Nessuna misura alternativa: per i tre uomini arrestati per gli scontri del 31 gennaio a Torino, durante il corteo contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, la procura guidata da Giovanni Bombardieri ha chiesto la custodia cautelare in carcere. Intanto, le altre 24 persone denunciate restano a piede libero, indagate a vario titolo per violazione del provvedimento del questore, porto di oggetti atti a offendere, resistenza e travisamento. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Emilio Gatti e dalla sostituta Chiara Molinari, che valuteranno se ipotizzare anche il reato di devastazione, al momento non contestato, sulla base di ciò che emergerà dalle indagini.

Le udienze di convalida

Ieri, 2 febbraio, al penitenziario Lorusso e Cutugno di Torino, gli arrestati sono comparsi davanti al giudice per le indagini preliminari per l’udienza di convalida. Li difendono gli avvocati Stefano Coppo, Gianluca Vitale ed Elisabetta Montanari. La decisione sull’eventuale misura cautelare dovrebbe arrivare nelle prossime ore, anche sulla base delle dichiarazioni che hanno reso.

Due degli indagati portati in carcere, torinesi di 31 e 35 anni, sono accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Entrambi, hanno negato le accuse. “Io sono non violento – ha raccontato uno di loro, venditore di dolciumi, che alla manifestazione non era travisato e non indossava indumenti neri – Non ho fatto del male a nessuno. Non so come mi sono trovato in mezzo agli scontri. Quando ho scoperto che un poliziotto è stato preso a martellate, sono inorridito”. 

Si riferiva all’aggressione all’agente Alessandro Calista a cui ha partecipato il terzo arrestato, che si chiama Angelo Simionato e ha 22 anni. Oltre alla resistenza, a lui vengono contestate lesioni a pubblico ufficiale e rapina in concorso. Non sarebbe stato lui a colpire direttamente il poliziotto, ma era a pochi passi da chi lo ha aggredito e sembra aver sostenuto attivamente gli aggressori. La scena è stata ripresa da un cronista di TorinoOggi. 

Da Askatasuna, gli attivisti hanno espresso solidarietà alle persone portate in carcere e rilanciato: “Non è più tempo di equilibrismi. Chi ha manifestato ha fatto una proposta politica al paese e indicato la strada per rafforzare l’opposizione sociale all’attuale governo. Guardiamo al futuro con ottimismo e consapevolezza”. 

L’identikit dei denunciati 

I nomi di tutti i manifestanti identificati durante e dopo gli scontri sono elencati nelle pagine dell’informativa che, ieri, la Digos di Torino ha inviato alla procura. A quanto risulta, tra i denunciati, non ci sono i presunti leader del centro sociale Askatasuna. Il più giovane è un ragazzo del 2007, il più grande un uomo nato nel 1979. Sono in prevalenza uomini. Alcuni abitano a Torino e dintorni, altri erano arrivati in città da altre regioni d’Italia e dall’estero. 

L’invito di Giorgia Meloni 

Domenica, era stata la premier Giorgia Meloni a sollecitare la magistratura a indagare i responsabili dell’aggressione a Calista per il reato di tentato omicidio. La sua era una dichiarazione dai toni molto diretti e inusuali, visto che è compito delle autorità giudiziarie e non dei politici formulare ipotesi di accusa. Probabilmente, va letta anche alla luce della campagna elettorale in corso sul referendum per la separazione delle carriere dei magistrati, previsto a marzo. 

Per commettere il reato di tentato omicidio, secondo il codice penale, bisogna compiere “atti idonei, diretti in modo non equivoco, a commettere un delitto”. Gli inquirenti, sulla base dei primi riscontri investigativi, al momento non ipotizzano questo reato. La persona che ha scagliato le martellate contro Calista e i suoi complici suoi e di Simionato non sono stati individuati, anche perché hanno agito incappucciati e irriconoscibili per gli indumenti indossati, tutti di colore nero. 

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