di
Andrea Pasqualetto
L’ex geometra: le crepe in casa, poi siamo fuggiti
Cerca di sorridere, ha gli occhi stanchi, l’aria timida e una coppola sulla testa. All’ottantenne geometra del Comune in pensione Marcello Di Martino è toccato un brutto e particolare destino: da una parte ha dovuto abbandonare in pochi minuti la casa dove ha vissuto una vita, dall’altra vede ogni giorno la sua Ford Fiesta in tivù. È lui infatti il proprietario dell’auto grigia che spunta dalla scarpata di Niscemi sospesa nel vuoto e diventata un simbolo del disastro.
Ce la può spiegare?
«L’avevo parcheggiata nel mio garage, dove si entra dalla strada panoramica, via Angelo d’Arrigo, che è venuta giù con mezzo garage. È una 1.400 diesel, la usavo solo per andare fuori città, anno 2002, 97 mila chilometri. In città uso la Seicento».
Lei dov’era quando è franato tutto?
«È andata così: quel giorno, alle due del pomeriggio, noi avevamo appena finito di pranzare quando qualcuno ha bussato a casa nostra urlando “uscite uscite, c’è la frana c’è la frana”. La prima cosa che ho fatto è stata prendere subito mia moglie, che non può muoversi, per caricarla nell’altra auto, la Seicento. Ho preso anche qualche coperta e tutto quello che ho trovato a portata di mano. Prima di uscire ho staccato gas e luce per sicurezza, c’era puzza. Ho guardato verso la strada e mi sono accorto che qualcosa non andava. Poi ho visto una crepa e a quel punto siamo partiti».
Per dove?
«Per la campagna qui vicino, abbiamo una casetta senza riscaldamento. Ma siccome Cinzia (la moglie, ndr) aveva necessità di fermarsi, abbiamo chiesto aiuto a un’amica di Niscemi. Lei ha capito la difficile situazione e, pensi, ci ha ospitati per tre giorni».
Non siete più tornati nella casa di Niscemi?
«Sono andato con i Vigili del fuoco a prendere medicine e documenti e un paio di scarpe ma dovevo far presto e ho dovuto lasciare lì tutto il resto. Non ce l’ho fatta a prendere le foto del matrimonio e quelle di mio figlio, che vive a Roma. Mi aveva chiamato per chiedermelo: papà, se ce la fai, prendi quelle di quando ero piccolo e anche la macchinina nella libreria che mi ricorda la mia infanzia, non ce l’ho fatta…».
Di Martino si ferma, gli occhi si inumidiscono. Cosa sarà della sua casa? «Se non va giù la demoliranno. Abbiamo perso tutto».
E della Ford?
«Prima o poi cadrà anche quella. Tutte le volte che la vedo in televisione mi viene un nodo alla gola. Sa, ha passato anche lei 24 anni con noi. Sono andato all’assicurazione per vedere se si può sospendere la polizza che scade in agosto. Mi hanno detto che hanno bisogno dei documenti. Ma come faccio a recuperarli, ho detto. Mio figlio allora ha trovato una foto del precipizio dove si vede la targa. Vediamo se possono fare qualcosa. Ma queste sono piccole cose. Qui la tragedia è enorme».
Suona il telefonino. «Sì Cinzia, sì sì, arrivo». Di Martino si alza, sistema la coppola, sospira: «Mia moglie non sta bene, devo andare».
1 febbraio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA