di
Giuliano Delli Paoli

Il rapper si racconta nel podcast «Passa al BSMT»: l’incontro con Pino Daniele, quello con Maradona, il rapporto con Sting, l’amore con Roberta, il ritorno a Nola e la rinascita: « Un cambio totale grazie alla meditazione»

«Con Sting abbiamo un ottimo rapporto, eravamo al cinema ed io
mangiavo le caramelle e lui le mangiava dal mio sacchetto». Lo racconta Clementino nell’intervista rilasciata a Gianluca Gazzoli per il podcast «Passa al BSMT». Il rapper napoletano ha ripercorso con aneddoti e confidenze gran parte della sua carriera, passando da ricordi decisamente scherzosi ad altri tutt’altro che facili: «Il rap mi ha salvato tanto, perché potevo avere un brutto finale», dice Clementino mentre racconta la sua battaglia contro la dipendenza da cocaina. Il musicista ha svelato ai microfoni di Gazzoli di vivere un momento di grande serenità e di aver ampiamente superato i problemi del passato, grazie soprattutto al suo ritorno a casa, nella sua città, Nola, che l’artista chiama simpaticamente Nola York: «Vivo a casa perché dopo tre anni a Roma, cinque a Milano, dopo tanti concerti che si fanno in estate, sembra che non torni mai a casa con quelle valigie. Invece, tornando a Nola, ora torno a casa nel vero senso della parola». 

Clementino si è poi soffermato sugli inizi da animatore nei villaggi turistici del Mezzogiorno, dalla Sicilia alla Calabria, svelando dettagli e curiosità anche recenti: «Ero in un autogrill e mi hanno fermato dei ragazzi che stavano andando a un raduno di tutti gli animatori che fanno ogni anno a fine stagione e mi hanno ringraziato per la puntata con Angelo Pintus, perché anche lui ha raccontato del suo periodo da animatore. Poi la parola animatore parte con anima, ossia è qualcosa che ti prende l’anima e te la fa divertire. E’ stato così che ho imparato la comunicazione con le persone e la presenza scenica».



















































E ancora: «C’ho Maradona che mi pubblicizza il disco», dice divertito Clementino ricordando un suo incontro con il Pibe de Oro. Soffermandosi poi su Pino Daniele, ricorda: «Quando l’ho visto la prima volta ho pensato ma veramente è lui? Mi dispiace di averlo goduto per pochi anni, ma quei tre – quattro anni sono stati intensi, mi ha invitato diverse volte nel suo studio a Roma, mi ha fatto suonare a Napoli con lui». 

Poi torna sui momenti difficili affrontati: «Mi rifugiavo nella dipendenza dalla cocaina ed è stata brutta, è stata tosta. Ho fatto la comunità due volte per cocaina, poi sono andato dallo psicologo, poi hanno cercato di darmi psicofarmaci, ma poi ho rifiutato subito. […] La musica mi ha salvato la vita. Io devo tanto all’hip hop perché ho sempre professato la cultura hip hop». E ancora: «Forse non stavo bene e quindi non capivo l’importanza di un evento importante. Dicevo, caspita, sei a fare questa cosa perché stai male? […] Ho sudato, perché ho sofferto, ho pianto, ho fatto stare male chi mi era vicino. Ma adesso ho azzerato tutto, quindi ora mi devono dare tutto quello che mi spetta, tutto. E allora voglio lavorare in Tv, voglio fare i dischi rap, ne voglio fare altri trecento».  

Ricordi tanto importanti quanto complicati per un rapper che non le manda mai a dire, in particolare verso sé stesso. Un musicista rinato grazie alla meditazione, la pratica che ha liberato Clementino da un tunnel pericolosissimo: «Sono felicemente fidanzato con Roberta da sette mesi. Sto benissimo. […]. Ho avuto però un cambio totale grazie alla meditazione. Non voglio venire qui a piangermi addosso perché comunque è successo, ho fatto la vita da rockstar, un giorno scriverò un libro sulla mia vita, quindi proprio rap star a tutti gli effetti per quanto riguarda le trasgressioni, le nottate, dove veramente è successo di tutto. Poi da un momento all’altro mi sono rifugiato nella meditazione perché ho scoperto leggendo alcuni libri che ti cambiava all’interno in senso positivo». 

L’emozione è poi sopraggiunta nel momento in cui il rapper ha ricordato il Festival di Sanremo, al quale Clementino ha partecipato due volte nella sua carriera, per l’esattezza quando nel 2016 cantò all’Ariston “Don Raffaè” di Fabrizio De André: «Ci fu una standing ovation all’Ariston con mamma e papà presenti. Non era tanto il fatto della standing ovation in sé, ad emozionarmi era il fatto di avere l’applauso con mamma e papà».


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3 febbraio 2026 ( modifica il 3 febbraio 2026 | 15:39)