Le cose non dette è il nuovo film di Gabriele Muccino, con Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Claudio Santamaria e Miriam Leone. È uscito il 29 gennaio, è un thriller sull’incomunicabilità – di coppia e non solo – ed è già al primo posto nella classifica dei maggiori incassi del nostro Paese. Per la prima volta nel cast di un lavoro del regista romano c’è anche la catanese Miriam Leone, 40 anni, sposata – dal 2021, con l’imprenditore Paolo Carullo – e madre di un figlio di 2 anni (Orlando, stesso nome del primogenito ventenne di Accorsi, avuto da Letitia Casta).
È vero che in passato gli aveva detto di no?
«Purtroppo sì, nel 2018. Avevo già firmato un altro contratto e quindi fui costretta a rifiutare l’offerta di girare A casa tutti bene, dal quale poi fu tratta anche l’omonima serie. Stavolta ce l’ho fatta, per fortuna. Lavorare con Gabriele è emozionante e coinvolgente».
Vabbè, adesso non potrebbe dire diversamente.
«Certo. Ma la verità è che lui è straordinario perché si preoccupa sempre di mettere l’attore al centro di tutto ed è costantemente in cerca di una verità. Sul set crea una tensione speciale. Fa un uso veemente della macchina da presa che io ammiro tantissimo».
In ogni suo film c’è qualcuno che corre. Stavolta è toccato a lei.
«Esatto. Le sue corse forsennate, presenti in ogni sua opera, parlano per lui proprio in questo senso. In Le cose non dette è toccato a me sgambettare. Elisa, il mio personaggio, lo fa disperatamente per cercare di riprendersi in qualche modo quello che ha perso. Per dargli quello che voleva ho fatto chilometri su chilometri. Ogni momento libero, quando gli altri colleghi tornavano in hotel, Gabriele si avvicinava e mi chiedeva: “Ci facciamo una corsetta?”. E così si partiva, lui sempre vicino a me perché è uno che ti sostiene in ogni momento ed è sempre al tuo fianco».
Prima, nelle serate fra gente del mondo del cinema, quante cose negative aveva sentito su di lui?
«Io vivo a Milano».
Le voci e le battute girano ovunque e quelle contro Muccino – forse per il grande successo che ha avuto, anche in America – soprattutto in passato erano diventate una costante, giusto?
«Diciamo che io cerco sempre di farmi un’idea delle persone conoscendole direttamente. Il resto sono solo chiacchiere. E comunque io appartengo alla generazione che ha amato L’ultimo bacio. Gabriele l’ho sempre stimato».
Se è vero che quel poco che resta del cinema italiano funziona soprattutto per circoletti molto chiusi, lei a quale è iscritto?
«Il cinema si fa a Roma e io, vivendo a Milano, diciamo che ho un altro domicilio».
Ne avrà sentito parlare, o no?
«Sì. Guardando Belve di Francesca Fagnani. Ma credo che esistano sopratutto dei rapporti di amicizia che portano inevitabilmente a fare cose insieme. Stefano e Claudio e Carolina, per esempio, hanno già lavorato con Gabriele, si conoscono da anni. È tutto più facile quando sai con chi hai a che fare».
L’equivoco più ricorrente sul suo conto qual è, se c’è o c’è stato?
«Non lo so».
La coroncina di Miss Italia è mai stata un peso, qualcosa da cui doversi emancipare? In certi ambienti alcuni clichè e pregiudizi resistono a tutto.
«Nella vita, secondo me, ogni cosa avviene per un motivo. Miss Italia l’ho sempre vissuto come un provino davanti a milioni di persone che mi ha aperto tante opportunità. Io ho solo pensato a giocare le carte che uscivano dal mio mazzo».
Fin qui è stata più coraggiosa o incosciente?
«Coraggiosa».
L’ultima cosa coraggiosa che ha fatto quel è stata?
«Un figlio. Non lo so com’era prima, ma oggi per una donna che vuole lavorare ed essere madre, ci vuole tanto coraggio. Lo stesso che ho avuto quando lasciai la mia terra per iniziare una nuova vita senza certezze».
Le prime che ha avuto quando sono arrivate?
