di
Lorenzo Cremonesi

Nuovi colloqui Mosca-Kiev ad Abu Dhabi (presenti anche gli Usa). Pioggia di missili sull’Ucraina durante la visita di Rutte

KIEV – Riprendono in grande stile i bombardamenti russi sulle città ucraine e in particolare sulle sue infrastrutture energetiche nel pieno di un’ondata di freddo eccezionale, con temperature che sfiorano a tratti i -25°. 

L’altra notte Mosca ha tirato oltre 450 droni e 71 missili soprattutto contro la capitale, ma anche su Kharkiv, Dnipro e Zaporizhzhia. I morti sono almeno 5, tra loro due diciottenni uccisi ieri sera a Zaporizhzhia in mezzo alla strada da un drone.



















































Nella capitale ieri era in visita il segretario della Nato, Mark Rutte, che al parlamento ha sottolineato che Vladimir Putin «ha fatto male i calcoli». Lanciando l’invasione nel 2022 «non credeva che gli ucraini potessero resistere tanto a lungo» e che gli alleati potessero continuare a sostenerli.

Volodymyr Zelensky accusa il presidente russo di avere «infranto» la tregua promessa a Donald Trump la settimana scorsa. In realtà, da Mosca avevano già annunciato che la scelta di risparmiare dagli attacchi le infrastrutture energetiche della capitale sarebbe durata soltanto sino a domenica. «I russi hanno approfittato della tregua per accumulare nuovi missili e attaccare nel pieno del freddo, come possiamo credere che Putin voglia la pace?», ha denunciato Zelensky. 

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha fatto sapere che sarà a Kiev il 24 febbraio per sottolineare il sostegno della Ue in concomitanza con l’anniversario del quarto anno di guerra e l’inizio del quinto.

Le garanzie di sicurezza

Nel frattempo il governo ucraino e il fronte alleato si sono accordati per essere pronti a una «risposta militare coordinata» nel caso la Russia violasse gli accordi del cessate il fuoco, o addirittura invadesse di nuovo su larga scala il territorio ucraino.  

In prima linea sarebbero la coalizione dei «volenterosi» tra gli europei assieme alle forze militari degli Stati Uniti, che sarebbero in grado di approntare azioni complesse a più livelli contro «ogni possibile violazione degli accordi di armistizio da parte della Russia».

Lo riporta il Financial Times citando «tre ufficiali» a conoscenza della materia e la notizia conferma le informazioni diffuse tra Washinton e Kiev nelle ultime settimane

La pretesa di Lavrov

Pochi giorni fa, mentre stava recandosi al summit di Davos, lo stesso Volodymyr Zelensky aveva pubblicamente dichiarato che i dossier sulle «garanzie di sicurezza» negoziati con gli americani in coordinamento con gli europei sono «ormai pronti».

Il tema sarà tra i nodi caldi dei colloqui trilaterali che riprendono oggi ad Abu Dhabi tra le delegazioni ucraina, russa e alla presenza dei mediatori americani. 

La questione è ben nota: Mosca esige, tra le altre cose, il totale ritiro ucraino dal Donbass, compreso quel circa 20 per cento di territorio ancora nelle mani delle forze armate ucraine. Zelensky si oppone e comunque prima da trattare su alcun tipo di compromesso chiede di avere la certezza che gli alleati siano pronti a difendere l’Ucraina nel caso la Russia torni a violare gli accordi

Tra gli europei «volenterosi», Francia, Germania e Gran Bretagna sarebbero pronte a mandare loro contingenti a monitorare la pace. In passato Trump aveva detto di essere disposto a fornire loro la copertura aerea Usa. Ma Putin replica di essere assolutamente contrario, tanto da considerare «un obbiettivo legittimo qualsiasi soldato straniero in Ucraina». Adesso il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov, incalza sostenendo che qualsiasi garanzia di sicurezza va concordata anche con la Russia.

Dettagli ancora generici

I dettagli del piano segnalati dal quotidiano britannico restano generici. Vi si afferma che nella prima fase, compresa nelle 24 ore dall’inizio delle eventuali violazioni russe, l’esercito ucraino potrebbe accompagnare la sua reazione armata con la messa in guardia delle diplomazie alleate. Se l’aggressione russa dovesse continuare, le forze armate dei «volenterosi» dovrebbero entrare in azione e a loro potrebbero affiancarsi gli eserciti norvegese, turco e islandese. E se poi, dopo 72 ore, l’offensiva russa dovesse proseguire, allora la reazione occidentale sarebbe massiccia con il pieno sostegno dalla macchina militare statunitense. 

Il piano è stato discusso a Parigi in dicembre tra leader ucraini, americani ed europei e poi il 3 gennaio a Kiev a livello di responsabili militari. Era stato Zelensky a chiedere personalmente a Trump che tipo di protezione militare avrebbe assicurato durante un loro incontro a Mar-a-Lago. Poi Londra e Parigi si erano dette disposte a inviare soldati ed equipaggiamenti, ma soltanto dopo la firma di un accordo di cessate il fuoco e in sostegno dei 20 punti del piano europeo. In quel contesto Trump aveva accennato a un possibile coinvolgimento aereo Usa per monitorare i 1.400 chilometri di confine difficile tra Ucraina, Russia e Bielorussia, sebbene precisasse che i caccia americani dovevano sempre fare capo alle basi Nato in Europa.

Il punto più debole

Gli ucraini ribadiscono che senza la certezza di queste garanzie di sicurezza non saranno pronti a fare alcun accordo di compromesso con Putin

Kiev teme il ripetersi da parte russa di violazione degli accordi come fu per quello di Budapest nel 1994 e le intese di Minsk seguite all’annessione russa della Crimea e all’inizio della guerriglia nel Donbass. nel 2014. 

Il punto più debole del nuovo progetto di garanzie di sicurezza è che dipende dal cessate il fuoco. E per ora la guerra continua come prima: molti dettagli fondamentali restano da chiarire. Trump aveva accettato l’idea italiana di estendere l’articolo 5 della Nato riguardante la difesa comune come se l’Ucraina fosse un «quasi» membro. Però i termini restano vaghi. Trump offre 15 anni di garanzie, Zelensky ne chiede cinquanta: il dibattito è aperto.

3 febbraio 2026 ( modifica il 3 febbraio 2026 | 22:17)