di
Massimiliano Nerozzi, inviato a Parma
La Juventus vince 4-1 a Parma, resta in scia al Napoli e scavalca temporaneamente la Roma — impegnata domani a Udine — al quarto posto
Era obbligato l’epilogo, volendo tornare al quarto posto (com’è stato, aspettando la Roma domani sera), non libretto e sinfonia: la Juve ha vinto da grande orchestra, con tratti da ouverture di Giuseppe Verdi (La forza del destino) e goleada, nella sera in cui il suo miglior solista, Yildiz, è stato un defilato corista di accompagnamento, sostituito all’intervallo. Non è un dettaglio se, fino a qualche tempo fa, si usava dire, malignamente: palla a Kenan e vediamo che succede.
Luciano Spalletti sta invece costruendo una squadra pensante, che ha a lungo dominato e sempre comandato: davanti a un Parma in lotta per la salvezza, certo, ma su un campo che è spesso stato complicato. Oggi l’hanno spianato subito un grande gol di Bremer, più che un colpo di testa, una schiacciata dalla seconda linea alla Ivan Zaytsev; e una girata volante di McKennie, sempre più giocatore totale. Due azioni che sono l’altra notizia: Madama capitalizza i cross in area, come fin qui raramente aveva fatto. Merito, quest’ultima cosa, di maggior precisione di chi calciava, da Conceicao a Kalulu, in una notte più da ala che da terzino, e nella cattiveria di chi attaccava la porta.
Del resto, l’inizio era stato un messaggio, con un doppio Conceicao: 50 secondi, e Corvi tocca in angolo il rasoterra ravvicinato del portoghese, su invito di Kalulu (dicevamo?); poi, traversa clamorosa (miccia di McKennie). Costretto all’apnea dal possesso palla bianconero — 73 per cento dopo 30 minuti, 60 al gong — il Parma esce dal guscio solo alla mezz’ora con tiro da fuori di Valeri (Di Gregorio devia in corner). Anche se poi, dopo il raddoppio juventino, agli emiliani restano orgoglio e rabbia, cui serve però un rinvio sbilenco di Locatelli, per spremere un’occasione, con la sventola di Oristanio (Di Gregorio c’è).
Spalletti aveva presentato un 4-2-3-1 più classico delle ultime uscite, con McKennie costante sottopunta, e primo aggressore, e chiedendo a Conceicao rincorse e chiusure sulla destra. Quel che, nelle altre sfide, faceva il texano. Ne uscivano venti minuti abbondanti da squadra di spessore, con intensità, corse in avanti, movimenti e menù di occasioni. Unico intoppo le tre ammonizioni prese nel giro di mezz’ora che, forse inconsciamente, alzavano la soglia della cautela e abbassavano l’aggressività. Fino al bis di McKennie, una sorta di reset.
Il tentativo di riaprire la partita di Cambiaso, con un elegante autogol, veniva neutralizzato tre minuti dopo dalla doppietta di Bremer, di forza, dopo un flipper, dalla traversa di McKennie alla torre di David. Lo stesso canadese chiudeva il poker, da pochi passi. Insomma, la Juve non poteva iniziare meglio un filotto di otto partite in 28 giorni, con dentro l’Atalanta, giovedì in Coppa Italia, Lazio, Inter, Como e Roma, in campionato, e la sfida di Champions con il Galatasaray. Nel frattempo, lo shopping ha portato quel che serviva: un cambio da terzino destro (Holm, 25 anni, dal Bologna) e il vice di Yildiz (Boga, 29 anni, dal Nizza). Resta un biglietto della lotteria per l’attaccante, con estrazione oggi, chiusura del mercato: tra Icardi, escluso ieri sera da Chiellini («È stata una suggestione post-conferenza e mi sento di escluderlo»), Zirkzee e Kolo Muani. Bei (e difficili) violini: ma la musica, già oggi, non è male.
1 febbraio 2026 ( modifica il 1 febbraio 2026 | 23:08)
© RIPRODUZIONE RISERVATA