Leonardo Maria Del Vecchio.

Il tema del capitalismo famigliare – e quindi della visione economica e capacità imprenditoriale dei suoi rampolli – è cruciale per l’industria italiana e la sua sopravvivenza. Piaccia o no, siamo un Paese di industrie piccole e medie, perlopiù manifatturiere, a controllo e conduzione famigliare, perlopiù non quotate.  Le future scelte dei rampolli (termine che indica non i polli ma i germogli) contano da morire.

Chi scrive se ne occupa da quasi 20 anni, e nel 2009 ha pubblicato per Longanesi un saggio sul tema che all’epoca fece discutere per qualche anno: Gli Affari di Famiglia. Fatti e misfatti della nuova generazione di padroni.

Durante la trasmissione condotta da Lilli Gruber, LMDV ha spiegato con efficacia, anche se con timidezza, le motivazioni della sua apparente indifferenza al colore politico. Lui intende costruire un sistema editoriale integrato, tale da dare un servizio completo agli inserzionisti.

Leonardo Maria Del Vecchio (da qui in poi per brevità LMDV), ultimogenito del fondatore di EssilorLuxottica (primo gruppo industriale privato italiano, con 25 miliardi di ricavi e quasi 140 miliardi di valore di Borsa) è uno di questi rampolli. La settimana scorsa si è parlato molto di lui sui media perché ha commesso l’errore di partecipare a una puntata di Otto e Mezzo, la trasmissione condotta da Lilli Gruber su La 7. Gli altri intervistatori erano Italo Bocchino, direttore editoriale del Secolo d’Italia, e Massimo Giannini, editorialista di Repubblica, già direttore de La Stampa e conduttore radiotelevisivo.

Nonostante l’atteggiamento ostile di Gruber e Giannini, LMDV ha riassunto con efficacia la filosofia con la quale intende svolgere il mestiere di investitore, impiegando le cospicue sostanze, circa otto miliardi di euro, di cui disporrà quando si saranno risolte le complicazioni legali della successione.

La sua società di investimenti, la LMDV Capital, intende valorizzare il Made in Italy supportando e rilanciando marchi che incarnano la qualità, la tradizione e l’innovazione del nostro Paese, con particolare attenzione all’ospitalità, all’intrattenimento, al food e alle nuove tecnologie.

LMDV Capital, intende valorizzare il Made in Italy supportando e rilanciando marchi che incarnano la qualità, la tradizione e l’innovazione del nostro Paese, con particolare attenzione all’ospitalità, all’intrattenimento, al food e alle nuove tecnologie
Leonardo Maria Del Vecchio, imprenditore e investitore, è presidente di Lmdv Capital

Gli investimenti fatti finora sembrano tutti andare bene, come la partecipazione nella nuova Ima delistata di Alberto Vacchi, le acque di Fiuggi, Esa Nano Tech, Triple Sea Food e diverse altre aziende. Non risultano scivoloni, o imprudenze di sorta, anzi. LMDV ha fatto l’esempio della ristorazione, che nel periodo Covid i più davano per morta: lui ha fatto acquisizioni (magari a prezzi convenienti) proprio in quel periodo, ha sostenuto la ristorazione e ci sta guadagnando.

Al giorno d’oggi, di miliardari che intendono investire in Italia, non ne risultano tanti. Chi scrive segue le cronache economiche per mestiere da tutta la vita, e così su due piedi non viene in mente alcun personaggio del genere. Magari, con una accurata ricerca, si scopre che ce ne sono altri, ma sarebbero comunque membri di una specie rara.

Andrebbe anche tenuto presente il contesto: la malattia dell’industria italiana, soprattutto di quella medio-grande, è purtroppo la scarsa qualità di molti “padroni” che hanno fatto ammalare o fallire le aziende ereditate, hanno tirato i remi in barca e ora investono soprattutto all’estero. Il caso di John Elkann –  tutto proiettato a vendere i vari pezzi dell’ex impero industriale Agnelli per investire in giro per il mondo – è il più noto ma non è certo l’unico.

In un contesto come quello italiano, un giovane investitore che punta sul made in Italy e vuole creare sviluppo, andrebbe incoraggiato e ben raccontato. Invece Gruber e Giannini lo hanno sottoposto a una sorta di esecuzione
Urbano Cairo, presidente e ceo di Rcs MediaGroup, ha dimostrato coi fatti che con l’editoria è possibile fare soldi. Ma serve una visione imprenditoriale, che non tutti possiedono.

Proprio per questo contesto disastroso, uno come LMDV dovrebbe essere accolto con le fanfare, incoraggiato, applaudito. Invece no. Gli intervistatori, con l’eccezione di Italo Bocchino, sembravano un plotone di esecuzione. LMDV gli stava chiaramente sulle scatole. LMDV è stato trattato tutto il tempo come un povero scemo parvenu che ha ereditato tanti soldi e non sa come spenderli. Ma perché? Chi, come lo scrivente, conosce bene le abitudini dei vertici della casta giornalistica autoreferenziale (di cui Gruber e Giannini sono esimi esponenti) è ben consapevole delle motivazioni di questo atteggiamento: LMDV non fa parte del Salotto Buono del capitalismo italiano old style. Quel piccolo mondo antico (e in buona parte defunto) che un tempo aveva in mano i giornali e il Paese e che personaggi come Gruber e Giannini venerano come se fossero ancora al top: gli Agnelli, gli Elkann, i De Benedetti, i Tronchetti Provera, i Montezemolo e tutta la compagnia cantante. Quando uno di questi anziani signori è ospite in tv o viene intervistato da tale tipologia di giornalisti, l’atteggiamento solitamente supera in leccamento quello che avrebbero con il Sommo Pontefice.

