di
Paola De Carolis

Le registrazioni inedite in un nuovo documentario sul re del pop: «Se ora mi dicessero: “Michael, non vedrai più un bambino”, mi ucciderei. Non ho nient’altro per cui vivere»

LONDRA – «Ci sono bambini che mi ricoprono di amore… vogliono toccarmi, abbracciarmi… E io voglio essere un amico… A volte finisco nei guai». 

Le parole che Michael Jackson pronunciò al rabbino Shmuley Boteach, sua guida spirituale, nove anni prima di morire, formano parte di un nuovo documentario che riporta al centro dell’attenzione le accuse di pedofilia nei confronti della star. Si tratta di registrazioni inedite che vengono ora utilizzate dall’emittente britannica Channel 4 nell’ambito di «Michael Jackson: The Trial» per riesplorare il processo del 2005 che, pur concludendosi con l’assoluzione di Jackson, rappresentò la fine della sua carriera.



















































«Non c’è niente di più puro o spirituale dei bambini… Se ora mi dicessi, Michael, non vedrai più un bambino, mi ucciderei… Non ho nient’altro per cui vivere…». Jackson parla liberamente: forse sa che Boteach gli rimarrà sempre fedele, anche dopo il litigio che nel 2004 li porterà a rompere ogni rapporto. 

Alle telecamere britanniche, Boteach spiega ora di credere nell’innocenza del musicista: «Per me è quasi impossibile che Michael abbia fatto male a un bambino. Sicuramente si è comportato in maniera inappropriata. Un uomo adulto non può condividere un letto con un minore. Ma non credo che sotto ci fosse qualcosa di sessuale». 

È un riferimento al caso di Gavin Arvizo, il tredicenne malato di cancro che incontrò Jackson nel ranch di Neverland, dove era stato portato dall’ospedale dove era in cura, e che nell’ambito di un altro documentario, «Living with Michael Jackson», andato in onda nel 2003, aveva raccontato di dormire spesso nel letto di Jackson. Fu lui, assieme alla famiglia, a fare causa al cantante, innescando la perquisizione dell’abitazione del musicista, durante la quale vennero scoperte immagini di bambini praticamente nudi, e nuove accuse da parte di altri minori. Jackson non fu mai condannato, ma la sua reputazione non si riprese: morì di overdose nel 2009 senza tornare sul palcoscenico.

Vincent Amen, che entrò a far parte della squadra di relazioni pubbliche di Jackson nel 2003, è convinto invece che la star fosse colpevole: «Per anni – racconta al documentario – le prove sono state insabbiate e chi sapeva è stato messo a tacere». Nel suo circolo più ristretto, tutti erano a conoscenza «dei gusti di Jackson». Lui stesso, dopo la morte del cantante, è venuto a sapere che un suo collega da piccolo era stato molestato dalla star. Si sa, inoltre, che nel 1993 Jackson aveva pagato lautamente il silenzio di Jordan Chandler (20 milioni di dollari) e che altri due suoi ex ragazzi amici, Wade Robson e James Safechuck, si sono fatti avanti in tempi più recenti: la causa contro gli eredi è prevista per il 2027.

A 17 anni dalla morte del re del pop, le accuse e l’ombra della pedofilia non sembrano aver intaccato il successo dei suoi brani, con 66 milioni di ascolti al mese su Spotify. Spettacoli come Thriller – Live e MJ the Musical fanno il tutto esaurito in giro per il mondo e per aprile è prevista l’uscita del film Michael, diretto da Antoine Fuqua che vede il nipote di Jackson, Jaafar, nel ruolo del protagonista. Michael Jackson come Elvis o Freddie Mercury, insomma: un musicista che non c’è più e che Hollywood presenta a una nuova generazione.

1 febbraio 2026 ( modifica il 1 febbraio 2026 | 19:08)