«Una data precisa non ce l’ho, ma nel 2013 dopo la trilogia di 1992 e il progetto Rai La dama velata ho iniziato a credere di più in me stessa. Quel periodo per me è stato una specie di spartiacque interiore».
Quindi a 40 anni ce la fa a dire cosa le è venuto meglio, o no?
«È presto per fare bilanci. Sono ancora giovane».
A 30 anni, quando iniziò ad andare in analisi, il problema qual era?
«Lavoravo tantissimo, erano successe tante cose e dentro di me si era creato un disordine che dovevo affrontare e organizzare. Mi sentivo confusa e disorientata, alla fine quel percorso mi ha fatto molto bene. Se non l’avessi imboccato chissà cosa sarebbe accaduto. Un po’ come a Elisa, il mio personaggio nel film».
Ci si è ritrovata almeno un po’?
«Per niente. Studiandolo mi sono sempre chiesta: come è possibile che non si accorga di quello che sta accadendo alla sua vita e alla sua storia d’amore?».
Lei ha sempre visto tutto, non si è mai persa niente nei rapporti?
«Non sono stata sempre vigile, uno deve anche fidarsi e lasciarsi andare, ma è una questione di sensazioni. Che a volte parlano chiaramente. Bisogna ascoltarle».
Lei ha un figlio di due anni: dal punto di vista professionale la maternità le ha creato problemi? Giovanna Mezzogiorno poco tempo fa ha detto che il mondo del cinema è crudele perché dopo aver partorito – non avendo perso subito i chili in più – l’ha emarginata a lungo.
«Onestamente, no. Di sicuro per una donna essere madre e andare avanti con la carriera è molto più difficile rispetto a un uomo, tanto più se nella tua professione ci metti il corpo e la faccia. Certo, ci vuole anche la fortuna di incontrare le persone giuste, che riescano a comprendere il momento che stai vivendo. A me è successo. Il punto, però, è un altro: avere figli non è più solo un fatto privato, ma sociale. Ci vogliono aiuti concreti alle donne e alla famiglia».
Adesso lo sfizio da togliersi qual è?
«Non lo so. Una rivalsa mi sento di di averla già avuta».
Verso chi o cosa?
«Un vita che poteva essere solo in provincia, senza tutte le esperienze straordinarie fatte finora. Sono fortunata, mi è andata bene».
Il successo come regista di Paola Cortellesi le ha fatto venire in mente qualcosa? Prima o poi vedremo un film o una serie nata “da un’idea di Miriam Leone”, per citare il suo collega Accorsi di “1992” etc?
«Io amo Paola Cortellesi, sono una sua fan, e il suo film l’ho apprezzato tantissimo. Per il resto, guardo, imparo, assorbo e poi forse succederà qualcosa, chi lo sa? Magari ne riparleremo».
Che ne pensa della prima donna presidente del Consiglio: si sente rappresentata?
«No».
Lei a votare ci va o è fra i tanti che restano a casa?
«Per esercitare questo diritto ogni volta devo andare in Sicilia e a volte gli impegni di lavoro non mi hanno dato la possibilità di farlo. Mi piacerebbe farlo a distanza».
Ho visto sui social che ha un marchio di prodotti cosmetici: è un divertissement, un piano B o altro?
«Un lavoro serio perché mi piace occuparmene e perché come attrice mi dà la possibilità di scegliere i progetti con più serenità, senza preoccuparmi – chiamiamole così – delle necessità».
È vero che quando nel 2009 le offrirono di condurre Domenica In disse di no anche a tanti soldi?
«Sì, e non solo a quelli: dissi di no proprio alla conduzione in tv. Avevo fatto la mia gavetta, che non rinnego perché mi ha dato tantissimo sotto tutti i punti di vista, personale e professionale, ma volevo fare l’attrice. Pensi che io sono stata scelta dalla Rai per condurre un programma come Unomattina estate mentre ero ancora Miss Italia, per cui dovevo farlo per forza per ragioni contrattuali, cosa mai successa né prima né dopo di me. Non avevo scelta. Per fortuna è andata bene e ho imparato. Tanto».
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