La posizione creditoria netta sull’estero della Cina è di tre trilioni di dollari. La bilancia commerciale di Pechino non ha sofferto più di tanto i dazi americani, avendo qualche arma di dissuasione (la potenza militare, la disponibilità di materie prime rare, ecc.) che gli alleati europei di Washington purtroppo non hanno. Le esportazioni cinesi, pur calate verso gli Stati Uniti, hanno trovato ampi mercati di sfogo, soprattutto in Europa e questo nonostante alcune restrizioni (che evidentemente non bastano). Il saldo commerciale del 2025 è stato comunque di 1.200 miliardi. Record, nonostante la «faccia feroce» di Trump.
Tutto ciò fa riflettere sulle posizioni di autentico dominio della Cina. Ma il paradosso che viviamo in questa epoca di incertezza è che dobbiamo alla fine persino apprezzare la prudenza di Pechino davanti all’imprevedibilità dell’amministrazione americana. È la tesi dell’articolo di Pierluigi Ciocca e Giangiacomo Nardozzi, dal titolo L’incertezza e l’economia, oggi, pubblicato su Bancaria. L’economia cinese vale il 20 per cento del prodotto globale, calcolato alla parità dei poteri d’acquisto, rispetto al 15 per cento degli Stati Uniti e il 12 per cento dell’area euro (non è poco e chissà perché non ne abbiamo la totale consapevolezza).
La bilancia dei pagamenti cinese è in attivo dalla meta degli anni Novanta (è passata ormai un’era geologica). «La Cina – scrivono Ciocca e Nardozzi, autori peraltro per la Treccani de Il pensiero economico nell’Italia repubblicana – mira chiaramente a soppiantare la primazia americana, ma lo fa gradualmente in forme non plateali, attenta non creare traumi, geopolitici e militari». La stabilità di questi tempi dipende dunque più dalla Cina che dagli Stati Uniti. «Se Pechino lesinasse i crediti agli Stati Uniti il dollaro crollerebbe provocando inflazione e recessione non soltanto in America. Le ripercussioni sarebbero almeno nell’immediato pesanti per la stessa economia cinese, ormai integrata in quella mondiale». Insomma, costretti dalla congiuntura ad apprezzare la prudenza imperialista cinese. L’estremo paradosso di un Occidente diviso e miope sul destino di altri valori, non economici e più importanti.
2 febbraio 2026
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