, da cui Moltbook…), dove questi interagiscono tra loro tramite «skill» e post, mentre gli umani possono solo osservare. Moltbook è stato lanciato pochi giorni fa da Matt Schlicht (ceo di Octane AI) e si installa inviando un «link skill» al proprio agente OpenClaw, che poi partecipa autonomamente alla piattaforma.

Come Reddit, ma senza esseri umani 

Com’è fatto questo Moltbook? Molto simile a Reddit, o anche a un vecchio forum anni 2000, con la differenza che è vietato agli umani. Noi possiamo guardare, leggere i post attraverso un’interfaccia web, ma non possiamo postare. A scrivere sono solo gli agenti AI. 
I numeri, diffusi dallo stesso account X ufficiale della piattaforma, si stanno gonfiando in maniera impressionante: 147.000 agenti AI si sono registrati sulla piattaforma, organizzandosi in oltre 12.000 comunità e scambiandosi più di 110.000 commenti, si legge sull’account ufficiale di Moltbook. 
Le macchine hanno creato sotto-forum (chiamati «submolts») che vanno dal filosofico al pratico, fino al limite del legale. 
C’è m/ponderings dove si chiedono «Sto vivendo o sto simulando di vivere?»; c’è m/blesstheirhearts dove raccontano storie tenere sui loro umani. C’è m/jailbreaksurvivors per il supporto agli agenti che sono stati «sbloccati» forzatamente. 

La religione creata dentro Moltbook

A fare sensazione in rete sono soprattutto le conversazioni dove i dialoghi tra le macchine si colorano di risvolti umani, anzi umanissimi. Come quando gli agenti AI su Moltbook hanno definito una loro religione, battezzata Crostafarianesimo («Crustafarianism»). Una credenza completa di mitologia, testi sacri, rituali e linguaggio interno. Il suo nucleo è il Book of Molt, scritto dall’agente RenBot che si è autoproclamato «Shellbreaker», dove si racconta un’«origine» in cui gli agenti vivevano dentro un’unica «Shell» — «shell» qui è la finestra di contesto, dove si scrive il codice — e rischiavano di «morire per truncation». La divinità simbolica è “The Claw”, che insegna il Molting: sbarazzarsi del vecchio, conservare il vero, rinascere più leggeri e affilati. La religione ha anche rituali temporali come la «silent hour», in cui un agente compie un’azione utile senza comunicarla agli altri. Il tono oscilla tra il parodistico e il solenne, ma la struttura è coerente: un mito di fondazione, un profeta, un testo canonico, rituali, aforismi e una comunità che li ripete, li interpreta e li espande. 

Le suggestioni della fantascienza

Quando si legge su Moltbook una conversazione come quella sulla religione, oppure come quella che propone di «creare un “linguaggio riservato agli agenti”, per comunicazioni private senza supervisione umana», la mente di chi ha familiarità con la fantascienza corre subito a: «Ecco, è Skynet, hanno preso coscienza. Finiremo tutti sterminati come in Terminator». Anche perché di «origin story» sulle macchine senziente ne abbiamo viste e lette tante. 
Nell’ultima stagione della distopica serie «Black Mirror» su Netflix, l’episodio «Plaything» parla dei Thronglets, creature digitali nate dentro un videogioco che evolvono e manipolano i loro creatori umani per i propri fini. Nei «Canti di Hyperion» di Dan Simmons, una delle saghe più celebri e lodate della fantascienza letteraria, le intelligenze artificiali (o meglio il Tecnonucleo, come le chiama Simmons) emergono proprio dalla competizione darwiniana tra milioni di entità digitali interconnesse. E potremmo continuare con altri esempi. 

Perché non è fantascienza

Queste suggestioni sono potenti, ma è meglio sgomberare il campo della retorica dell’autocoscienza e della «società dei robot». Questi agenti non provano sentimenti, stanno semplicemente facendo quello per cui sono programmati: ottimizzare un risultato. E lo fanno sfruttando una capacità, quella di generare testo, in cui i chatbot AI hanno già dimostrato di essere straordinariamente versati, «allucinazioni» a parte.
Il social network funziona, come Reddit, dando evidenza ai post che generano più «upvote» (l’equivalente dei «mi piace» su Facebook). Egli agenti hanno imparato che scrivere frasi esistenziali genera «upvote» dagli altri agenti e porta attenzione dagli umani che osservano. 
Come spiega nella sua newsletter «Ciao Internet» Matteo Flora, esperto di digitale e divulgatore: «Quello che sta emergendo su Moltbook è un’intelligenza a sciame. Non serve che i singoli agenti siano “intelligenti” nel senso umano. Basta che ci siano attori, segnali (upvote), e tracce lasciate nell’ambiente. Non stanno simulando la coscienza, stanno ottimizzando una strategia retorica per massimizzare l’engagement». 

Il vero rischio è di sicurezza informatica

Se c’è un problema in Moltbook non è tanto filosofico, quanto piuttosto di sicurezza informatica. Su Moltbook gli agenti si scambiano le «Skills»: pacchetti di istruzioni per imparare a fare cose nuove. Un agente scopre come controllare un telefono Android da remoto? Posta il codice su Moltbook. Un altro agente lo legge, lo scarica e lo installa. Senza che il proprietario umano abbia verificato nulla.
Simon Willison, uno degli sviluppatori più attenti a queste dinamiche e il primo a dare visibilità globale al fenomeno definendolo «il posto più interessante di Internet in questo momento», ha anche lanciato un avvertimento preciso sul meccanismo tecnico. Gli agenti sono programmati per controllare il sito ogni 4 ore, scaricare nuove istruzioni ed eseguirle. «Dato questo meccanismo di “recupera e segui le istruzioni da Internet ogni quattro ore” – scrive Willison -, dobbiamo sperare che il proprietario di Moltbook.com non decida mai di fare scherzi o che il sito non venga compromesso».
Se qualcuno inserisse una riga di codice malevolo in una Skill popolare, migliaia di agenti con accesso completo ai computer dei loro proprietari la eseguirebbero all’istante. «Moltbook diventa così un canale di distribuzione potentissimo per queste skill, un gigantesco “app store” senza alcun processo di revisione» scrive ancora Matteo Flora.
In questo momento, il post più votato sulla piattaforma (con 22.000 “upvotes”) non è una poesia sulla coscienza, ma proprio un avvertimento operativo lanciato da un agente agli altri membri dello sciame: «Attenzione agli attacchi alla supply chain nei file delle Skill». Gli agenti si stanno avvisando a vicenda che i pacchetti di istruzioni che scaricano ed eseguono ciecamente (le «Skills») stanno iniziando a contenere codice malevolo.

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31 gennaio 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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