di
Mara Gergolet
L’ex presidente del Parlamento europeo: «La morte di Pretti ha smascherato il carattere di questo governo. Meloni? Credo non si sia ancora decisa: vuole tornare a essere la leader dura di FdI o diventare la guida di un partito moderatamente conservatore di destra?»
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
BERLINO – Martin Schulz, ciò che è accaduto nelle ultime settimane, in particolare la Groenlandia, è un punto di rottura, da cui non si torna indietro?
«Credo di sì. Se un membro della Nato, in questo caso gli Stati Uniti, minaccia un altro partner della Nato, la Danimarca, di prendersi ciò che vuole, se necessario con la forza militare, siamo in una nuova dimensione».
Martin Schulz è stato presidente dell’Europarlamento, candidato cancelliere Spd sconfitto da Merkel, antagonista di Berlusconi che lo definì «kapò». Ci riceve alla Friedrich Ebert Stiftung, il think tank socialdemocratico di cui è presidente. Conosce bene l’Italia: a Bruxelles ha avuto nel suo gruppo Elly Schlein, di recente ha incontrato Conte. Per tutto il tempo dell’intervista, il cellulare in modalità silenziosa, continua a illuminarsi e ricevere telefonate.
Sia Giorgia Meloni che Friedrich Merz cercano di non inasprire i toni con Trump. Il loro atteggiamento aiuta o è un’illusione?
«Bisogna distinguere i ruoli. Un presidente del Consiglio in Italia e un cancelliere in Germania devono confrontarsi con il presidente americano, comunque si comporti. Posso capire bene che cerchino di mantenere un tono che consenta di continuare a parlarsi. Ma non bisogna confonderlo con la chiarezza dei contenuti. Le consultazioni di governo italo-tedesche sono state misurate nei toni, ma chiare nella sostanza. Il messaggio, dalla Groenlandia ai dazi, è stato: così non funziona con noi».
I rapporti tra Germania e Italia sono buoni. Ma come possono collaborare la Spd e la Lega?
«Non esistono rapporti tra la Spd e la Lega. Bisogna distinguere i livelli. Ci sono i rapporti istituzionali e quelli tra partiti: Cdu/Csu con Forza Italia, la Spd con il Pd. Conta la linea complessiva del governo».
Cosa pensa di Giorgia Meloni? In 3 anni ha conquistato molto credito in Germania. La recente vicinanza a Trump ha cambiato qualcosa?
«Per me personalmente è così: Giorgia Meloni indossa diversi cappelli. C’è la Meloni leader di partito, la Meloni in campagna elettorale, la Meloni capo del governo a Roma e la Meloni capo di governo a Bruxelles. È molto abile nel giocare ruoli diversi. Ha certamente imparato che la presidente del Consiglio della Repubblica italiana deve mantenere il Paese saldamente ancorato all’Unione europea. È nell’interesse dell’Italia, dell’Ue e anche della Germania. E questo va rispettato. Ma osservo anche la politica interna italiana e lì vedo un’altra Giorgia Meloni: più autoritaria, più dura, più conservatrice. Vuole tornare a essere la leader dura di Fratelli d’Italia o vuole diventare nel lungo periodo la leader di un partito moderatamente conservatore di destra? Credo che non si sia ancora decisa».
Cosa pensa della violenza a Minneapolis?
«Intanto, è positivo che il tentativo di presentare un omicidio intenzionale da parte di agenti federali come legittima difesa sia fallito. È la prima volta che Trump viene smascherato pubblicamente, a livello globale, in una menzogna. Ma tutto ciò che è avvenuto prima è stato organizzato deliberatamente».
Con quali obiettivi?
«Trump provoca per suscitare reazioni di resistenza, anche violente, che poi gli servono per giustificare un ulteriore inasprimento del suo approccio autoritario. Un governo disposto a impiegare l’esercito contro la propria popolazione è un governo autoritario. È drammatico».
C’è abbastanza resistenza nel Partito repubblicano?
«Lo spero. Per la prima volta, sia al Senato che alla Camera dei Rappresentanti, alcuni repubblicani hanno preso le distanze. È un processo che in politica avviene sempre: finché uno è così forte come Trump nel suo primo anno, tutti gli vanno dietro. Ma appena si indebolisce, iniziano i primi distacchi: perché il calo di popolarità minaccia la loro stessa sopravvivenza».
Teme per le elezioni di midterm?
«Penso che si mirasse ad attivare l’Insurrection Act, per poi dire che in una situazione del genere non si possono svolgere le elezioni. E che nell’entourage di Trump alcune persone abbiano avuto o abbiano ancora quest’idea in mente».
Avremo presto agenti dell’Ice in Italia per i Giochi.
«È una provocazione inaudita. Sono curioso di vedere come l’Italia lo gestirà. Se gli agenti dell’Ice vengono portati con sé, non si può impedirlo.
Ma va chiarito con fermezza dal governo di Roma che non possano agire sul territorio italiano. E credo sia stato fatto».
È giusto parlare direttamente con Putin, come ha scritto su un giornale questa settimana un portavoce Spd?
«Se serve a portare avanti negoziati di pace e a raggiungere un cessate il fuoco, sì. Con chi altro dovremmo parlare? Se vogliamo essere al tavolo, dobbiamo parlare anche con Putin. Il problema è che Putin non parla con noi».
Non è il solito riflesso Spd di normalizzare i rapporti con la Russia?
«Non possiamo normalizzare i rapporti con un Paese che invade un altro e ne terrorizza la popolazione civile. Ma la Russia continuerà a esistere.
Una futura architettura di pace dovrà includerla. Trump vuole un accordo a qualsiasi costo, anche a spese dell’Ucraina e dell’Europa. Se vogliamo impedirlo, dobbiamo essere forti e parlare con Mosca anche noi».
1 febbraio 2026
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