di
Valentina Baldisseri e Ilaria Sacchettoni
Gli esperti della Asl, dopo aver incontrato i bambini, reputano «indispensabile ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva» e parlano di «continuità dei legami familiari» per risolvere «i comportamenti di disagio» dei piccoli. I servizi sociali: «La madre è riluttante alle regole»
Il parere destinato a pesare nella lunga querelle tra i Trevallion e le istituzioni è stato depositato tre giorni fa. Dopo un incontro approfondito con i bimbi, l’equipe di psichiatri della Asl Lanciano Vasto Chieti scrive parole inequivocabili in favore del ricongiungimento della famiglia nel bosco: «Indispensabile — si legge nella relazione — favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari al fine di estinguere i comportamenti di disagio evidenziati dai bambini, nell’ottica di una necessaria condivisione con la famiglia degli obiettivi didattici e di adattamento alla collettività tra pari e di scelte per il benessere dei minori».
Si monitori pure, sostiene il team, ma intanto si facciano tornare i bimbi in famiglia per attenuarne i problemi. Un documento che potrebbe neutralizzare la nuova relazione dei servizi sociali che, dopo attento monitoraggio della situazione, ha confermato le perplessità nei confronti dei metodi genitoriali.
È stata la mamma a spiegare agli esperti della Asl regole e aspirazioni della famiglia neorurale di Palmoli, sottolineandone (con sgomento) le attuali difficoltà: «I bambini sono traumatizzati dal fatto di non poter dormire assieme ai genitori, si svegliano la notte con incubi non potendo contare sulla presenza dei genitori, come avveniva in precedenza a casa per la paura del buio. Abbiamo sempre voluto garantire loro una realtà di vita lontana dai problemi del mondo».
Catherine è stata poi ascoltata dal team riguardo al capitolo-istruzione che, come si ricorderà, era un aspetto decisivo per i giudici, preoccupati dalle lacune nell’apprendimento dei bimbi e dalla mancanza di relazioni sociali scaturite, a loro dire, da una rigida educazione parentale. Ebbene Catherine spiega: «Ci sono molte migliaia di persone che la pensano come noi. La nostra intenzione non è negare le opportunità didattiche ma iniziare il lavoro di apprendimento dopo aver fatto esperienze dirette nella natura. Le persone sono maggiormente predisposte ad apprendere se prima si crea un background di interesse in tal senso, il cervello cresce più lentamente ma si sviluppa maggiormente nel tempo. I bambini acquisiscono anche più voglia di imparare perché le punizioni e l’essere ripresi abbassano l’autostima».
Catherine si dice d’accordo a introdurre la figura dell’insegnante ma senza forzature: «Favorendo l’apprendimento su spontaneità del bambino — dice — si sviluppa la creatività». È il motivo per il quale, spiega, vengono usati puzzle con le lettere che veicolano i contenuti dell’alfabeto. Un metodo che incontra l’approvazione del team in definitiva. «I bambini — spiega l’equipe di esperti — presentano una sostanziale adeguatezza delle aree emotivo relazionali. L’interazione con i genitori (oggetto di approfondimenti disposti dai giudici, ndr) risulta valida e questi rappresentano per loro un valido riferimento emotivo. Nel complesso i bambini sono risultati sereni pur con episodi di aggressività, provocatorietà e diffidenza inevitabilmente legati alle vicissitudini occorse e alla circostanza valutativa».
Toccherà ora agli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas valorizzare il parere del team in sede giudiziaria smontando le conclusioni degli assistenti sociali. Nel loro documento si lamenterebbe l’«intransigenza» di Catherine Trevallion che viene descritta come «riluttante» a condividere regole differenti dalle proprie. E se il team di psichiatri della Asl si dice favorevole al ricongiungimento affettivo osserva anche, per fare un esempio, che lo sviluppo didattico si mostra «disomogeneo» con alcune «abilità» al di sotto della fascia a causa della «mancata scolarizzazione». La crescita dei piccoli Trevallion va ancora monitorata insomma.
Su tutta la questione interviene lo psichiatra e consulente di parte Tonino Cantelmi: «Per superare il disagio che questi bambini manifestano, è necessario ricostruire al più presto l’unità familiare. Tutti dovrebbero lavorare con il medesimo obiettivo».
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4 febbraio 2026
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