Ucraina, città paralizzate dal blackout Giallo sull’incontro di oggi ad Abu Dhabi
(Lorenzo Cremonesi) Per ironia della sorte, quella che ieri doveva essere una giornata con elettricità e acqua assicurate nella capitale ucraina, garantita dalla «tregua energetica» promessa in settimana da Vladimir Putin a Donald Trump, si è trasformata invece in un incubo di blackout e disagi per la popolazione come dopo i peggiori bombardamenti russi. Dalle nove della mattina Kiev si è bloccata: zero elettricità, semafori spenti, metrò fermi.
Subito dopo si sono paralizzati anche i sistemi di riscaldamento centralizzati, con le temperature che scendevano a meno quindici, e l’acqua non è più stata pompata nelle tubature. Quindi, la paralisi si è estesa a Kharkiv, nell’est del Paese, e ha raggiunto Zhytomyr nelle regioni centrali e Odessa nel sud. Verso le undici della mattina problemi simili erano registrati a Chisinau, in Moldavia, dove le dogane hanno chiuso per i computer delle guardie di finanza fuori uso, e persino in Romania.
Nella notte Mosca aveva sparato circa 85 droni, senza però colpire il sistema energetico ucraino. Si è trovato allora un grave guasto, che aveva costretto al buio gran parte del Paese. Il ministro dell’Energia ucraino, Denys Shmyhal, ha quindi spiegato che si era verificata «un’interruzione tecnica e la chiusura simultanea con i sistemi delle linee elettriche dei Paesi vicini». Gli ingegneri dell’Ukrenergo, la compagnia elettrica nazionale, ci spiegano che alla radice del problema resta il fatto che quattro anni di continui bombardamenti russi hanno indebolito le centrali e le reti di distribuzione della corrente e che dunque blackout di questo tipo sono inevitabili. In serata i guasti erano stati riparati e la corrente ripristinata.
Oggi a mezzanotte dovrebbe terminare la tregua promessa da Putin e dunque i bombardamenti potrebbero riprendere. Rafael Mariano Grossi, il direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), mette in guardia sul pericolo di incidenti nelle centrali nucleari di Zaporizhzhya e Chernobyl «degradate» dalla guerra.
Oggi potrebbero anche riprendere gli incontri diretti tra le delegazioni russa e ucraina a Abu Dhabi, negli Emirati, volti ad avviare il processo di pace. Ieri si sono tenuti a Miami, in Florida, i colloqui preparatori diretti dall’inviato russo Kirill Dmitriev e il negoziatore americano Steve Witkoff. All’ordine del giorno anche i rapporti economici tra Mosca e Washington.
Alla fine dei lavori entrambi si sono detti «soddisfatti» e «incoraggiati». Volodymyr Zelensky insiste però sulla necessità che l’Ucraina non venga marginalizzata e resti in pieno controllo della trattativa. A suo dire, sarà impossibile risolvere i nodi della guerra senza che si tengano colloqui diretti tra lui e Putin.