Luca Argentero cambia pelle. Dopo aver fatto innamorare più di una generazionene indossando i rassicuranti panni di Doc, l’attore torinese fa un’incursione su Netflix con la serie ‘Motorvalley‘, dove interpreta il ruolo di un motociclista spericolato in cerca di riscatto. «Ma non è un modo per liberarmi del camice: io non mi devo liberare di nulla» precisa Argentero, che in queste settimane è impeganto proprio sul set della quarta stagione della fiction medical di Rai1.
«Doc ha un grande pregio: mi ha fatto entrare nel cuore delle persone e mi ha donato il loro affetto, garantendomi un filo diretto con il pubblico. E se faccio il mio lavoro è anche per questo: portare le persone in altri canali, anche a teatro. Spero che tutto questo non finisca mai e che le persone si ricordino di Doc con la mia faccia» continua l’attore, che dal 10 febbraio si presenterà al suo pubblico in tutt’altra veste.
Un nuovo pilota
«Ho preso qualche chilo» e studiato il dialetto romagnolo, confessa Argentero, per interpretare il ruolo di Arturo, un ex motociclista «rotto dentro» che ha subito un grave incidente e che torna in pista per allenare Blu (Caterina Forza) pilota giovane e spericolata. Aiuterà anche Elena (Giulia Michelini) proprietaria di una famosa scuderia a riconquistare un ruolo nell’impresa di famiglia, ora nelle mani del fratello.
La serie in 6 episodi, creata e prodotta da Matteo Rovere, ricorda il film ‘Veloce come il vento‘ con Stefano Accorsi e Matilda De Angelis. «A quasi dieci anni dall’uscita, quel film mi è rimasto nella pelle, ma ‘Motorvalley’ è un’altra cosa», puntualizza il regista. «Non vedo punti di contatto con quel film» dice invece Argentero «Io sono fan di ‘Veloce come il vento’, ma il personaggio è diverso. Inoltre qui non c’è la parte della tossicodipendenza che caratterizzava il personaggio di Accorsi, che ha perso molti chili per quel ruolo».
Competitività
Argentero dice di essere «la persona meno competitiva sul lavoro che esista. Lo sono nello sport perché sono un grande agonista e non voglio perdere a tennis o a qualsiasi cosa a cui io giochi, ma sul lavoro direi che la competizione non la sento e non la vivo». Gli fa eco la collega Michelini: «Non vivo grande competizione perché poi ognuno ha una storia a sé, quindi basta guardarsi dentro per capire che non ha molto senso entrare in competizione sul lavoro, credo».
Mattero Rovere comunque non ha dubbi: «In Italia si può fare qualcosa di diverso, si possono raccontare storie nuove a cui non siamo abituati», dice il produttore e regista, che spera «nella seconda stagione».
Ultimo aggiornamento: lunedì 2 febbraio 2026, 15:54
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