di
Davide Stoppini

L’insofferenza del tecnico, le frizioni con Massara, il ruolo dei Friedkin: aria tesa a Trigoria

«Mettetevi d’accordo: volete una Roma da Champions o una Roma under 23?». La domanda che Gian Piero Gasperini ha posto ai giornalisti in quel di Udine una risposta ce l’ha. Tutte e due, l’una e l’altra: così la pensano i Friedkin. Perché non può essere altrimenti, per un club che deve uscire dal pressing del fair play finanziario della Uefa. E che dunque deve allo stesso tempo creare valore e inseguire i risultati del campo. E per risultati s’intende sì, la qualificazione Champions. Il giochino dell’obiettivo fissato è abbastanza comune nel mondo del calcio, un po’ tutti tendono a sfilarsi dal dichiarare il traguardo ambito così da evitare eventuali processi di fallimento a fine stagione. O da attribuirsi i meriti in caso di successo. Ma la verità è che la Roma oggi è una realtà spaccata in due, con un allenatore che viaggia ai suoi ritmi — anche nella comunicazione — ed è sintonizzato sulle sue frequenze, mentre c’è una società che su quelle frequenze ogni tanto si posiziona ma poi è costretta ad avere una visione più ampia.

Il rischio di veder sfumare l’obiettivo va messo in conto: oggi la Roma è fuori dalle prime quattro posizioni. Ma è il trend a preoccupare: già otto sconfitte in A, negli ultimi tre mesi la squadra ha fatto 15 punti in meno dell’Inter, 10 del Milan, 8 della Juventus e 3 del Napoli. E il ragionamento tiene dentro anche la partenza: la Roma 2024-25 è arrivata a 20’ dalla Champions, beffata solo in extremis dalla Juventus. In generale, con Ranieri in panchina la Roma della scorsa stagione ha messo insieme gli stessi punti di Napoli e Inter, 56 in 26 giornate. E non si può certo dire che da allora la rosa sia stata indebolita. Come a dire: è chiaro che l’obiettivo sia il quarto posto, cos’altro sennò? «E vorrà dire che se non si va in Champions sarà traguardo fallito, si cambia allenatore e fine delle trasmissioni», ha detto nervosamente Gasperini. Certo, all’allenatore è stato chiesto anche altro. Di lottare per il quarto posto ma pure di valorizzare i giovani, cosa che gli è riuscita alla perfezione all’Atalanta. E il messaggio era chiarissimo allo stesso Gasp, che durante il ritiro estivo così raccontò: «Lavorare con i giovani? Quando ho parlato la prima volta con la società, il progetto che mi fu esposto era proprio questo. A me ha dato tanto entusiasmo. È una dimensione diversa anche per la Roma. L’ho fatto da tante parti, se riuscissi a farlo bene anche qui sarebbe davvero straordinario».



















































E allora suonano strane le sottolineature ripetute sui giovani acquistati. Nello specifico Venturino e Robinio Vaz, il primo arrivato in prestito gratuito dal Genoa, il secondo un investimento da 25 milioni di euro (il cui peso a bilancio tra ammortamento e costo dell’ingaggio, è decisamente inferiore a quello che sarebbe stato anche solo il prestito di Nkunku), investimento di fronte a cui lo stesso Gasperini ha detto sì. Tra il tecnico e il direttore sportivo Massara le frizioni non mancano. Il primo rimprovera al dirigente la lentezza nell’esecuzione delle trattative e il fatto di aver impiegato due sessioni intere per prendere il famoso esterno sinistro che cercava dall’estate. Ora è arrivato Zaragoza, profilo — come Malen — gradito all’allenatore, che li ha promossi anche pubblicamente. Con grande sospiro di sollievo dentro Trigoria. Certo è che la proprietà è sempre andata oltre le tensioni, a differenza del passato quando a pagarne le conseguenza furono prima Mourinho e poi De Rossi. Ma è chiaro che la situazione prima o dopo sarà affrontata con decisione: non è pensabile che si ricominci il mercato della prossima estate ripartendo dalle attuali frizioni. Nel frattempo, la proprietà ha impegnato oltre 50 milioni in questo mercato di gennaio, tra cui i 27 per Malen. Un giocatore per l’oggi, non per il domani. E se i Friedkin l’hanno fatto, è perché sono convinti di poter lottare fino in fondo per la Champions, non certo per il sesto posto. È perché sono convinti, mercato alla mano, di aver accorciato — anche solo di un’incollatura — il gap con i club di vertice della serie A. Il riferimento non è certo l’Udinese, ecco, la squadra di cui Gasperini ha detto con orgoglio: «Hanno 11 punti meno di noi, ma dove sta scritto?». E pure qui potrebbero rispondere i Friedkin.

4 febbraio 2026 ( modifica il 4 febbraio 2026 | 07:22)