di
Gennaro Scala
I ladri salgono sui bus o in metro: possono rubare 50 euro a ogni contatto. Diverse segnalazioni alle forze dell’ordine soprattutto nelle zone del centro città
«Nessuno mi ha toccato. Nessuno mi ha sfiorato. Non ho sentito nulla».
Eppure il furto c’è stato. Silenzioso, pulito, asettico, quasi elegante. Giuseppe P., commercialista di San Giorgio a Cremano, se n’è accorto solo dopo, quando lo smartphone ha vibrato con discrezione: notifica dell’app della banca. «Pagamento effettuato: 50 euro, tramite Pos». Fine della magia. Sipario. Succede a Napoli, zona via Toledo, uno dei cuori pulsanti della città. Ma potrebbe succedere ovunque. «Denunciare? Sono cinquanta euro, non ne vale la pena», dice Giuseppe. Poi sospira: «Ma che rabbia». Ed è proprio qui il punto. La rabbia che resta. Ed è così che questa nuova forma di borseggio prospera: invisibile, sottotraccia, senza lasciare segni se non un piccolo buco nel conto corrente. Per qualcuno irrilevante. Per qualcun altro anche cinquanta euro possono essere una cifra importante.
Benvenuti nell’era del pickpocketing 2.0. O, se vogliamo usare il termine giusto, contactless. I borseggiatori “vecchio stile” – mani di velluto, corpi che si avvicinano, spintoni strategici – esistono ancora. Ma accanto a loro si muove una nuova fauna criminale, molto più tecnologica e molto meno fisica. Non serve toccare, non serve guardare negli occhi la vittima. Basta avvicinarsi. A pochi centimetri. Il resto lo fa il chip.Il copione è sempre lo stesso. Bus affollati, metro, strade strette piene di turisti e pendolari. Nel mirino ci sono tutti: chi sale con lo zaino, chi tiene il portafogli in tasca, chi paga il caffè con il telefono. I ladri 2.0 salgono a bordo armati di due soli strumenti: uno smartphone e un Pos portatile collegato via bluetooth. Nessuna selezione della vittima, nessuna scena madre. Passano accanto, rallentano un attimo, ed ecco il colpo. Cinquanta euro alla volta, il massimo consentito senza pin.
Una cifra piccola, quasi insignificante. Talmente piccola che spesso non viene notata subito. Talmente piccola che non spinge a denunciare. Ma moltiplicata per decine di passeggeri, per un’intera linea di autobus, per una giornata intera, diventa un fiume di denaro. Gli investigatori parlano chiaro: con un solo viaggio si possono mettere insieme fino a duemila euro. Conti alla mano, il giro potrebbe valere milioni. Varie segnalazioni si concentrano nelle aree comprese tra corso Umberto I e piazza Trieste e Trento; ma gli alert per gli investigatori si sono accesi anche in via Scarlatti e via Chiaia. «Il fenomeno è probabilmente molto più ampio» riferiscono gli investigatori. Per le forze dell’ordine il livello di attenzione è “giallo”: non massimo, ma neppure trascurabile. L’allarme è rivolto a tutti coloro che utilizzano la tecnologia contactless, in costante crescita. Un sistema comodo, veloce, moderno. E proprio per questo vulnerabile.
Il meccanismo è noto: un chip wireless memorizza i dati della carta, presente nel bancomat, nella carta di credito o nello smartphone. Avvicinando il dispositivo a un lettore, il pagamento parte. Nessun pin, nessuna carta inserita. Una comodità che diventa un varco aperto. E attenzione: non è phishing, non è un trojan, non ci sono link fasulli. Le carte non vengono clonate. Qui si paga davvero, senza sapere di pagare. Ed è questo che rende tutti potenziali vittime, sempre. Ma come fare a proteggersi? «I sistemi di pagamento effettuati attraverso i telefoni sono di certo più sicuri di una card, perché si attivano con un atto di volontà e usando un codice, con il riconoscimento facciale o l’impronta digitale – spiegano le forze dell’ordine – Ma se si ha necessità di tenere in tasca le carte, sarebbe meglio usare un portafogli schermato che le isoli».
Le indagini seguono il denaro a ritroso, come in una partita a scacchi giocata davanti a un monitor a luce fredda. Si parte dalla fine: carte prepagate intestate a cittadini stranieri, sim anonime che tengono “online” i Pos wireless. Gli investigatori guardano verso la zona Mercato e quella del Vasto e sospettano l’intervento di specialisti stranieri. Non si esclude, naturalmente, il pagamento di uno “scomodo” alla criminalità organizzata. I tempi cambiano, certe dinamiche restano. L’allarme non è nuovo. Già la scorsa estate i carabinieri avevano acceso i riflettori sul fenomeno. Il pickpocketing 2.0 aveva fatto capolino anche in costiera sorrentina, tra bar affollati e passeggiate vista mare.
Una cittadina peruviana di 36 anni, decine di precedenti specifici, arrestata dopo un furto in un bar del centro. Tenta la fuga, qualcuno l’aspetta in auto. Lei viene bloccata, l’altro sparisce. Nella borsa spunta un Pos mobile contactless pirata. Tra i precedenti, un colpo simile ai danni di una turista. I video del fenomeno viaggiano sul web e raccontano che le grandi città turistiche sono nel mirino. Come ora Napoli. Il borseggio non fa più rumore, non lascia lividi, non genera urla. Arriva come una vibrazione in tasca, in un momento qualunque della giornata. Cinquanta euro. E una sensazione sgradevole: quella di essere stati derubati senza neppure accorgersene.
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1 febbraio 2026 ( modifica il 1 febbraio 2026 | 09:23)
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