Insieme alla forza del cast e a un buon livello di scrittura – dietro ci sono Cristiana Farina e Maurizio Careddu, gli stessi delle prime stagioni di Mare Fuori – La preside è riuscita sorprendentemente a fare un passo in più: costruire una protagonista imperfetta e, sul finale, mostrare che non sempre i buoni sono quelli che credevamo.

Aver dato tridimensionalità al personaggio interpretato da Luisa Ranieri, scegliendo di non raccontarlo come una martire senza peccato ma come una donna capace di sbagliare anche con i propri figli, è stato fondamentale per credere fino in fondo alle sue intenzioni e alla sua natura. Se fosse stata perfetta, senza sbavature e tutta virtù, avremmo probabilmente faticato a prenderla sul serio: le eroine purissime non abitano solo le favole, ma alla lunga risultano anche un po’ noiose.

Quel finale di La preside che non ti aspetti da una serie Rai

Il vero punto di svolta del finale di La preside, trasmesso su Rai1, è stato però un altro: la scelta coraggiosa di mostrare un lato più oscuro di alcuni membri delle forze dell’ordine, sovvertendo la classica narrativa dei buoni e dei cattivi e suggerendo che, spesso, le apparenze tradiscono.

È anche grazie a questo scarto che La preside ha acquisito una credibilità nuova, fondata sull’imprevedibilità e sulla capacità di spiazzare lo spettatore. Non è così frequente imbattersi in prodotti targati Rai capaci di sorprendere fino in fondo ed è forse anche per questo che, a fronte degli ottimi ascolti, speriamo davvero in una seconda stagione. Anche solo per capire se verrà approfondita la storia della bidella pendolare e che fine faranno Nicola e Lucia – interpretati dai bravissimi Francesco Zenga e Ludovica Nasti – ormai protagonisti di uno spin-off non dichiarato di Romeo e Giulietta a Caivano.