di
Vera Martinella
Il tema scelto punta a un approccio alla cura incentrato su ogni individuo e le sue esigenze. Le terapie personalizzate pesano molto, ma anche in prevenzione contano le scelte di ognuno di noi: 4 casi su 10 sono evitabili
Il cancro è più di una semplice diagnosi medica: è una questione profondamente personale. Dietro ogni diagnosi c’è una storia umana unica: dolore, sofferenza, guarigione, resilienza, amore e molto altro. E’ questo il tema scelto per la Giornata mondiale contro il cancro 2025-2027.
Lo slogan #UnitedByUnique (che tradotto in italiano potrebbe essere «Uniti dall’Unicità») pone le persone al centro dell’assistenza e le loro storie al centro della conversazione.
Non solo i numeri, che molto spesso vengono utilizzati per far comprendere quanto il cancro sia diffuso. Questa volta il World Cancer Day, promosso dalla Union for International Cancer Control e sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che si celebra ogni anno il 4 febbraio, punta sulle facce, sulle storia di vita, sui singoli. E sul fatto che un approccio alla cura del cancro incentrato sulla persona, che tenga pienamente conto delle esigenze specifiche di ogni individuo, con compassione ed empatia, porti ai migliori risultati in termini di salute.
I numeri, mondo e Italia
Sia ben chiaro, le cifre contano eccome. E sono proprio gli organizzatori della Giornata a ricordare quelli salienti: 10 milioni di persone muoiono di cancro ogni anno (più di HIV/AIDS, malaria e tubercolosi messe insieme). Ma una gran parte di questi decessi si potrebbe evitare perché oltre il 40% delle morti correlate al cancro è legato a fattori di rischio modificabili come fumo, consumo di alcol, cattiva alimentazione e inattività fisica. Non solo, quasi un terzo di tutti i decessi per cancro potrebbe essere prevenuto attraverso screening di routine, diagnosi precoce e terapie tempestive delle lesioni pre-cancerose o cancerose individuate agli esordi. Ma il 70% dei decessi per cancro si verifica nei paesi a basso e medio reddito, dove esami e trattamenti anticancro sono un lusso per pochi. Mentre i costi crescono in modo vertiginoso ovunque, tanto il costo globale stimato del cancro nei prossimi 30 anni è pari a 25 miliardi di dollari.
«In Italia nel 2025 sono stati stimati circa 390mila nuovi casi, una cifra molto vicina agli anni precedenti – dice Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) -. E cresce il numero dei connazionali che vivono dopo aver ricevuto una diagnosi di cancro (la sopravvivenza non è mai stata così elevata): sono quasi tre milioni e 700mila, ovvero ben il 6,2% della popolazione. Un milione dei quali può considerarsi completamente guarito. Ci sono poi due buone notizie: la prima, prosegue il trend positivo nel calo dei decessi (meno 9% negli ultimi 10 anni) per cui la sopravvivenza nel nostro Paese risulta migliore a quella media europea; la seconda, aumentano finalmente i cittadini che aderiscono agli screening per al diagnosi precoce».
Le persone: «Conta la biologia e pure la biografia»
Oltre i numeri, però, ci sono le persone. E ogni persona con tumore fa storia sé, è unica nella sua malattia e nel suo vissuto, ma l’unione dei pazienti oncologici (e l’alleanza con chi li cura) può contribuire a creare un mondo nel quale si guardi oltre la patologia per vedere la persona prima che il paziente.
«Oggi conosciamo il cancro meglio di quanto sia mai accaduto prima nella storia – commenta Paolo Tralongo, presidente del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO) -. Grazie agli investimenti in ricerca e innovazione, abbiamo assistito a straordinari progressi nella medicina, nella diagnostica e nella conoscenza scientifica. Più sappiamo, più progressi possiamo ottenere nel ridurre i fattori di rischio, aumentare la prevenzione e migliorare la diagnosi, il trattamento e la cura del cancro. In un contesto di cronicità e di guarigione è quanto mai opportuno strutturare un intervento che consideri da una parte le caratteristiche biomolecolari della malattia e dall’altra faccia riferimento anche ai bisogni della persona. Potremmo affermare che oggi, in oncologia, abbiamo bisogno della biologia ma anche della biografia».
Non è un caso che anche la ricerca scientifica sia andata in questa direzione negli ultimi anni. Tanto che molti studi hanno chiarito quanto possa essere utile personalizzare i percorsi di diagnosi precoce, con le tempistiche di visite ed esami stabilite in base anche al rischio oncologico personale e familiare di ciascuno di noi.
