di
Simone Canettieri
L’obiettivo delle norme nel Cdm di domani. Le verifiche sulla «costituzionalità»
«Serve dare un segnale, serve darlo subito». Giorgia Meloni apre la riunione politica allargata ai vertici di carabinieri, polizia e Guardia di finanza con in animo l’idea che occorra imprimere una «svolta» sulla sicurezza. Per la presidente del Consiglio è arrivata «l’ora del basta».
Non solo. Nei piani della premier c’è un’agenda precisa: portare già domani in Consiglio dei ministri entrambe le «gambe» del pacchetto. Travasando dal disegno di legge (40 articoli) al decreto (25) soprattutto tre norme: lo stop alla vendita dei coltelli ai minorenni, il fermo preventivo di 12 ore per i manifestanti con precedenti per devastazioni e danni contro il patrimonio, lo scudo penale per gli agenti.
Allo stesso tempo Meloni durante il vertice racconta di aver parlato con la leader del Partito democratico Elly Schlein affinché «tutta l’opposizione in Parlamento condivida con la maggioranza la condanna dei fatti di Torino, schierandosi a favore degli agenti aggrediti». Questa è una partita politica che corre su un binario parallelo.
Il grosso della faccenda resta però a Palazzo Chigi, dove tra le enunciazioni di principio e la scrittura delle norme da licenziare in Cdm fra meno di 48 ore c’è in mezzo il dialogo con il Quirinale. Considerato, da fonti di centrodestra, il passaggio «più delicato» di tutto questo dossier. La linea del Colle, almeno quella ufficiale, è di aspettare il provvedimento. Tuttavia c’è «grande attenzione» da parte del presidente Sergio Mattarella. Il quale attende il testo definitivo prima di esprimersi ed eventualmente suggerire correttivi.
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D’altronde c’è una solidità costituzionale dei provvedimenti che va rispettata per evitare brutte sorprese: ecco perché dopo la riunione politica allargata ce ne sarà un’altra solo tecnica con gli uffici del governo, della Giustizia e dell’Interno. È affidata ai dirigenti dei Gabinetti e dei dipartimenti legislativi, chiamati a blindare gli articoli del decreto. I lavori sono in corso, i nodi da sciogliere non mancano.
Per esempio, sul fermo preventivo di 12 ore per i manifestanti con trascorsi facinorosi, il governo prende in considerazione l’obbligo da parte della polizia di comunicarlo all’autorità giudiziaria. Forse senza nemmeno chiamarlo fermo, ma semplicemente «accertamento».
Ancora: sullo scudo penale per le forze dell’ordine si ribadisce che non si tratta di impunità, ma di una «non automatica iscrizione nel registro degli indagati in presenza di cause di giustificazione». Come nel caso di chi si difende da un’aggressione. Una domanda retorica piomba sul vertice politico: «Cosa sarebbe accaduto se il poliziotto di Torino circondato da dieci persone armate di martello avesse sparato a un manifestante? A rimetterci sarebbe stato lui». Tra le idee passate al setaccio c’è la possibilità di estendere lo scudo penale anche a tutti i cittadini che si trovano a opporsi a una situazione di reale pericolo. Su queste tre norme — coltelli, fermo e scudo — tutta la maggioranza è d’accordo. Certo, esistono sfumature di realismo, vista anche l’interlocuzione obbligata con il Quirinale.
Come racconta Maurizio Gasparri di Forza Italia, presente «in rinforzo» di Antonio Tajani collegato da remoto, l’importante è che «siano approfonditi tutti i punti più significativi, affinché siano a prova di ricorso».
La riunione finisce con posizioni discordanti fra Lega e FI sulla cauzione da depositare in vista delle manifestazioni. Per il partito di Tajani «non è applicabile», per quello di Salvini sì: «A me è successo di averla depositata in passato». Questo argomento sarà lanciato dal vicepremier del Carroccio anche durante il Consiglio federale di oggi. Un’occasione per spingere sul rafforzamento della dotazione dei taser (la pistola elettrica) nelle città che ne sono prive, per richiedere al ministro della Difesa Guido Crosetto l’incremento dell’operazione «Strade sicure» (dagli attuali 6.100 militari a 10 mila), più gli sgomberi rafforzati anche per le seconde case. Il governo cerca di capire quali siano le norme «decretabili» secondo i principi di necessità e urgenza, come prevede la Costituzione. Perciò non è escluso che su scudo penale e fermo preventivo siano già in corso le interlocuzioni tra il sottosegretario Alfredo Mantovano e il Quirinale. Colloqui impossibili da confermare.
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3 febbraio 2026 ( modifica il 3 febbraio 2026 | 08:05)
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