di
Alice Scaglioni

Dalle origini a Vega Baja alla storica vittoria come Miglior Album ai Grammy: Benito Antonio Martínez Ocasio – in arte Bad Bunny – è il primo artista latino a conquistare il premio più ambito cantando solo in spagnolo. Tra impegno politico contro l’ICE e «operazione nostalgia», ecco come è diventato la voce di una generazione che non vuole più nascondersi

Lo scorso anno è stato l’artista più ascoltato su Spotify nel mondo e il suo album Debí Tirar Más Fotos – che ha appena vinto il premio di Miglior album ai Grammy Award, primo artista latino ad aggiudicarsi la statuetta più ambita nei 68 anni di storia della manifestazione – il più riprodotto sulla piattaforma musicale. Eppure il trionfo di Bad Bunny ai premi della musica è stato al tempo stesso meritato e sorprendente. E il motivo si è capito fin dalle prime parole del suo discorso di ringraziamento dopo l’annuncio della vittoria. «Prima di ringraziare Dio, dirò una cosa: fuori l’ICE. Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni. Siamo esseri umani e siamo americani». Un messaggio politico, umano, senza usare mezzi termini, in un momento molto delicato nella politica interna americana, il cui equilibrio è stato messo in discussione dalla condotta dell’ICE e dalle proteste di migliaia di statunitensi contro l’agenzia federale Usa che si occupa di far applicare le leggi sull’immigrazione.

Ma non è solo il messaggio di Bad Bunny a essere politico: lo è tutto l’album che è stato premiato dagli ascoltatori e dai Grammy, una lettera d’amore alla sua Porto Rico che parla di emigrati, di nostalgia per la casa e gli affetti che si devono lasciare quando l’unico modo per inseguire i propri desideri è partire. Bad Bunny in questi ultimi tempi è diventato un artista politico, perché non ha esitato a esprimere il suo pensiero in un’America sempre meno aperta e accogliente. E viene percepito come tale. Quando ha annunciato il suo tour – che ha registrato il sold out nelle date annunciate, con oltre 2,6 milioni di biglietti venduti – ha spiegato di aver scelto di non esibirsi negli Stati Uniti per il timore che l’ICE potesse fare retate fuori dai suoi concerti, arrestando e mettendo a rischio i suoi tanti fan latini. Per questo ha preferito una residency di ben 30 date a San Juan, capitale di Porto Rico. Quando è stato svelato che sarà Bad Bunny a esibirsi durante l’Halftime show del Super Bowl, in programma domenica 8 febbraio, l’universo Maga è andato su tutte le furie, arrivando persino a invitare al boicottaggio dell’evento. E infine, forse la cosa più importante di tutte: Bad Bunny canta solo in spagnolo. Lo fa nei suoi album, nelle sue esibizioni, lo farà anche sul palco durante il Super Bowl, segnando una cesura con tutti gli artisti latini che lo hanno preceduto. Negli anni molti di loro infatti hanno dovuto scegliere l’inglese come lingua per raggiungere un’audience mondiale (come Enrique Iglesias), mentre altri hanno rivendicato la loro americanità. Bad Bunny è portoricano e vuole che si sappia, parla in spagnolo anche quando ritira i premi e, soprattutto, non sente la necessità di cambiare la propria lingua per esprimere la propria arte.




















































Chi è Bad Bunny

Ma com’è nato questo fenomeno della musica mondiale? E come un ragazzo di Porto Rico è diventato l’artista più ascoltato globalmente, dimostrando che la lingua non è più una barriera per il successo mainstream, ma un ponte verso un pubblico vasto e alla ricerca di autenticità? Nato il 10 marzo 1994, a Vega Baja, cittadina vicino alla capitale San Juan, Benito Antonio Martínez Ocasio – questo è il vero nome di Bad Bunny – sognava di fare musica fin da adolescente. Il papà lavorava come camionista, la madre è un’insegnante in pensione. Inizia a scrivere i primi brani all’età di 14 anni e poi a pubblicarli, nel 2013, tramite Soundcloud. Il successo arriva con la maggiore età. Nel 2015 firma un contratto con l’etichetta Hear this Music. Il suo primo singolo prodotto, Soy Peor, funziona e Bad Bunny diventa famoso. Seguono quindi le collaborazioni con Will Smith e Marc Anthony e poi con Jennifer Lopez. Il terzo disco, El último tour del mundo, ne decreta l’ascesa tra gli artisti più amati e ascoltati al mondo: l’album vince un Grammy Award e un Latin Grammy come miglior album urban. Nel 2022, due anni dopo, pubblica Un Verano Sin Ti che esordisce direttamente al primo posto della Billboard 200 e si aggiudica cinque dischi di platino. Il 2025 è l’anno della consacrazione: il suo album è il più ascoltato per tutto l’anno, i biglietti per il suo tour vengono polverizzati in poche ore, e viene scelto come artista per l’Halftime show del Super Bowl. Il 2026 inizia con un altro record: primo artista latino a vincere Miglior album ai Grammy Award. Bad Bunny ha avuto anche una parentesi come wrestler: si è esibito sul ring tra il 2021 e il 2023, tanto da essere considerato il miglior non-professionista mai salito sul ring WWE per dedizione e tecnica.