Terapie personalizzate
Allo stesso modo le ricerche vanno sempre più nella direzione di terapie personalizzate: l’oncologia di precisione è al centro di una rivoluzione cominciata nell’ultimo decennio e resta una delle grandi sfide che ci aspettano nel prossimo futuro. Cosa significa in concreto? «Quando si parla di target therapy o di farmaci a bersaglio molecolare si tratta di terapie innovative sempre più mirate sulla neoplasia del singolo paziente e sulle sue alterazioni genetiche, più efficaci e con meno effetti collaterali perché il farmaco somministrato colpisce soprattutto le cellule cancerose e meno quelle sane – risponde Di Maio, direttore dell’Oncologia medica 1 dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza ospedale Molinette di Torino -. Oggi, in un numero crescente di casi, la cura si basa sulle caratteristiche genetiche (mutazioni e alterazioni molecolari) presenti nella neoplasia del singolo paziente». L’attenzione degli specialisti non è più rivolta solo all’organo interessato dalla neoplasia (ad esempio colon, polmone, seno o altro) ma anche alle caratteristiche molecolari (o alterazioni del Dna), sempre più determinanti per scegliere la terapia maggiormente indicata e con probabilità di successo più elevate.
«Ma personalizzare significa anche guardare la persona, non solo il malato e il tumore – aggiunge il presidente Aiom -. Va garantita una presa in carico che tenga conto degli aspetti emozionali, psicologici e sociali, consapevoli del fatto che una visione a tutto tondo può migliorare anche l’esito delle terapie». Senza dimenticare che potrebbero derivarne vantaggi, anche economici, per l’intero sistema, messo sempre più alla prova dall’aumento del numero dei pazienti e dal costo crescente che ne deriva.
Ognuno può e deve fare la sua parte per non ammalarsi
Gli organizzatori del World Cancer Day, però, chiamano in causa i singoli individui anche in materia di prevenzione: dati alla mano, oltre il 40% dei decessi per cancro è legato a più di 44 fattori di rischio modificabili. Dunque si potrebbero in larga parte prevenire. «Ognuno può e deve fare la sua parte per limitare il rischio di ammalarsi – sottolinea Tralongo, direttore del dipartimento di oncologia dell’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa -. Ben un tumore su tre sarebbe evitabile solo seguendo i corretti stili di vita. Non fumare (o smettere con vantaggi concreti a ogni età), fare regolarmente attività fisica, seguire un’alimentazione equilibrata e non avere chili di troppo sono regole semplici, che hanno conseguenze tangibili per tenere lontano il rischio di cancro nelle persone sane e il pericolo di ricadute in chi si è già ammalato». Invece il 33% degli adulti nel nostro Paese è in sovrappeso e il 10% obeso, il 24% fuma e gli italiani sedentari sono in aumento costante da anni (inclusi bambini e ragazzi). Troppi connazionali, poi, non fanno gli esami di screening (gratuiti) per trovare neoplasie in stadio iniziale e non sfruttano i vaccini contro epatite B e Papillomavirus, che consentirebbero di non sviluppare alcuni tipi di cancro.
Aumentare di 5 euro il prezzo delle sigarette
«Considerato che 150mila casi di cancro ogni anno in Italia sono dovuti al fumo serve un impegno grande su questo fronte – conclude Francesco Perrone, presidente di Fondazione Aiom -. Sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sia l’esperienza di molti altri Paesi hanno dimostrato che è proprio con un costo alto dei pacchetti che si ottengono i risultati migliori: quanto più sale il prezzo delle sigarette, tanto più scende il numero dei tabagisti. Per questo insieme a Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi abbiamo deciso di unire le forze una raccolta firme (ne servono 50mila, siamo già arrivati a 18mila) per presentare al Parlamento la proposta di una legge d’iniziativa popolare per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, compresi quelli di nuova generazione (sigarette elettroniche e tabacco riscaldato)».
La campagna si chiama 5eurocontroilfumo.it, è la prima del genere mai realizzata in Italia, e tutti i cittadini maggiorenni possono firmare, andando sulla piattaforma del Ministero della Giustizia (basta cliccare qui) utilizzando lo SPID, la CIE (Carta di Identità Elettronica) o la CNS (Carta Nazionale dei Servizi).
4 febbraio 2026
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