Forlì, 2 febbraio 2026 – Oggi, alle 20.45, al Centro per la pace di via Andrelini 59 – sede della Fiab di Forlì – racconterà la sua ultima avventura su due ruote: un viaggio di oltre 4mila chilometri, compiuto la scorsa estate, da Giovinazzo, in Puglia, fino alla cittadina olandese di Amerongen.
Ma il dentista forlivese Giampiero Monti, 67 anni, è già con la testa alla prossima impresa: a giugno volerà oltreoceano e pedalerà lungo la Great divide mountain bike route (Gdmbr), la pista ciclabile fuoristrada più nota al mondo, che collega Banff, cittadina turistica nella provincia di Alberta (Canada), ad Antelope Wells, in New Mexico. Dal Canada fino al confine con il Messico, per un totale di 4.418 chilometri.
Monti, cosa significa essere un ultra-ciclista?
“A differenza del cicloviaggiatore, che è libero di programmare le tappe giornaliere, fare soste e assecondare i propri tempi, l’ultra-cyclist partecipa a una gara agonistica a tutti gli effetti. Deve seguire un regolamento, rispettare tempi di percorrenza e pedalare lungo un tracciato delineato, senza deviazioni”.
Qual è la distanza media di questo tipo di gare?
“Le distanze possono variare da 800-1.000 a 5.000 km e oltre: è il caso della Race across America, dalla costa pacifica a quella atlantica”.
A differenza delle gare ciclistiche ‘normali’, peraltro, il tracciato non è segnalato.
“Il partecipante riceve la traccia Gps da scaricare sul proprio dispositivo e, da quel momento, deve gestire la gara in totale autonomia. Non è previsto alcun tipo di assistenza, né ristori o ricoveri. Chi supera un limite di tempo massimo viene eliminato”.
Tornando alla gara della scorsa estate, la ‘Via Race’, qual è il filo rosso che collega Giovinazzo ai Paesi Bassi?
“L’itinerario si rifà alla storia dell’antica Roma: segue le orme di Germanico, uno degli ultimi Cesari, nel suo grande viaggio alla conquista della Germania”.
Quali sono stati i momenti più difficili, in 19 giorni, 15 ore e 47 minuti di pedalata?
“Sicuramente le salite, soprattutto le cime del nostro Appennino, fino alle Alpi, al confine con l’Austria. Poi l’incognita del meteo, dal caldo estremo sofferto in Puglia a fine luglio alle piogge abbondanti negli altri Paesi europei. All’estero, poi, è più difficile trovare posti in cui dormire, soprattutto se si arriva a destinazione in tarda serata: qualche volta ho dovuto accovacciarmi in tendoni abbandonati o in altri giacigli di fortuna”.
E quelli più piacevoli?
“Gli incontri casuali nei tanti posti che ho attraversato. Ho conosciuto centinaia di persone in questi anni, di ognuna ho un ricordo speciale”.
Sua moglie cosa pensa di questo ‘hobby’?
“Sa che ho lavorato per tutta la vita e che, una volta all’anno, ho bisogno di questa valvola di sfogo. Ovviamente, bisogna venirsi incontro: lei non ama andare in bici, ma camminare sì, quindi facciamo lunghe passeggiate nel tempo libero”.
A proposito, lei è in pensione da un mese: sarà improbabile vederla osservare i cantieri cittadini…
“Finché sto bene andrò avanti e no, non intendo passare all’e-bike (ride). Non sono andato a vedere i cantieri, è vero, ma ho approfittato del tempo libero per frequentare un corso da guida cicloturistica. Se un giorno dovessi smettere con l’ultracycling, mi darò al cicloturismo”.