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Davide Stoppini, inviato a Udine
Giallorossi ko in Friuli, decide la punizione deviata in avvio di secondo tempo. Sorpasso della Juventus per la Champions
Un mese a parlare di acquisti, di attaccanti, di esterni che mancano nella rosa, ritocchini e ritocchetti. Poi finisce il mercato e la Roma si ritrova quinta in classifica, fuori dalla zona Champions, sconfitta meritatamente dall’Udinese al termine di una delle sue peggiori prestazioni, per scarsa produzione offensiva, scarso ordine in campo, scarsa presenza. Scarso tutto, verrebbe da dire: in tre mesi, dal suo arrivo sulla panchina della Juventus, Spalletti ha guadagnato 8 punti su Gasperini. E qualche interrogativo, allora, è giusto porselo, di fronte all’ottavo ko in campionato.
L’Udinese ha disegnato la partita che voleva e l’ha portata a casa, soffrendo solo nel finale ma più per la disperazione della Roma — e l’occasione finale di Mancini a questa lettura risponde — che per propri demeriti. Che sono pochissimi, forse il più evidente quello di non aver concretizzato le tante potenziali chance, con Ekkelenkamp e Atta sulla trequarti a fare il bello e il cattivo tempo. La fatica della Roma è stata fisica, più che mentale. Fisica nel senso stretto del termine: una squadra come quella di Gasperini, che fonda il suo gioco sull’anticipo e sul recupero alto, non è praticamente riuscita mai a impossessarsi di una seconda palla. E così Malen s’è ritrovato spesso abbandonato a se stesso, Pellegrini poco ha combinato, Soulé è stato indisponente e incredibilmente costante nel ripetere sempre lo stesso errore, quello di toccare il pallone una volta di troppo perdendo uno o due tempi di gioco tutte le volte. L’Udinese, al contrario, ha retto l’urto. E imposto anche i ritmi di gioco, con i due trequartisti — Atta ed Ekkelenkamp, appunto — bravissimi a muoversi, a duettare, a uscire dalle marcature alte di Hermoso e Mancini. Non è un caso che siano stati loro gli uomini più pericolosi del primo tempo, con due conclusioni respinte da Svilar e poi con un’incursione sventata da Mancini. Gasperini si è sbracciato a lungo, chiedendo maggiore intensità ai suoi, di trequartisti. Ma la Roma s’è via via allungata, andando in difficoltà pure lì dove di solito risiedono le certezze, ovvero dalle parti di Cristante. Il gol è arrivato su un episodio, a inizio ripresa. Ma è tremendamente simbolico: una punizione del migliore in campo, Ekkelenkamp, deviata dal nuovo acquisto della Roma, Malen, che ha nuovamente steccato, ma stavolta più per demeriti dei compagni che poco e male l’hanno assistito (senza Dybala la musica cambia per tutti, anche per l’olandese).
Gasperini non è riuscito a far cambiare marcia ai suoi. E pensare che in Europa League aveva lasciato a riposo i migliori. Invano, è giusto dire. L’Udinese ha «sentito» la partita per almeno 75’, poi chiudendosi su stessa senza mai rischiare. L’unico intervento vero di Okoye è arrivato nel recupero su Mancini e qualcosa vorrà pur dire. Runjaic ha agganciato la Lazio all’ottavo posto, Gasp ha parlato di «serata sfortunata»: riduttivo, forse.
2 febbraio 2026 ( modifica il 2 febbraio 2026 | 23:12)
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