di
Simone Innocenti
Simionato, 22 anni, in cella per l’agente pestato, era sconosciuto alla Digos. Gli insulti sui social. I genitori increduli: siamo brave persone, ci dispiace molto per quello che è successo
A sentire le risposte che danno gli abitanti di Montelaterone, frazione del comune di Arcidosso, provincia di Grosseto, si fa prima a dire quello che Angelo Simionato non faceva.
Del giovane di 22 anni — arrestato dalla Digos a Torino perché accusato di far parte del gruppo che ha aggredito l’agente di polizia Alessandro Calista, negli scontri avvenuti durante il corteo pro Askatasuna — gli abitanti del piccolo borgo sull’Amiata, dove Simionato risulta ancora avere la residenza, ricordano poco o niente, nemmeno se giocasse a pallone, andasse in bicicletta o in macchina, avesse relazioni sentimentali. Su una cosa però tutti concordano: «Angelo è un ragazzo riservato ed educato. Un tipo tranquillo che non ha mai fatto male a nessuno. Ma il paese a lui stava stretto».
E così — dopo le scuole elementari e medie ad Arcidosso — Simionato ha fatto le superiori a Grosseto. «Ma forse non le ha finite — dicono al bar del borgo —. Qualcuno qua oggi (ieri per chi legge, ndr) sosteneva che facesse le scuole serali».
Di fatto Simionato non viveva più in provincia di Grosseto ma abitava nella zona di Bologna, tornando solo d’estate nel paese dove faceva lavoretti saltuari: per la stagione estiva ad esempio aveva fatto il cameriere.
I genitori del ragazzo non sono toscani, sono venuti a vivere sull’Amiata una ventina di anni fa. In paese sono conosciuti: la madre, bolognese, è un’insegnante, il padre, geometra, arriva da Venezia. Entrambi sono attivisti e partecipano a manifestazioni per la pace. «Siamo brave persone. Ci dispiace molto per quello che è successo. Nostro figlio è un bravo ragazzo», avrebbero detto i genitori di Simionato, domenica scorsa davanti agli ingressi del carcere Lorusso e Cutugno di Torino, dove il figlio si trova dopo un arresto in differita.
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Il giovane non ha alcun precedente di polizia. Alla Digos non è conosciuto come militante antagonista. In passato sarebbe stata segnalata la sua presenza a un rave party.
Sui social, invece, la sua presenza è durata fino a ieri mattina. Poi — non appena il nome è stato diffuso — il suo profilo Facebook è sparito. Prima erano partiti gli insulti di molti utenti: «Infame», «Scarto della società», «Vigliacco, in galera a vita»: questi alcuni commenti comparsi sul suo profilo. «Vergognati, non sei nemmeno di Torino. È giusto manifestare, ma non così. Quanto è accaduto è violenza gratuita. Ma ti rendi conto che facciamo la guerra tra poveri, testa di c…o? Hai 22 anni, hai ancora i denti da latte».
Nessun commento pubblico è comparso invece sui profili social dei genitori di Simionato e neppure su quello del fratello e della sorella. Nessun accenno su quanto sta accadendo si trova per ora sul gruppo Facebook «Sei di Montelaterone se…», che è — di fatto — la pagina social del piccolo paese dell’Amiata.
Dice Stefania Cassani, presidentessa della cooperativa «Il Borgo»: «Angelo è un ragazzo cresciuto nel paese, strade e volti che non cambiano spesso: vivere nella comunità significa condividere e crescere in un contesto complesso ma solidale. Un ragazzo che non si vedeva molto in giro. Ha vissuto per anni in un contesto di una famiglia impegnata in attività culturali e sociali del paese, è stato educato all’incontro».
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3 febbraio 2026 ( modifica il 3 febbraio 2026 | 08:05)
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