di
Andrea Laffranchi
Il rapper italo-tunisino in gara al Festval con «Tu mi piaci tanto»
Attenzione co-conduttori… L’accento va sulla a, Sàyf quindi. «In realtà sarebbe da pronunciare con la e o meglio ancora una specie di ae, ma non essendo un nome italiano è giusto che la pronuncia venga italianizzata». Non è nemmeno il vero nome: Sayf, in gara fra i Big di Sanremo dopo essere stato il nome più fresco dell’urban di questi ultimi mesi, è Adam Viacava. «L’ho scelto perché è il nome che mi avrebbe voluto dare mamma se non avessero scelto Adam. Fare musica è un modo di esporsi e all’inizio mi vergognavo un po’, non cercavo tutta questa attenzione», ricorda il 26enne genovese.
Il brano in gara
«Tu mi piaci tanto», la sua canzone sanremese, mischia un ritornello pronto per andare virale mentre nelle barre c’è un gusto di analisi sociale. «Possiamo dare due letture a questo. La prima è che ho voluto ironizzare per camuffare l’entità del pezzo. La seconda è che il ritornello invece è un contrappeso naturale che invita a concentrarsi sulle piccole cose. Tutta la società va verso l’individualismo, non ho la presunzione di essere un riferimento, ma spero che le mie canzoni facciano nascere degli spunti di ragionamento».
Le origini: «Sono genovese piano e tunisino pieno»
Nelle barre di Sayf ci sono istantanee della storia sociopolitica — le alluvioni e i politici che se la spassano, una società avida che vive di prevaricazioni — con un omaggio a Tenco e uno a Cannavaro… «Il filo conduttore sono io, la mia prospettiva. Cannavaro ai mondiali è un ricordo vivido, il riferimento alla fine di Tenco è amara ironia sulla paura di essere o non essere capito. Ci sono poi cose che ho vissuto, a 13 anni sono stato a spalare il fango dei comuni alluvionati, e altre che ho appreso ricostruendo la storia della Prima Repubblica».
C’è anche un riferimento senza farne il nome, al discorso della discesa in campo di Silvio Berlusconi: «Lo cito sarcasticamente e mi sembra forte che uno con origini tunisine come me dica “L’Italia è il Paese che amo”. La amo veramente». La famiglia di papà è «italiana dal 1300», mamma invece è tunisina. «Sono genovese pieno e anche tunisino pieno. Posso rappresentare quelli come me, come Ghali fece per me nel 2015 con i suoi primi brani. Vederlo arrivare a Sanremo mi ha emozionato. Non solo per le origini, ma per il gesto politico, come quello di Bad Bunny contro l’Ice ai Grammy». Levante ha annunciato che in caso di vittoria non andrà all’Eurovisioni per la presenza di Israele. «Condivido le posizioni di chi manifesta e si esprime per quella causa: sulla questione palestinese non si deve spegnere l’attenzione». La Rai pare intenzionata a chiedere un’adesione/rifiuto a ESC in via preventiva. «E perché? Prenderò la decisione solo se si renderà necessario».
Razzismo: «Con la mia faccia non ne ho subito»
Sayf mette le mani in pasta. Non solo metaforicamente . Raccontandosi prepara la focaccia di recco («A 16 anni è stato il mio primo lavoro»), ma non è per quello che si presenta senza orologioni e supercar: «Le palanche non le ho ancora fatte. E comunque prima ci sono da sistemare i genitori e le persone vicine».
I dread lasciano pensare un trascorso reggae. «Sono 12 anni che li porto. Il reggae è una delle prime cose cui mi sono legato musicalmente. Sebbene giamaicani, ho sentito in quei musicisti l’orgoglio africano e per la prima volta non mi sono vergognato di esserlo». Razzismo non ne ha subito. «Ho questa faccia», dice sottolineando i suoi lineamenti e colori. E sua mamma? «Ho visto più un suo senso di protezione: parlava solo in italiano, non ha mai ostentato la sua provenienza».
2 febbraio 2026 ( modifica il 2 febbraio 2026 | 19:36)
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