Il punto serale sulle notizie del giorno
Iscriviti e ricevi le notizie via email

All’età di 8 anni Chiara Muti ebbe la fortuna di poter assistere le prove della regia di Strehler de Le nozze di Figaro di Mozart con l’orchestra della Scala diretta da suo padre Riccardo Muti. «Fu un colpo di fulmine – ricorda a La Stampa a distanza di anni – che mi portò dalla passione per la musica a quella per il teatro a tutto tondo, quindi a iscrivermi alla scuola del Piccolo». Per Chiara, Strehler, da ex violinista, è stato «un direttore d’orchestra mancato». Poi lo descrive come persona: «Fantastica, anche se la sua asprezza non supererebbe il perbenismo attuale. Metteva le mani nella carne degli attori, ci recitava accanto per modellarci, si vestiva di nero come un’ombra che a un tratto ci entrava dentro. Lavorava sui personaggi, sui rapporti tra di loro, sugli sguardi e sui non detti. Del resto il lavoro del regista è tirar fuori ciò che si nasconde tra le righe,come il musicista cerca ciò che sta tra le note».

Il padre Riccardo e i fratelli

Da attirce a regista, anche di suo padre. «Mi ha chiamato lui per la Sancta Susanna e non pensavo di essere pronta, ma lui aveva capito che il mio lavoro poteva sfociare nella regia d’opera», confessa ancora a La Stampa.

Un padre che «mi ha sempre lasciato libera. I miei fratelli hanno studiato Architettura e Legge. Mi ha fatto innamorare indirettamente del teatro. Dopo Sancta Susanna abbiamo lavorato a Così fan tutte, Don Giovanni e Manon Lescaut. Sono contentissima di tornare a farlo con Macbeth. Riprenderemo anche Don Giovanni in Giappone».

Un padre che Chiara Muti descrive come «vero e umile. Può sembrare altezzoso, in realtà è solo esigente. Ancora oggi arriva preparatissimo. Se deve rifare Macbeth per l’ennesima volta lo ricomincia da zero approfondendo. Questo è il suo insegnamento».

Dove vive

Ha scelto di vivere in Francia. «Lì passo molto tempo in campagna ai piedi dei Pirenei. Mio marito pianista suona il piano nello studio, io leggo e ascolto opere in biblioteca e nostra figlia dal piano di sotto ci grida: “Devo fare i compiti”. Abbiamo dato anche dei nomi alle querce del bosco, la mia preferita si chiama Marie Antoinette. Mia figlia fa il liceo lì, studia, anche se ha spesso lo smartphone in mano. Un vero strumento demoniaco, non a caso usai tanti schermi nel mio Guillaume Tell alla Scala. La battaglia che tutti i genitori dovrebbero fare con i figli è meno smartphone e più libri».


© RIPRODUZIONE RISERVATA