Fa niente se hanno distrutto aziende e posti di lavoro per incapacità o interesse personale: il Salotto Buono va sempre riverito. Prendere il the e parlare in salotto con le vecchie zie fallite è sempre un grande privilegio, anche se ciò avviene mentre gli operai stanno portando le poltrone in discarica. La riverenza non si spiega solo con la convenienza dei giornalisti, visto che quella compagnia di giro nomina i direttori (sempre meno, e fra poco per niente). È proprio una questione culturale, psicologica, inconscia della vecchia casta della corporazione giornalistica che esprime personaggi come Lilli Gruber e Massimo Giannini. Quest’ultimo ha fatto fallire tutte le iniziative televisive, radiofoniche e quotidiane di cui è stato a capo (da ultimo La Stampa di Torino di cui è stato direttore al punto più basso della sua storia) eppure resta sempre in posizione apicale e autorevole. Misteri italiani. O forse no. Noi invece non abbiamo di questi ancestrali tabù e lo diciamo forte e chiaro: viva gli imprenditori che investono in Italia e creano posti di lavoro!

Ad avere acceso l’interesse di Gruber, Giannini & Co è stata comunque l’intenzione di LMDV di entrare nel mercato dell’editoria. Prima ha tentato di acquisire la Gedi, editore di Stampa e Repubblica che la proprietà Elkann vuole cedere al migliore offerente quanto prima. Poi, visto che è stato escluso a priori (misteriose le motivazioni, visto che offriva la medesima cifra dei greci di Antenna) ha ripiegato sul 30% del Giornale e sulla totalità del gruppo Monrif, che edita tre quotidiani storici: Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione. A sconvolgere il duo Gruber/Giannini è il fatto che prima LMDV abbia tentato di comprare un giornale di Sinistra, e poi due di Destra, come se la cosa fosse indifferente. Per fare editoria ci vuole “visione” visto che, sostiene Giannini, «con i giornali non si fanno i soldi». Chissà che visione aveva John Elkann, il padrone uscente di Stampa e Repubblica.

Lilli Gruber. Nonostante l’atteggiamento ostile della conduttrice e Giannini, LMDV ha riassunto con efficacia la filosofia con la quale intende svolgere il mestiere di investitore.

LMDV ha spiegato con efficacia, anche se con timidezza, le motivazioni della sua apparente indifferenza al colore politico. Lui intende costruire un sistema editoriale integrato, tale da dare un servizio completo agli inserzionisti, facendo leva anche sulle potenzialità avanzate del digitale applicate alla pubblicità e alle iniziative di promozione. Gli interessa comprare giornali rilevanti e radicati nel territorio per sfruttarne le potenzialità all’interno di un sistema digitale integrato da costruire e tale da creare valore per gli inserzionisti. In questa visione, l’orientamento politico dei media che verrebbero acquisiti, non ha particolare rilevanza.

Ad essere materialmente sbagliata, è invece la visione dell’intervistatore Massimo Giannini, per cui «con i giornali di soldi non se ne fanno». Forse tanti anni di iniziative in perdita, soprattutto se guidate da lui, hanno deformato il suo punto di vista. Perché ci sono case editrici ben gestite che di soldi ne fanno eccome. Per trovarle non è necessario andare tanto in là, basta guardare i conti del diretto concorrente di Gedi, la Rcs MediaGroup di Urbano Cairo. I dati 2025 non sono ancora disponibili, ma Rcs MediaGroup ha chiuso il 2024 con ricavi consolidati pari a 819,2 milioni di euro, in calo dell’1,1%, un Ebitda di 148 milioni (+8,66%), un utile operativo di 92,6 milioni (+14%) e un utile netto di 62 milioni (+8,7%). In diminuzione l’indebitamento finanziario netto complessivo, pari a 127,2 milioni contro i 151,4 milioni di fine 2023.

L’idea che con i giornali di soldi non se ne fanno è tra le malattie della vecchia guardia castale giornalistica. Così come credere che la visione politica di un imprenditore debba necessariamente manifestarsi con un colore partitico. Senza rendersi conto di quanto ci sia di visionario (e anche di politico!) nel voler puntare solo sul made in Italy e nel creare un sistema media integrato che supporti la profittabilità dei giornali. Peraltro, LMDV ha ribadito che al mondo dell’impresa, al di là del colore politico, interessa la stabilità. Per questo, ha dichiarato di aver votato per Matteo Renzi e Giorgia Meloni.

Che cosa ha sbagliato dunque LMDV? Perché tante critiche?

La principale criticità sta nel non essere un oratore professionale. Ha la voce un po’ stridula, il look un po’ incerto e quella barba che copre il volto, in un ragazzo giovane, obiettivamente non è il massimo. Dice le cose in modo chiaro, pesa bene le parole, ma non è abbastanza incisivo.

Domanda: ma per essere un valido investitore, è necessario avere queste caratteristiche? Devi sapere come e dove investire oppure essere uno showman?

La seconda criticità è l’aver accettato di partecipare a quel contesto televisivo, che non poteva che trasformarsi in un plotone di esecuzione.

Se LMDV fosse stato intervistato da giornalisti seri, si sarebbero confrontati con lui su settori e linee di investimento, anche in riferimento al contesto internazionale. Gli avrebbero parlato delle implicazioni economiche dell’Intelligenza Artificiale, di come sta evolvendo il Made in Italy e lo stesso concetto di “made in”, delle nuove frontiere dell’Innovazione (per esempio la space economy) della robotica e dell’automazione. Invece è stato intervistato da Gruber e Giannini.