di
Giuliana Ferraino
La manager alla guida del costruttore cinese: no alle joint venture, rallentano le decisioni. Nei prossimi mesi presenteremo il centro di design a Milano
«Il più grande errore dell’industria automobilistica europea? All’inizio non ha creduto davvero nell’auto elettrica. Noi abbiamo sempre creduto che l’elettrificazione fosse il futuro. Molte aziende investono in modo discontinuo, entrano ed escono. Noi no. Abbiamo investito tutto nella tecnologia del futuro. Politiche instabili hanno spinto molte aziende a cambiare direzione, sprecando ricerca e sviluppo», sostiene Stella Li, 55 anni, alla guida di Byd, il marchio cinese che nel 2025 è diventato il primo costruttore mondiale di auto elettriche, con 2,26 milioni di veicoli venduti, superando Tesla. Un traguardo che l’ha portata per la prima volta al World Economic Forum di Davos, «un posto molto interessante, dove ci sono molti leader e la possibilità di discutere in modo aperto», ci ha detto. E senza alcun timore reverenziale me ha approfittato: incrociando Jensen Huang, cofondatore e ceo di Nvidia, si è presentata, gli ha stretto la mano e hanno cominciato a chiacchierare. Idem con Tim Cook di Apple e altri. Diretta e senza paura.
Cosa c’è dietro il sorpasso su Tesla?
«La tecnologia. Byd non è solo un’azienda automobilistica, è un’azienda tecnologica. L’innovazione è il nostro Dna. Abbiamo quasi un milione di dipendenti e oltre il 10%, circa 120 mila ingegneri, si occupano di R&S. Produciamo 52 brevetti al giorno. E non facciamo solo auto: lavoriamo su intelligenza artificiale, guida autonoma, robotica. Abbiamo un ecosistema completo e siamo anche tra i grandi player nello storage di batterie. Il secondo grande punto di forza di Byd è la manifattura, con processi di altissimo livello. Siamo molto forti nella costruzione dei macchinari e nella produzione di precisione».
L’Ue ha introdotto barriere contro le auto cinesi.
«Nessuno si aspettava che l’industria cinese dell’auto elettrica fosse così forte. Questo sorprende, è una sorta di risveglio. È normale che ci siano preoccupazioni. Se guardiamo alla storia, prima c’è stata l’ondata americana, poi quella coreana e giapponese. Ora è l’ondata cinese. Nessuno prenderà tutto il mercato: forse alla fine sopravvivranno una o due aziende cinesi e poi il mercato si riequilibrerà».
I dazi rallenteranno Byd o vi spingeranno ad accelerare la produzione in Europa?
«Non abbiamo bisogno di essere spinti. Byd ha una visione di lungo periodo. Le nostre strutture europee le abbiamo decise 3 o 4 anni fa. La nostra filosofia è semplice: se siamo in un mercato ricco, produciamo localmente. Investiamo molto in Brasile e anche in Europa. Il nostro stabilimento in Ungheria è già nella fase di avviamento e puntiamo alla piena capacità entro un anno e mezzo».
Il presidente Macron ha chiesto più investimenti cinesi e trasferimento di tecnologia in Europa. Cosa risponde?
«Sì. Ma il modello della joint venture è superato. Non è efficiente: noi prendiamo decisioni in un secondo, una joint venture impiega mesi. Quel modello appartiene al passato. Il futuro è apertura e cooperazione globale. Noi usiamo chip Nvidia, software e componenti di diversi Paesi: questa è la direzione».
C’è ancora spazio per un’industria automobilistica europea forte?
«Sì. Volkswagen, per esempio, ha una strategia chiara: partecipare alla competizione cinese. Ha basi solide e una catena di fornitura molto efficiente. Le manca la tecnologia, ma se entra davvero nella competizione può vincere. È come alle Olimpiadi: un anno vinci, l’anno dopo può vincere qualcun altro. L’importante è competere».
Quali Paesi vi interessano di più in Europa?
«Tutti. Vogliamo portare le nostre auto in ogni Paese».
Come vede il mercato italiano?
«I consumatori italiani amano le auto Byd per il design, che è elegante e alla moda. Abbiamo creato anche un centro di ricerca e sviluppo sul design a Milano e formato un team di alto livello. Organizzeremo un grande evento di presentazione nei prossimi mesi. Amo viaggiare a Milano e a Roma: l’Italia è un Paese bellissimo, con un grande talento nel design. E designer italiani partecipano già a diversi progetti di design delle nostre auto».
Qual è il segreto di Stella Li?
«Ho due figli, sono all’università. Amo il mio lavoro. Come dice Warren Buffett, bisogna divertirsi lavorando. Ogni giorno è un nuovo viaggio, una nuova sfida».
Qual è la formazione migliore per un leader oggi?
«Essere aperti e rispettare culture diverse. Io sono cinese, ho studiato solo in Cina, ma le persone sono molto simili ovunque: italiani, cinesi, tedeschi. Lavorano duro, sono dedicati e creativi».
Che cosa dovrebbero studiare i giovani?
«Ingegneria. Bisogna imparare la tecnologia. Io? Ho studiato matematica, statistica».
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1 febbraio 2026 ( modifica il 1 febbraio 2026 | 07:39)
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