di
Paolo Conti

Si cercano i disegni originali su cui si basa l’affresco nella chiesa romana di San Lorenzo in Lucina, in cui oggi uno degli angeli ha le sembianze della premier Meloni. Gli archivi sono numerosi, a causa dei tanti cambiamenti avvenuti nelle Soprintendenze

«Ricordo bene il contributo che mio marito ed io abbiamo dato per il restauro parziale della basilica di san Lorenzo in Lucina nel 2003. C’erano gli angeli ma non rammento com’era il loro volto, sono passati troppi anni…». Daniela Memmo risponde così quando le si chiede di ricostruire qualcosa sul contesto dell’ormai famosa cappella dedicata all’ex re d’Italia Umberto II, ultimo sovrano dei Savoia, nella basilica di san Lorenzo in Lucina al centro di mille polemiche per la Vittoria Alata ritratta sulla destra e che avrebbe il volto di Giorgia Meloni dopo il restauro del 2023.

La Soprintendenza statale speciale per Roma, diretta da Daniela Porro, sta continuando a cercare eventuali disegni originali del primo affresco del 2000. Gli archivi sono numerosi, a causa dei tanti cambiamenti avvenuti nelle Soprintendenze. Eventuali disegni verranno confrontati con il dipinto così come appare dopo l’intervento del 2023 da parte del pittore-restauratore-sacrestano Bruno Valentinetti, egli stesso autore del ciclo pittorico nel 2000.



















































«L’originale di sicuro non era così», ha affermato ieri il responsabile della comunicazione del Vicariato di Roma, padre Giulio Albanese: «Ancora non è assolutamente stata presa alcuna decisione perché deve essere adottata insieme tra la proprietà del Fec, il Fondo Edifici di Culto del ministero dell’Interno, proprietario dell’edificio, la Sovrintendenza e il Vicariato che ha la responsabilità del culto». Si tratta degli stessi interlocutori che dettero il via al restauro, ha concluso Albanese, con l’indicazione che fosse conforme all’originale «che era diverso dall’attuale aspetto». La posizione del cardinal vicario Baldo Reina era già stata espressa con chiarezza nella nota di sabato sera: «Nel rinnovare l’impegno della Diocesi di Roma per la custodia del patrimonio artistico e spirituale, si ribadisce con fermezza che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica e la preghiera personale e comunitaria».

Daniela Memmo, figlia dello scomparso Roberto Memmo, imprenditore e collezionista d’arte, proprietario del monumentale piano nobile di palazzo Ruspoli affrescato da Jacopo Zucchi, è la moglie del conte Antonio D’Amelio. Sulla destra della cappella all’ingresso c’è la lapide: «Daniela D’Amelio Memmo et Antonio D’Amelio restituerunt A.D. MMIII», ovvero restaurarono nel 2003. E adesso spiega: «Fu un omaggio al padre di mio marito, mio suocero Carlo, che fu ministro della Real Casa che teneva molto a quello spazio dedicato a Umberto II».

Per chi non segue le vicende monarchiche, un ministro della Real Casa tiene i contatti tra un sovrano e il resto del mondo. D’Amelio ricoprì quell’incarico nell’ultima parte della vita di Umberto II, dopo la morte di Falcone Lucifero, nel suo esilio. E restò al suo posto anche con Vittorio Emanuele di Savoia. Carlo D’Amelio, scomparso nel 1996 a 94 anni (fu anche avvocato di Guglielmo Marconi e Gentiluomo di Sua Santità) è sepolto nella basilica. Conferma Antonio D’Amelio, marito di Daniela Memmo D’Amelio e figlio di Carlo: «Nel 2003 l’attuale volto non c’era, l’ha aggiunto il restauratore di sua iniziativa. Noi donammo una cifra per l’impermeabilizzazione della cappella nel 2003, del più recente restauro non sappiamo nulla».

Nel cognome D’Amelio c’è dunque la chiave della presenza del monumento a Umberto II a san Lorenzo in Lucina, voluto nel 1985 da monsignor Pietro Pintus, ai tempi parroco, di nota fede monarchica. Sotto al busto anche la scritta del figlio Vittorio Emanuele che si augurava, in quel 1985, «la traslazione della venerata salma al Pantheon». Spiega infine Antonio D’Amelio: «La cappella nasce con mio padre, ministro della Real Casa, che organizzò una cerimonia di suffragio di Umberto II e mise quel suo busto nella cappella».


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4 febbraio 2026