di
Giorgio Bernardini

Il video postato da Davide Pispicia: «Possibile riaprire solo con una raccolta fondi». Contestati lavoratori in nero, capienza non rispettata, balli e altre carenze. Continuano i controlli interforze anche a Firenze dopo la strage di Crans Montana

«Ragazzi, oggi finisce il jazz club». Mancano pochi minuti alle sei di domenica mattina quando Davide Pispicia, il proprietario, annuncia con un video su Instagram in maniera sconsolata che le forze dell’ordine hanno messo i sigilli allo storico locale musicale del centro storico fiorentino, in via Nuova de’ Caccini 3. Nei commenti che si sviluppano poco dopo, sotto il post, si comprende che si tratta di un sequestro preventivo

Le contestazioni, emerse pubblicamente poche ore dopo l’intervento delle forze dell’ordine, sono diverse: «Lavoratori, 6 su 10, impiegati in nero, mancate condizioni di sicurezza all’interno poiché erano presenti il doppio delle persone consentite, e attività di ballo non autorizzate perché la licenza ammette solo musica dal vivo». Il verbale evidenzia anche «gravi carenze igienico sanitarie e presenza di infestanti vivi», e «il mancato rispetto delle norme nell’ambito della denominazione dell’attività economica che risulta essere un circolo riservato ai soli soci, ma veniva di fatto concesso il libero accesso a chiunque, trasformando la tipologia di attività senza autorizzazione».



















































Contestazioni molto dure, rilevate nell’ambito di controlli interforze, «disposti dalla prefettura dopo la tragedia di Crans Montana (Svizzera)» – fa sapere il Comune – , a cui hanno partecipato forze dell’ordine, vigili del fuoco, polizia municipale, Ispettorato del lavoro e dipartimento di prevenzione dell’Asl Toscana centro. Proprio in seguito a questi controlli già sabato era stato chiuso un altro locale in centro a Firenze, vicino al Duomo.

Il Jazz Club è un locale molto noto a Firenze, sono centinaia le reazioni pubbliche, soprattutto sui social, rispetto al sequestro. Sul tema è intervenuta anche la sindaca di Firenze Sara Funaro: «I controlli disposti dalla Prefettura, anche alla luce dei fatti gravissimi di Crans Montana, sono importanti per garantire la sicurezza dei nostri ragazzi, così come le condizioni di lavoro di chi fa vivere gli spazi notturni. Su sicurezza e lavoro nero – ha detto Funaro – non ci possono essere scorciatoie. Non è possibile che i luoghi di divertimento si possano trasformare in tragedia a causa del mancato rispetto delle norme di sicurezza, così come non è pensabile che siano contesti dove è tollerato il lavoro nero. Per noi i luoghi di divertimento, specie dei più giovani, sono una risorsa fondamentale per la città: una città viva la notte è più sicura ed anche attrattiva per chi vuole venire a viverci e a visitarla. In questa ottica – conclude la sindaca – convocheremo i gestori dei locali notturni per avere un confronto con loro sul rispetto delle condizioni di sicurezza e di legalità».

Il proprietario del Jazz club nel suo sfogo notturno sui social, aveva fatto un lungo elenco di ringraziamenti per gli avventori, i clienti, i musicisti, che in questo modo – spiega – possono essere avvisati per tempo del fatto che la programmazione per ora finisce qui. Non solo per ora, forse: Pispicia aggiunge infatti che il locale potrebbe riaprire solo tramite «una grossissima raccolta fondi», dato che lui non avrebbe le risorse necessarie. Il riferimento implicito pare essere quello alle sanzioni da pagare. 

La notizia ha colpito come un fulmine una comunità ampia e trasversale, fatta di musicisti, appassionati, studenti e turisti di passaggio. Perché il Jazz Club non è mai stato un locale qualunque, ma un punto di rifermento trasversale che ha accolto negli ultimi anni, nonostante la connotazione del nome, diversi gruppi e sensibilità musicali. 

Aperto nel 1979, nascosto quasi pudicamente sotto il livello della strada, senza insegne vistose se non quella che compare lungo la scala, dal mercoledì alla domenica dopo le 21, è diventato nel tempo un indirizzo imprescindibile della notte fiorentina. La capienza del locale è di circa 100. A indicarne l’ingresso, una “J” trasformata in sassofono nelle luci al neon e un peperoncino nel logo. Dal 2012 a guidarlo è proprio Pispicia, siciliano arrivato a Firenze per specializzarsi come orefice e rimasto poi, quasi per vocazione, a coltivare un altro tipo di arte. Il locale ha dato spazio in questi anni a dialogo aperto tra musicisti di ogni provenienza, che ha reso il locale un crocevia internazionale, frequentato anche da molti stranieri attratti dalla posizione in pieno centro e dall’atmosfera autentica. L’ambizione, negli ultimi anni, era persino quella di ampliare ulteriormente l’offerta, per diventare un punto di riferimento artistico cittadino in senso ancora più largo.

Ora, però, le luci al neon sono spente e quella scala che portava sottoterra verso notti improvvisate e assoli infuocati resta chiusa.


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1 febbraio 2026 ( modifica il 1 febbraio 2026 | 16:49)