L’album «Debí Tirar Más Fotos»

La sua immagine è quella del rapper all’americana: successo, bellissime donne, macchine di lusso, partecipazioni a eventi mondani come il Met Gala. Con Debí Tirar Más Fotos però è uscito dai luoghi comuni del genere e racconta una storia che è la sua – quella di un portoricano che lascia il suo Paese e trova fortuna altrove -, ma parla allo stesso tempo a milioni di persone. Debí Tirar Más Fotos canta infatti la nostalgia di chi emigra da un Paese, lascia la propria casa e i propri affetti – in cui tutti possono riconoscersi in qualche parte e in qualche forma. Una narrazione che si sublima nel singolo Dtmf, che dà il titolo all’album.

Debí tirar más fotos de cuando te tuve
Debí darte más beso’ y abrazo’ las vece’ que pude
Ey, ojalá que los mío’ nunca se muden
(traduzione: «Avrei dovuto fare più foto quando ti avevo /Avrei dovuto darti più baci e abbracci quando potevo /Ehi, spero che i miei non si trasferiscano mai»)

«Quando pensi a casa da lontano, cominci ad apprezzarla di più», ha detto Bad Bunny, che da anni vive fuori dalla sua Porto Rico. «Si tratta di un album molto speciale, il cui scopo era in parte quello di unire le generazioni in un modo diverso: avere nipoti che condividono la musica con i loro genitori e nonni e celebrare la loro cultura in un modo speciale» aveva spiegato in un’intervista a Billboard. Da qui la scelta di uscire in una data speciale per il suo Paese d’origine, anche a costo di rischiare una partenza in sordina: «Il 5 gennaio era una domenica, il giorno perfetto, ed era anche la vigilia del giorno dei Re Magi, una data in cui, almeno a Porto Rico, la famiglia si riunisce. Questo era lo scopo. Voglio essere chiaro: conosco il settore e so che pubblicare un album di domenica significa perdere quasi tre giorni di streaming e che questo influisce sulla mia posizione in classifica. Ma questo non mi ha mai preoccupato. Il mio obiettivo non era competere con nessuno. Volevo portare un album con l’essenza di Porto Rico che avrebbe unito le generazioni, risvegliato l’amore per il paese e la cultura e che sarebbe piaciuto alla gente».

Con il suo ultimo album Bad Bunny ha architettato una riuscitissima «operazione nostalgia», che ha decretato il successo del suo lavoro. L’artista infatti ha recuperato brani tradizionali dell’isola, legando il «vecchio» al «nuovo» per far riscoprire il patrimonio musicale portoricano anche alle nuove generazioni. Nelle 17 tracce del disco Benito canta la storia di chi deve abbandonare il proprio Paese, denunciando in salsa reggaeton (e non solo) la gentrificazione e il colonialismo che si intrecciano alla cultura del suo Paese, Porto Rico. E lo fa con testi capaci di parlare al pubblico di temi così complessi, eppure così universali come la nostalgia della famiglia, la malinconia di chi abbandona la casa in cui è cresciuto, il peso di dover lasciare chi ami per provare a costruirti la tua strada. Temi che sembrerebbero apparentemente in contrasto con il vento di insofferenza nei confronti dell’altro che imperversa in una parte degli Stati Uniti, ma che invece forse sono una prova del cambiamento culturale in atto, con la riaffermazione con orgoglio delle proprie radici. Le nuove generazioni di latini non vogliono più nascondersi o rinnegare la propria cultura, ma la rivendicano con orgoglio. La musica e i testi di Bad Bunny sono uno spazio in cui milioni di persone possono riconoscersi e celebrare la propria identità senza limiti. E la sua esperienza porta anche un altro messaggio: la musica è un linguaggio universale, capace di abbattere qualsiasi barriera quando è autentica.

3 febbraio 2026